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Losanna

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Svizzera, mostrare la lingua

Ancora la Svizzera, dunque? Di nuovo la consueta litania di proporzionalità linguistiche e culturali, con tutto il suo corredo di problematiche identitarie? Perché di questo sembra inevitabile ragionare quando si parla di letteratura e di Svizzera; e un simile discorso, che forse non potrà mai davvero esaurirsi, destinato com’è a essere costantemente rivisitato, interrogato e messo alla prova nei tempi mutevoli e nelle ottiche divergenti, risulta a tratti stantìo, ripetitivo. Il rapporto spesso polemico degli scrittori con uno stato tanto solido finanziariamente e politicamente quanto complesso, e secondo alcuni indefinibile o comunque troppo variegato, sul piano culturale; l’altro rapporto, non di rado contraddittorio, che ogni regione linguistica e culturale del paese intrattiene con la nazione europea di riferimento, Germania, Francia o Italia; la maggiore o minore particolarità linguistica di queste stesse regioni culturali; la dinamica di sistole/diastole, cioè di chiusura/apertura delle molte Svizzere nei confronti della cultura europea; e si potrebbe continuare a lungo, snocciolando i grani di un rosario...

Andare a Santiago

Nel maggio 2005, mia figlia Agnese ed io abbiamo percorso l’ultimo tratto del Camino Francés, da Leon a Santiago de Campostela. È una specie di gioco di massa dalle poche e semplici regole: procurarsi la Credencial, vidimarla ad ogni tappa, percorrere a piedi almeno gli ultimi cento chilometri prima di Santiago. Il premio è  la Campostela, un certificato in latino rilasciato da un apposito ufficio, che attesta il cammino percorso. Il rituale supremo è la Messa del pellegrino, a mezzogiorno nella cattedrale di Santiago: c’è un’aria da ultimo giorno di scuola, con abbracci e addii, e da finale di un film di Altman, con tutti, ma proprio tutti i pellegrini incontrati per strada che saltano fuori come per incanto nell’ultimo episodio del Camino.   Non si va mai da soli e si finisce per incontrare regolarmente le stesse persone, quelli  che vanno al nostro passo e percorrono più o meno le stesse distanze giornaliere. La sera si parla di vesciche e di scarpe, di chi non è arrivato per via della tendinite o di chi non ha trovato posto nell’albergue troppo pieno. Si sente raccontare di cammini...