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Bridgerton

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I limiti dell'immaginazione / E se Anna Bolena fosse nera?

Durante la discussione della mia tesi di laurea, il presidente della commissione interruppe con un sorriso compiacente la mia disquisizione sull'influenza delle sorelle Brontë negli scritti femministi di Virginia Woolf, per dirmi che no, mi scusi, ma Heathcliff non è certo nero.    Io rimasi interdetta. Ero molto nervosa, e mi tremavano le mani. Avrei voluto dire: che importa? Il colore della pelle di Heathcliff cambiava forse il senso del mio discorso? Ma soprattutto: perché no? Il romanzo è ambientato nella brughiera dello Yorkshire, non troppo lontano da Liverpool, che nel 1801 era il centro della tratta degli schiavi da e per le colonie. Heathcliff è un trovatello e viene più volte descritto nel romanzo come "dark-skinned".    Dopo lunghi secondi di imbarazzo, risposi spiazzata: "Io l’ho sempre immaginato nero". Un’affermazione che ritenevo incontrastabile, considerato che la mia immaginazione è di mia competenza. Ma lui insistette, con un sorriso affilato: "Non poteva essere nero". Io allora incespicai, cercai di andare avanti col discorso, ma mi sentivo a disagio – non avevo mai pensato, prima, che ci fosse un modo giusto e uno sbagliato di immaginare....

Rosa strappa corsetto / Bridgerton, un rosa d.o.c.

Il rosso minaccioso che ha caratterizzato queste vacanze di Natale ha virato al rosa, almeno per alcune ore, per chi ha visto, o sta vedendo su Netflix, la sua serie di punta del momento: Bridgerton.  Si tratta, come ormai noto, di un period drama creato da Chris Van Dusen e prodotto da Shonda Rhimes. La prima stagione è ispirata al primo volume di una fortunata serie di romanzi in costume di Julia Quinn, quindi ci si aspetta che la saga abbia un lungo seguito anche se una seconda stagione non è stata ancora ufficialmente confermata. Le storie della viscontessa Bridgerton e della sua numerosa figliolanza sono ambientate all’epoca di re Giorgio III (1738-1820), in un’Inghilterra la cui nobiltà ha da sempre costituito una miniera d’oro narrativa. Si pensi, in anni recenti, al filologico e impeccabile Downton Abbey di Julian Fellowes o, più recentemente, a un’altra grande serie Netflix, The Crown, che nella sua quarta stagione ci ha appena mostrato il lato oscuro dell’essere una giovane donna aristocratica. Ma l’agonia psicologica e i disturbi alimentari di lady Diana Spencer, mostrati con crudo realismo nell’ultima stagione di The Crown, nulla hanno a che spartire con l’...