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Andrea Inglese

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Un libro di Andrea Inglese / La vita adulta

Se si osserva l’intera opera di Andrea Inglese, perciò la ricca scrittura poetica, la più recente focalizzazione narrativa e, infine, l’acuta attività saggistica, ci si accorge che si è sempre occupato di precarietà, di una tensione (e una deriva) che s’aggrappa e scivola sul confine del nostro tempo. Da una parte le relazioni sentimentali, la crisi dei trentenni, poi quarantenni, poi cinquantenni, e quindi la confusione, i viaggi, i trasferimenti, le città che bruciano di caldo e asfalto e ci consumano, ci confondono, ci perdono; dall’altra gli andirivieni, la ricerca di un lavoro, il mondo culturale che non accoglie mai per davvero, la voglia e la difficoltà di scegliere, il senso di perdita, i timori, la sperimentazione linguistica, la ricerca di un posto nel mondo e la fuga da quello stesso posto, il disegno di una nuova sintassi dentro la quale fare rivoluzioni e proteggersi, e poi il non accontentarsi della prima risposta, del ragionamento a portata di mano, della metrica, conoscerla e poi superarla, più avanti ritrovarla, mischiarla a ciò che si è letto, a chi si è amato, a quello che si è mangiato, guardare il tempo a venire da un tetto di Parigi, da una piccola finestra...

Salabé, Ostuni, Montieri / Tre poeti

Leggendo Il bel niente (La nave di Teseo, 2019), il felice esordio poetico di Piero Salabé, sono andato a riprendere un libro del filosofo Massimo Baldini sulla mistica medievale, alla pagina dove dice che «al mistico il linguaggio spesso si impunta, talora egli non fa altro che ripetere a singhiozzi un alfabeto, la parola è sempre una barriera che gli riesce difficile superare».  E in effetti il filo conduttore di questo libro è proprio il continuo riproporre e variare una situazione di scacco del linguaggio di fronte a un “nocciolo” o “essenza” delle cose; in primo luogo l’esperienza dell’amore, che del libro è uno dei temi principali.  Certo, per i mistici l’oggetto ineffabile è Dio, mentre per l’autore è l’esperienza amorosa o una supposta autenticità delle cose, ma forse cambia poco. Di fronte a questo “quid” a volte la parola – che pure si vorrebbe dire – si inceppa e si fa balbettìo: «che e non / che non // m’ami / mi preoccupa // che l’altro / è quel che / si sa // mentre l’altro / ora ancora // io e tu / un e una // fine fino // alla fine // chiusi / in quell’unico / bacio.» (p. 79)   Abbiamo scelto un caso estremo, ma esemplare di una situazione che...

Un'inchiesta (parte II) / Tre domande sull'antifascismo oggi: Lagioia, Sarchi, Inglese

Per provare a interrogarci e confrontarci sull'antifascismo oggi abbiamo posto ad alcuni intellettuali e collaboratori queste tre domande, a cura dello storico Claudio Vercelli. Pubblichiamo oggi tre ulteriori risposte (qui le prime: Valerio, Cortellessa, Manera).   1. Perché si dovrebbe continuare ad essere antifascisti se è vera l’affermazione, che si fa assunto di senso comune, per cui destra e sinistra sarebbero due distinzioni che non hanno più motivo di esistere? Se invece continua a sussistere una linea di differenziazione tra i due aggregati, quali ne sono le discriminanti in senso antifascista?   2. Se l’antifascismo non si è esaurito, in cosa si deve allora sostanziare? Allo stesso tempo, se il fascismo non è mai del tutto scomparso, sotto quale natura e con quali aspetti si manifesta oggi?   3. Prova a legare alla parola «fascismo», in successione, secondo una scala decrescente di pertinenza, questi cinque termini; ciò facendo ne deriverà quelli che per te sono i tratti salienti e prioritari in cui esso si sostanzia: A) razzismo; B) populismo; C) sovranismo;  D) identitarismo; E) [termine a tua scelta, da scegliere al di...