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Frontiere della psicoanalisi

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Storia, passato, trauma / Le "frontiere" della psicoanalisi

Qual è il rapporto che la psicoanalisi intrattiene con la storia? Attraverso quali sentieri, faglie, tracce, la storia penetra e condiziona la teoria e la pratica psicoanalitica? È questo il tema centrale intorno al quale si confrontano i contributi raccolti nell’ultimo numero di «Frontiere della psicoanalisi» (Storia, memoria, deformazioni, n. 1/2021, Il Mulino), la rivista diretta da Massimo Recalcati e Maurizio Balsamo. Si tratta di una domanda di ricerca che interroga non solo la pratica della clinica psicoanalitica rispetto al posto che la storia – singolare e collettiva – occupa nella relazione terapeutica, ma anche il rapporto che la teoria psicoanalitica intrattiene con la società e con il proprio tempo. Di seguito, proverò a illustrare le tematiche e gli interrogativi di maggior rilievo che, a mio avviso, rendono questo numero della rivista particolarmente rilevante e, dal momento che sarebbe impossibile, nello spazio di una breve recensione, restituire al lettore l’intero spettro dei contributi presenti, proverò a suggerire delle ipotesi di lettura, richiamando in parentesi il riferimento all’autore.   Inizierei innanzitutto dal tema portante della rivista, ovvero...

Una nuova rivista / Evento, trauma, storia

Una storia che voglia andare nel profondo della comprensione psichica degli avvenimenti forse non può accontentarsi di concentrare la propria attenzione soltanto su ciò che è fattualmente successo, ma deve anche cercare in ciò che è stato desiderato, voluto, benché non sia accaduto nel tempo deputato. Ciò non per fare l’inutile avvocatura dei sé e dei ma, bensì per comprendere come, a volte, proprio ciò che avrebbe potuto essere, ma non è stato, può emergere successivamente dal suo spazio negativo e contribuire a produrre, après coup, fatti storici positivi di grande portata. Molti sarebbero gli esempi in tal senso. Ne farò alcuni. Si pensi alla “pugnalata alle spalle” con cui il nazionalismo tedesco, subito dopo la fine della prima guerra mondiale, preparò la strada a quella che avrebbe dovuto essere la rivincita della seconda. Si pensi anche a un paese vincitore del primo conflitto mondiale, quale fu l’Italia, e alla “vittoria mutilata” che forte influenza ebbe nel nutrire e incanalare il risentimento sociale del belpaese, derivato dalla delusione seguita alle aspettative dall’esito vittorioso. L’enfasi propagandistica arrivò perfino a istituzionalizzare la figura del mutilato...