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Jean-Jacques Rousseau

(11 risultati)

Architettura come paesaggio / L'isola di Rousseau

Nome di un famoso dessert francese, il termine isola galleggiante rimanda anche alla altrettanto celebre Ortigia, vicino Siracusa, oppure a Delo, la mitica isola in movimento che acquisì la sua forma stabile soltanto in seguito alla nascita del dio Apollo, depositato dalla madre Latona sulla cima di una palma.  Qui si intende invece ricostruire un movimento diverso, cioè il fatto che un isolotto esemplare, di origine settecentesca, rinasca in vari luoghi europei. Lo spostamento non riguarda in questo caso per ovvie ragioni il trasporto fisico da un posto all’altro, bensì il movimento di un significante (di un sistema topico) e del corrispondente significato (o concetto, sistema concettuale).   Il punto di partenza di questa avventura semiologica si trova a Ermenonville, a nord di Parigi. Il Marquese di Girardin, un grande proprietario terriero con idee liberali, costruì tra il 1766 e il 1776 il primo e più celebre giardino all’inglese in Francia. Costellato di più di duecento follies (o fabriques, come si dice in francese), di architetture e di oggetti di ogni genere creati ad arte, il dominio si estendeva su più di 800 ettari. Girardin, che era anche un teorico dei...

Teorie e grandi catastrofi / Filosofi col mal di denti

Nell’agosto del 1756, Jean-Jacques Rousseau viveva e scriveva, in relativo isolamento, in uno chalet detto l’Ermitage annesso al Castello della Chevrette, nei pressi di Montmorency, dove l’aveva invitato Madame Louise d’Épinay. Nel suo eremo lo raggiunsero due poemi che Voltaire gli inviò di persona, il primo sulla legge naturale, il secondo sul terremoto di Lisbona dell’1 novembre 1755. Rousseau apprezzò il primo, ma ebbe parole molto severe sul secondo. Voltaire se la prese a male e meditò a lungo una risposta, che forse fu addirittura il Candide. Ma la rottura fra i due grandi non si ricompose più. Fu un’altra delle infinite scosse di assestamento, o di disassestamento, da attribuire al terremoto del 1755, che causò la distruzione non solo di Lisbona ma anche di molte città e villaggi vicini, di varie città a sud di Gibilterra, in quello che allora era il regno di Fez e oggi è il Marocco, e che fu avvertito in tutta l’Europa continentale e in buona parte del Nord Africa. Dopo il terremoto di Lisbona l’Europa non fu più la stessa, e nemmeno l’amicizia tra Rousseau e Voltaire si salvò.    “Rimproverate a Pope e a Leibniz di insultare i nostri mali sostenendo che tutto è...

Lega Internazionale per l’Educazione Nuova / Gli innovatori dell’educazione

I bambini e i ragazzi sono persone   Fino al XVIII secolo il bambino e il giovane erano considerati forme imperfette di umanità predisposte al male, al vizio, dunque vicine all’animalità. L’educazione era una forma di correzione dell’animalità originaria del bambino per fargli acquisire la virtù e il dominio di sé. I luoghi educativi dovevano essere chiusi e separati dalla vita reale. Non è un caso, dunque, che le scuole dell’Ancien Régime siano state costruite sul modello del chiostro e del convento: è nei collegi dei gesuiti e nelle scuole lasalliane che nasce quella che oggi viene chiamata la «forma scolastica» (insegnamento simultaneo e collettivo, classi omogenee per età, valutazione numerica, ecc.).    Nel XVIII secolo inizia però ad affermarsi una nuova idea dell’infanzia. Il bambino non è più considerato un essere imperfetto, gli si riconosce uno status a sé che merita rispetto. Jean Jacques Rousseau fece scandalo quando scrisse nell’Emilio: «Amate l’infanzia, favorite i suoi giochi, i suoi piaceri, il suo amabile istinto». Questo puerocentrismo è il tratto principale di quella che a partire dalla fine del XIX secolo sarà chiamata Educazione Nuova. Già...

