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Antonio La Penna

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Un libro di Niccolò Reverdini / Anche l'usignolo (o del cambiare vita)

Gli anni del boom economico cancellarono la miseria ma cancellarono anche le tracce del mondo rurale. Si volle scappare dalla fatica ripetuta del lavoro agricolo, dai capricci del clima, dal senso di soffocamento provocato da comunità fin troppo coese, dai rapporti gerarchici di una società dove comandavano sempre gli stessi, ma al tempo stesso si accantonò il patrimonio di tradizioni millenarie che hanno scolpito il volto del nostro Paese. Perciò fu esperienza comune, a partire dagli anni Settanta, per chi è cresciuto in una grande città, intrattenere rapporti sporadici con la campagna, spesso incontrata soprattutto nelle vacanze estive quando si tornava al paese d’origine, piuttosto che nei film o telefilm western della televisione in bianco e nero durante il resto dell’anno. Esperienza in parte condivisa da Niccolò Reverdini, autore di Anche l’usignolo (Mondadori), che tuttavia mantenne un tenue filo con le terre che il nonno Franco Pisani Dossi (figlio dell’autore delle Note azzurre) possedeva a sud di Milano, verso Abbiategrasso.   È lì che Reverdini ritorna trentenne, alla metà degli anni Novanta, in un momento di impasse della vita, quando, senza nessuna esperienza,...

I carpentieri del nulla

Ogni volta che chiedo a qualcuno cosa c’è in questo paese mi rispondono sempre che non c’è niente e che non succede niente. C’è una sorta di nichilismo paesano a cui è difficile opporsi. Sono anni che aspetto di vivere in un tempo di fervore e invece metto i bottoni ai vestiti dei morti. Me lo diceva ieri sera al telefono il celebre latinista Antonio La Penna, mi parlava della vecchia melma secolare di un popolo servile. Parlava del sud, parlava di paesi, ma pensava all’Italia intera. Stranamente a conversazione finita un poco mi sono sentito in pace, mi sono messo con la testa in sciopero a consumare le ultime ore del giorno senza aspettare più niente. La notte però ha consumato la felice rassegnazione e stamattina sono di nuovo qui che aspetto un brivido, un palpito da questa vecchia Italia grigia e rotta. E invece non succede niente pure stamattina. Devo imparare ad amputare l’impazienza. L’orma della viltà è ben chiara in questa società di fango. I morti di giorno stanno sparsi poi si radunano nel grande cimitero della televisione. Siamo tutti in esilio, tutti perduti e...