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San Pietroburgo

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Il quadrato nero che azzerava l'arte

Accadde esattamente un secolo fa, il 19 dicembre 1915. L'oggetto alieno apparve nell'Art Bureau di Nadeshda Dobychina, al primo piano di un elegante palazzo di Pietrogrado (oggi San Pietroburgo), non lontano dal Palazzo d'inverno in cui la zarina Alessandra era succube di Rasputin, mentre lo zar Nicola II era al fronte e Lenin in Svizzera voleva trasformare la guerra imperialista in rivoluzione. Ma i grandi eventi storici qui rimangono sullo sfondo, perché ci interessa l'apparizione. Il pubblico rimase sbalordito: nessuno aveva mai visto una cosa del genere. E allo stesso tempo, nessuno poteva immaginare che quella “cosa”, per quanto anomala, avrebbe causato un'onda sismica i cui effetti si sarebbe sentiti anche un secolo dopo. Nessuno, tranne il suo scopritore.   Kazimir Severinovič Malevič aveva 37 anni, non era più un ragazzino. Ma quando, nella primavera di quell'anno, gli era apparsa tra le mani quella conturbante creatura, l'entusiasmo non lo aveva fatto dormire per una settimana. Era stata una folgorazione. La sua vita, di punto in bianco, era cambiata. Anzi, il mondo stesso, perché quella sua scoperta, a...

Unione Sovietica. Coda e Cucina

Pubblichiamo in antemprima due brani estratti dal libro di Gian Piero Piretto, Indirizzo: Unione sovietica. 25 luoghi di un altro mondo, un viaggio alla scoperta di 25 luoghi emblematici dell'Unione sovietica. Spazi pubblici e ambienti privati che avevano specifici significati e funzioni ai tempi dell'urss e che ora ne hanno assunti di completamente diversi, o addirittura sono stati sostituiti da differenti realtà urbane, in uscita per Sironi Editore.     Очередь – Očered’ – Coda   Cominciamo con un paradosso. I cittadini sovietici, ed è stata un’amica russa a darmi questa lezione alcuni decenni fa, erano contenti quando, uscendo per la spesa, vedevano le code davanti ai negozi. Nell’ambito di quell’economia così particolare, coda significava prodotti disponibili, a costo di una lunga e non sempre fortunata attesa; si trattava di un’opzione sempre preferibile alla mancanza cronica o assoluta di beni di consumo, segnalata dall’assenza di aspiranti compratori e delle onnipresenti file. Quasi assurdo e inattendibile per un occidentale nato e cresciuto nel consumismo, ma in fondo ragionamento ineccepibile e addirittura condivisibile, seppure a costo di qualche...

Alle donne piaccio soltanto quando sono in scena

Il suicidio è inammissibile lì dove solo lo Stato ha licenza di eliminare i propri sudditi. Equivale a disubbidienza, ammutinamento, diserzione. Serena Vitale, Il defunto odiava i pettegolezzi   Il 24 maggio 2015 a San Pietroburgo si è formata una coda di persone che sono rimaste in fila, come ai vecchi tempi sovietici, fino a sei ore prima di raggiungere la destinazione. La meta non erano le arance appena consegnate da chissà dove o le scarpe polacche, né le camicie cecoslovacche arrivate nella notte. La meta era la “stanza e mezza” in cui il poeta Iosif Brodskij aveva vissuto con i genitori prima che le vicende legate al suo “parassitismo” lo portassero, negli anni Sessanta, al noto processo, al confino e poi all’esilio. Fino al premio Nobel. In occasione di quello che sarebbe stato il suo settantacinquesimo compleanno, la camera dell’appartamento in coabitazione che egli stesso evocò in Fuga da Bisanzio è stata aperta per una sola giornata al pubblico. E Pietroburgo si è messa in fila, non ha dimenticato né dissipato il suo poeta e lo ha celebrato rendendo omaggio a...

Viaggio a San Pietroburgo

Erano gli anni Settanta sovietici quando lo studioso russo Vladimir Toporov iniziò lo studio che lo avrebbe portato a determinare il concetto di “testo pietroburghese” della cultura russa. Tentativo di morfologizzare le caratteristiche di stili e topoi specifiche per quella città nelle composizioni letterarie. A cominciare dai simboli e dai miti che ne caratterizzarono, nel bene e nel male, l’esistenza fin dalla sua fondazione nel 1703 per procedere con folclore urbano, arte, indizi apocalittici, demonizzazione, mistero, politica e storia. Puškin, Gogol’, Dostoevskij prima di ogni altro, fornirono segnali e spunti irrinunciabili per tracciare il quadro, a cui seguirono poeti, prosatori, pittori, grafici con contributi continui sulla “città che ha cambiato nome”, per dirla con Iosif Brodksij. Generazioni di studiosi si stanno ancora cimentando con interpretazioni e letture del mito della capitale del nord, tra condanna e celebrazione, esecrazioni poetiche del suo abominevole clima e apologie intellettuali delle sue atmosfere ambigue mentre artisti, registi cinematografici, scrittori continuano, anche nella Russia post-...

Putin e l’animo russo. Intervista con Gian Piero Piretto

La casa è piena di libri, ma sono soprattutto gli oggetti – cartoline, souvenir, ritratti, statuine, gadget –, le “cose” sugli scaffali e i ripiani, oltre ai quadri alle pareti, ad attirare l’attenzione. Si tratta in gran parte di oggetti d’origine russa, paese di cui Gian Piero Piretto è studioso. Piretto non è uno storico e neppure un letterato in senso stretto. Si occupa di cultura visiva, una materia o disciplina, che in Italia ha una storia piuttosto recente.   Nel corso degli anni ha scritto molti libri, tutti originali e inconsueti. Il radioso avvenire. Mitologie culturali sovietiche, uscito nel 2001 presso Einaudi, parte dal 1917, dalle utopie d’Ottobre, e arriva agli anni Ottanta del XX secolo, passando per gli anni staliniani, spiega con immagini e riferimenti alla vita quotidiana dei russi la celebre frase di Stalin: “Vivere è diventato più bello, compagni, vivere è diventato più allegro” (1935), insomma racconta la storia visiva dell’Urss e dei suoi miti. Gli ultimi due apparsi si intitolano: Gli occhi di Stalin e La vita privata degli oggetti sovietici,...

La quarta volta

Yekaterinburg é una cittá da un milione e mezzo di abitanti sul confine tra Europa ed Asia, nella regione degli Urali. Ci arrivammo in treno, era una delle prime tappe di un viaggio in transiberiana, e la prima cosa che facemmo fu andare alla biglietteria. Il treno in Russia è il mezzo più utilizzato per gli spostamenti, spesso i posti disponibili si esauriscono con giorni di anticipo, dunque decidemmo di comprare i biglietti del viaggio successivo appena arrivati in città.   Ci mettemmo diligentemente in coda e dopo 45 minuti abbondanti, quando tra noi e la cassa rimanevano solo altre due persone, la bigliettaia decise senza alcun preavviso di chiudere lo sportello. In quel momento ci saranno state almeno 30 persone in fila, e la reazione unanime fu uno sguardo rassegnato, e la ridistribuzione nelle altre file dei nostri compagni di sventura. Non un cenno di protesta, non un commento.   Le file nell'ex unione sovietica sono un rito, e il ricordo degli anni 90, quando ci si metteva in fila per i beni di prima necessità, deve far sembrare l'attesa per un biglietto del treno un simpatico passatempo. O almeno...