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Cahiers

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Un libro di Maurizio Torchio / L’invulnerabile altrove

Ci sono due donne, in questo romanzo: entrambe hanno un corpo, dei capelli, stanno in un tempo e in uno spazio ben definiti, materici e sfuggenti insieme. Una sola ha un nome: è Anna, ha vissuto a Londra nel secolo scorso, fabbricava fiammiferi in un’epoca dalle tinte dickensiane, impastata di nebbia e densa di fumo pesante. Anna ha avuto molti figli – così tanti da non ricordare nemmeno come si chiamassero – adesso è morta, sta nel Dopo. L’altra donna è un’ingegnera, ha un marito e un amante, vive nel Prima, non è morta: sanguina ancora, va in ufficio, fa la spesa, si impegna quando sceglie la verdura dagli scaffali. Chi dice “io”, in questo romanzo, è la donna del Prima, senza nome: Anna è la voce che abita la sua mente, la donna nascosta nella sua testa, “come un pacchetto di caramelle sotto il cappotto.” Le parla quotidianamente: sulla pagina, le sue parole sono evidenziate con un segno grafico, un’evidenziazione grigia.    È difficile raccontare la trama del nuovo romanzo di Maurizio Torchio, L’invulnerabile altrove (Einaudi, Supercoralli, 2021, 160 pp.) forse perché questo libro si dipana saggiamente su piani alternativi, non convenzionali, srotolando lentamente...

30 ottobre 1871 – 30 ottobre 2021 / Paul Valéry, o la musica del pensiero

Centocinquanta anni dalla nascita di Paul Valéry. Walter Benjamin, negli anni parigini, immaginava di offrire al poeta, nell’occasione di un suo anniversario, un ex-libris che figurasse un compasso. Un compasso con una gamba nel fondo del mare e l’altra aperta verso l’orizzonte. Benjamin ricorreva all’iconologia, ai suoi emblemi: la scrittura di Valéry come ricerca di una verità che resta sempre nascosta e che la navigazione nei saperi può sì intravvedere ma mai disvelare, e allo stesso tempo la scrittura come sguardo rivolto verso l’orizzonte, verso il confine. Che è confine tra la terra e il cielo, tra il visibile e l’invisibile, tra il noto e l’ignoto. In effetti, quel che Valéry, nella sua poesia, nei suoi saggi e dialoghi e soprattutto nei suoi Cahiers – questo rigogliosissimo Zibaldone novecentesco – mette in scena è l’avventura di un pensiero in costante stato di interrogazione: la verità, anzi la sua assenza, è sorgente di un’immaginazione che si affida di volta in volta alla lingua della poesia, al frammento, all’aforisma, alla trattazione teorica, all’indagine psichica, all’escursione erudita sulle lingue e sulle discipline fisiche e matematiche, alla narrazione, all’...