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vegetazione

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Clorofilla / Asfodeli: il fiore dei campi elisi

Aprile. Necropoli rupestre di Pantalica, alle spalle di Siracusa. Sfolgora di verde l’altopiano nel rigoglio di una primavera sontuosa. Le api iblee, dall’invidiabile pedigree letterario, bottinano senza sosta. Tutto, lungo i sentieri da capre che s’insinuano tra le antiche tombe scavate nelle pareti a strapiombo sull’Anapo, tutto è pieno di vita. Si avanza, nel silenzio di un panorama originario, frastornati dalla ricchezza e varietà delle essenze, dalla festa delle fogge e dei colori, dalla fragranza di fiori ed erbe. Un barocco vegetale esaltante quanto, se non maggiore, quello delle chiese e dei palazzi di Ortigia o Noto.  Nei prati sassosi anche gli asfodeli sono in fiore: nessun stupore al veder incedere a gran passi l’anima di Achille, piè veloce (Omero, Odissea, XI, 538-539). Inseparate, morte e vita hanno il loro emblema in questo fiore leggendario.  Paul Celan, che fiori e piante chiamava per nome, non conosceva l’asfodelo. Nel 1964 lo vede per la prima volta sui tumuli etruschi di Cerveteri, e scrive L’Eternità, poesia raccolta in Filamenti di sole:     L’eternità diventa vecchia: in Cerveteri gli asfodeli s’interrogano l’un l’altro fino a sbiancare...

Clorofilla / Sequoie sul tetto del mondo

Penso ai fortunati che al mattino spalancano le persiane e l’hanno a distanza di naso. E penso a lei – è al contempo maschio e femmina, quindi, meglio lei – che non riesce a sgranchirsi i rami, penso al deprimente spettacolo che vede dalla sua cima: una Brianza lecchese verde di colline un tempo, ora devastata da un’edilizia demente; dirimpetto, l’indigesto ossimoro delle squadrate ville a schiera di un rinomato architetto dalla mano infelice (almeno in questa occasione), arredate, si fa per dire, da una improbabile, bianchissima, neoclassica fontana, dono dell’homo œconomicus di questo territorio, che ora aspira a divenire re quirinalizio degli italiani. È una sequoia, un esemplare di Sequoiadendron giganteum: vent’anni fa un fulmine l’ha scapitozzata abbassandola di parecchi metri, ma fa ancora la sua figura nella corte, che le sta un po’ stretta, di Villa Cornaggia a Merate. O meglio, quella che fu Villa Cornaggia, anch’essa ridotta a un complesso residenziale lontano dagli antichi fasti ma, almeno, più affabile delle nuove abitazioni cubiformi che lo fronteggiano.     Fu piantata da Paolo Passoni, fattore della nobile famiglia Cornaggia-Medici, nel 1878 o giù di lì...

Paesaggi politici / Antropocene, Mediterraneo e giardini

Sembra che a Pantelleria, definita dai dépliant turistici “la perla nera del Mediterraneo”, si trovi una versione in miniatura del paradiso terrestre. Rispetto a Lampedusa, che gli onori della cronaca ci rimandano – tristemente – come un territorio dove è agevole sbarcare, Pantelleria ha costoni scoscesi lungo quasi tutto il suo perimetro. Nelle lunghe settimane battute dal vento, ai mercanti di ossidiana che la frequentavano da millenni sarà parsa inavvicinabile o, se già lì, impossibile da lasciare. Seneca, il primo dei suoi visitatori illustri, ne parlava come di “deserta loca et asperrima”, e ancora nel Settecento il geologo Donald de Dolomieu (prima di dare il suo nome alle Dolomiti alpine) dovette rinunciare ad approdarvi a causa delle alte onde che da troppo tempo la circondavano. Così, fu usata a lungo come luogo di confino per criminali o prigionieri politici; ed è stato necessario l’arrivo di Gabriel García Márquez, che se ne innamorò inserendola in diversi suoi racconti, per invertire la tendenza e fare di quest’isola vulcanica, arida e, appunto, ventosissima un luogo cool e anticonformista, frequentato da tossici in cerca di pace, nudisti scapestrati e variegati...

Sono apparse in mezzo ai viburni/ le farfalle crepuscolari. / Viburni d’inverno

Buona la neve, perfetta la neve. Così la canta Zanzotto nella Beltà (La perfezione della neve). Ma.  Persino il poeta si chiedeva «che sarà del giardino»? E, ancora, se stessero bene i pini «tutti uscenti dalla neve»: «i pini come stanno, stanno bene?» (Sì, ancora la neve). Qui in collina, la gran nevicata di metà dicembre, più che per i miei pini neri sostegno delle rose Banksia, mi ha impensierito per come stessero gli arbusti che tendo a non potare un po’ per poetica giardinieresca, un po’ per negligenza. Danni, la neve, ne ha fatti, per lo più rimediabili. Eccetto che per il Loropetalo (Loropetalum chinense): me l’ha scalcagnato per bene e dovrò tagliarlo pressoché al piede: la prossima estate, niente rosa acceso tra le foglie brune. Temevo anche per il Viburno Tino (Viburnum tinus) che avevo lasciato libero di innalzarsi oltre i quattro metri e che la coltre bianca aveva reclinato fino a terra. Invece, il ragazzaccio s’è scrollato di dosso il pesante manto senza fare un plissé, ed erge di nuovo la sua densa chioma a celare l’angolo del compost. Una messa alla prova perfetta dell’etimo: pare derivi dal latino “viēre”, che vale “intrecciare”. D’altronde anche il nome...

La Maddalena / Paesi e città

La Maddalena è un’isola nell’isola, a nord-est della Sardegna e a sud della Corsica. Vista su una carta geografica ha la forma di una fiamma pietrificata con le lingue del fuoco diramate verso l’alto. È la più grande e abitata di un arcipelago composto da isole e isolotti. Un ponte la collega come un cordone ombelicale all’isola di Caprera, e fino a poco tempo fa un traghetto portava in Corsica attraversando le Bocche di Bonifacio dopo una breve sosta a Santa Teresa in Gallura. Nell’Ottocento questo collegamento era più frequente di quello con la Sardegna e del resto corsi furono i primi pastori a installarsi nell’isola.   La Maddalena si gira in fretta. Quello che si è appena visto ritorna, ma leggermente modificato dalla luce o dalle ombre e come ogni lieve scarto può farti impazzire. Forse per questo gli abitanti sono bruschi e non sempre gentili. Il vento li ha abituati a gridare anche quando non è necessario e c’è sempre come un’urgenza nelle loro voci. Anche il clima è difficile, e il maestrale soffia anche per nove giorni di seguito. Allora si vede...