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Guido Morselli

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L'impero asburgico non è crollato / Ucronie: la storia con i "se"

Non è concessa nostalgia a chi “ha imparato l’arte preziosa di non rimpiangere il perduto”. Lo affermava lo scrittore viennese Stefan Zweig nelle prime pagine del suo capolavoro Il mondo di ieri, uscito postumo nel 1942, pochi mesi dopo il suicidio in Brasile. Eppure, c’è chi non ha mai smesso di immaginare come sarebbe stato il futuro dell’Europa, del mondo, se l’Impero austro-ungarico fosse uscito indenne dalla Grande guerra. Confrontarsi con i “se” e i “ma” della Storia, si sa, è considerato un esercizio di pedanteria fantastica. Ma questo serissimo passatempo non ha mai spaventato Guido Morselli. Basterà ricordare, infatti, che per tutta la vita lo scrittore nato a Bologna ha provato a convincere gli editori italiani che le sue non erano soltanto belle, inutili pagine da erudito grafomane. Dal momento che “il paradosso sta dalla parte dell’accaduto: dall’altra parte se ne sta, sconfitta, quella che chiamiamo (sebbene con ottimismo) logica delle cose”.     Nel 1969, mentre Einaudi pubblicava finalmente La paga del sabato di Beppe Fenoglio, scomparso sei anni prima, e nelle librerie arrivavano Il castello dei destini incrociati di Italo Calvino, Una relazione di Carlo...

A cosa somiglia? A niente / Nader Ghazvinizadeh, Addio vint

All’inizio della Morte di Ivan Il’ič, un amico e collega del magistrato viene intrattenuto dalla vedova. Apparentemente la donna vuole condividere il dolore; ma dietro il galateo, che entrambi rispettano senza ingannarsi neanche un po’ sulla sua natura di guscio vuoto, l’intento è quello di capire se può spillare allo Stato qualche soldo in più della pensione. Intanto l’amico, apparentemente concentrato sulla tragedia di Il’ič, è in realtà tutto occupato dal pensiero che le lungaggini funebri gli impediranno di giocare la solita partita serale. “Addio vint”, dice lo sguardo che si scambia con un altro collega. Il vint sarebbe una forma di whist russo: alcune traduzioni riportano anzi proprio il termine “whist”. Ma all’orecchio italiano la prima espressione suona più suggestiva, specie se si vuole ricavarne un titolo. È quello che ha fatto Nader Ghazvinizadeh, ponendo sotto il suo sigillo quattro racconti di ambientazione bolognese usciti in primavera per la casa editrice Bébert e illustrati da Andrea Bruno. L’espressione viene evocata nel terzo, Dare a Cesare, quando il narratore (anche lui un uomo di legge come Il’ič) sta per sedersi in un caffè a fare una partita col calciatore...

Il metodo dell’armadio / Guido Morselli, dai rifiuti a Roma senza papa

È una casa squadrata, dalle imposte di un grigio tenue quasi celeste e dall’intonaco rosato, quella che Guido Morselli disegnò e si fece costruire a partire dal maggio 1952 nella campagna di Gavirate, in provincia di Varese. Affiancata da una montagna che «incombe subito dietro»; con gli alberi di diverse specie tutt’attorno e alcuni pini di Scozia «i cui rami ricchi di materie resinose dall’aroma profumato, ho messo da parte (potati da me, si capisce) da bruciare sul caminetto nelle grandi occasioni. Lei mi venga a trovare – è così che si rivolgeva a Italo Calvino nel febbraio del 1963 – e il pino di Scozia arderà in suo onore». Cercava, Morselli, occasioni di incontro. Mai pubbliche o mondane, ma intime, per potersi intendere con quei referenti editoriali che intessevano con lui molteplici scambi epistolari; quei lettori di case editrici che non furono, salvo rari casi che comunque non portarono a buon esito, decisi a consentirgli la pubblicazione: «I lettori delle case editrici – scriveva Giorgio Manganelli su “Il Mondo” – questi oscuri mecenati che fanno la letteratura, erano preparati ad uno scrittore tradizionale, realista, che racconta qualche aneddoto di infanzia e sesso;...

Dissipatio VG

«Relitti fonico-visivi mi tengono compagnia, e sono ciò che di più diretto mi rimanga di “loro”.» Questo è l’incipit del romanzo Dissipatio H.G. dello sfortunato Guido Morselli, pubblicato postumo da Adelphi nel 1977, a quattro anni di distanza dal suicidio dell’autore bolognese. Altre frasi stralciate dalla prima pagina: «La memoria involontaria non ha altro, e questi ricordi vi fluttuano insistenti e vaghi. Relitti inconsistenti, e ormai reliquie. Un lungo panico, in principio. E poi, ma tramontata subito, incredulità, e poi di nuovo paura. Adesso l’adattamento.»   The Chinese Room, Everybody's Gone to the Rapture   Il romanzo, terminato pochi mesi prima del suicidio di Morselli nel 1973, consiste in un monologo interiore: l’anonimo protagonista – lo stesso Morselli – rinuncia all’ultimo momento alla decisione di suicidarsi, e tornato a casa scopre di essere l’unico essere umano rimasto al mondo, anche se il resto è identico a prima. Le sue riflessioni sono accompagnate dalla colonna sonora della natura e dei rumori dell’attivit...