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Antonio de Curtis

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Anniversari / Miracolo a Milano. I poveri disturbano (ancora)

“Sono pessimista ma me ne dimentico sempre” (da una lettera di Cesare Zavattini a Franco Maria Ricci, 12 ottobre 1967)   In principio fu Antonio de Curtis. È a lui che Cesare Zavattini propone nel 1940 il primo soggetto di quello che sarebbe diventato, dieci anni più tardi e con la regia di Vittorio De Sica, Miracolo a Milano. Fervido ammiratore dell’attore napoletano, a 38 anni il vulcanico Za è in piena eruzione, con uno spettro di attività che va dalla letteratura ai periodici illustrati, dal fumetto al cinema. Il soggetto, intitolato Totò il buono e firmato a quattro mani con lo stesso Totò, viene pubblicato il 25 settembre sulla rivista “Cinema” (per onor di cronaca, va detto che il testo è opera del solo Za, che qua e là si serve di qualche spunto surreale suggerito dall’attore). Tuttavia l’aristocratico de Curtis, ancora incerto sulla propria carriera cinematografica e tutto preso dai successi teatrali, dopo aver rinunciato a ogni diritto di paternità sul soggetto, ben presto si disinteressa del film.     Il più milanese dei film italiani nasce insomma dal più grande comico partenopeo. E non è il solo paradosso di un'opera che ha in sé molte anime e una...

Un libro di Emilio Gentile / Totò, de Curtis e la Storia

Un illustre storico dell’età contemporanea, che si occupa di Totò? Perbacco, a prescindere. Emilio Gentile, studioso acuto del fascismo, compone una commedia storico-pirandelliana con protagonista il comico, servo di Antonio de Curtis, che alle spalle di quel buffone dal quale si tiene a debita distanza conduce la sua vita principesca di discendente degli imperatori di Bisanzio, chiamando come convitata di pietra la Storia, con la S maiuscola? Quisquiglie? Pinzillacchere? In questo periodo di teatri chiusi, più delle ambigue e noiosissime consolazioni di streaming, letture online, commedie, drammi, pillole e favole in rete, si è aperto – drammaticamente, certo, per tutta la gente di teatro a spasso o chiusa in casa, colpita duramente nelle economie – uno spazio che forse meglio il silenzio, il pensiero, la lettura possono riempire. E tra le non molte proposte segnaliamo un libro fuori dai canoni della teatrologia (nome aspro, sempre a rischio di refuso in tetrologia), scritto con levità profonda: Caporali tanti, uomini pochissimi. La storia secondo Totò, pubblicato dagli editori Laterza.     Gentile è nato nel 1946. Quindi fa parte della generazione cresciuta a pane e...

In prima persona / Il complesso dei fratelli siamesi

  In genere, l'umorismo, quale uso comporlo con i gesti del corpo e la mimica facciale, nasce dalle mie osservazioni di tutti i giorni. Più di una volta mi sono sorpreso a seguire qualche tipo bizzarro e stravagante per la via, osservandone minutamente i gesti, assimilando il suo modo di camminare, di muoversi, di gesticolare, di salutare, di attraversare la strada, di scrutare le persone, di prevenire eventuali pericoli.   Se fossi uno studioso di psicoanalisi, dovrei definire questa mia mania come “il complesso dei fratelli siamesi”, allo stesso modo del “complesso di Edipo” e del “complesso del don Giovanni” di cui oggi i freudiani fanno uso e abuso. Non appena noto un tipo che mi colpisce per alcune caratteristiche, mi sembra che un fluido mi leghi a lui, per cui... divento l'altra parte dell'individuo che osservo; mi unisco attraverso un ideale cordone ombelicale alla sua personalità, ai suoi gesti, alla sua maniera di esprimersi. Divento un suo duplicato; mi lego a lui, vivo metà della sua vita – infine costituisco, con lui, un'ideale coppia di gemelli.[...]    Quando traccio la caricatura del miope che, preso in mano un foglio, lo legge facendolo...