Accademia Unidee / Insegnare a vivere

MICHELANGELO PISTOLETTO. Nel primo paradiso, la condizione degli esseri umani primordiali non conosceva la sofferenza che deriva dal desiderio di comprendere e dal dovere di scegliere. Dal momento che non erano stati gli uomini a concepirla, la creazione dell’Eden fu attribuita a un dio onnipotente. Mentre invece il creatore del secondo paradiso è l’umanità stessa. Essa, grazie all'autonomia acquisita con la conoscenza, ha finito per esercitare sul mondo un potere di una efficacia tale da mettere il mondo stesso in pericolo. Un potere la cui potenza distruttiva contraddice l’idea stessa di paradiso. Se è evidente che non possiamo tornare indietro, allo stadio del primo paradiso, è altrettanto chiaro che bisogna assolutamente superare lo stadio del secondo. E diventare i giardinieri del Terzo Paradiso, che ci accompagna nell’era della responsabilità, mettendo a profitto l’età della conoscenza. Il termine “paradiso” deriva dall’antico persiano Paraidaeza e significa “giardino protetto”. Protetto dai venti del deserto, nella natura arida della Persia, dove bisognava avere la volontà e la capacità di sopravvivere.   EDGAR MORIN. Se il termine “paradiso” ha un senso originario...

Alain Ehrenberg / La meccanica delle passioni: una caduta

È uscito di recente, per Einaudi, La meccanica delle passioni, nuovo libro di Alain Ehrenberg, sociologo, direttore emerito di ricerca al Cermes3 di Parigi, autore del testo La fatica di essere se stessi, una tra le più interessanti opere sulla diffusione sociale della depressione come categoria diagnostica. Questo nuovo libro è un lungo e complicato saggio in cui l’autore sviluppa un ragionamento storico sull’approccio alla salute mentale. Le origini vengono individuate in due – in qualche modo opposte – tradizioni del pensiero moderno. Ehrenberg regredisce fino all’Illuminismo: da una parte la tradizione francese, individuata nel pensiero di Jean-Jacques Rousseau, dall’altra quella anglosassone, o meglio scozzese, individuata nel pensiero di David Hume.   Da quel che ho compreso, secondo l’autore, il contemporaneo trend “cognitivista” o “neuropsicologico” deriva dall’egemonia culturale del “pensiero anglosassone” che pone nell’individuo un “potenziale nascosto”. L’individuo, con questo potenziale, sarebbe in grado di rendersi capace di evolvere, creando una sorta di “naturale” armonia cooperativa con gli altri. L’elenco delle condizioni cliniche che hanno contribuito al...

Tra storia e filosofia / L’utopia di Bronisław Baczko

Il filosofo e storico delle idee polacco Bronisław Baczko (1924-2016) era un uomo piccolo, dolce, appassionato e pignolissimo: dotato di un paio di orecchie enormi che, anche grazie ai pochi capelli, esaltavano il suo aspetto di topino malinconico. Dagli inizi degli anni Settanta era diventato un professore svizzero, ma sempre attento a cosa accadeva nella sua Polonia che lo aveva vergognosamente costretto a emigrare. Dopo un periodo all’Università di Clermont-Ferrand (1969-1973), aveva insegnato a Ginevra e abitava alla periferia della città, sulle rive del Rodano lungo le quali amava fare lunghe passeggiate con il cane. Da molti anni era completamente solo. Dopo la scomparsa della moglie, una terribile tragedia famigliare lo aveva tristemente chiuso nel rifugio dei suoi libri e delle sue ricerche.      Baczko era uno “storico delle idee”: quindi un po’ filosofo e un po’ storico. Quando finalmente, con un po’ di distacco e obbiettività, si inizierà a fare la storia delle idee del Novecento, non si potrà prescindere dalle ricerche di Baczko che è stato il massimo studioso dell’Utopia e uno dei più acuti interpreti del pensiero di Jean-Jacques Rousseau e delle...

La scala delle temperature

Pubblichiamo la prefazione dal volume di Luca Trevisani, Water Ikebana Stories About Solid & Liquid Things pubblicato da Humboldt Books     I feel emotional landscapes they puzzle me State of Emergency 
 nihil est toto, quod perstet, in orbe. cuncta fluunt, omnisque vagans formatur imago […]; nam quod fuit ante, relictum est, fitque, quod haut fuerat, momentaque cuncta novantur. […] Nec species sua cuique manet, rerumque novatrix ex aliis alias reparat natura figuras […] Sono parole di Ovidio, nelle Metamorfosi (XV, 177-8, 184-5, 252-3: «In tutto il mondo non c’è cosa che duri. Tutto scorre, e ogni fenomeno ha forme errabonde […]: quello che è stato si perde, quello che non era diviene, ed è tutto un continuo rinnovarsi […]. E anche la forma non dura, a nessuna cosa, e la natura, che tutto rinnova, ricava dalle figure altre figure»). A volte viene da pensare che le forme dell’immaginario contemporaneo, in apparenza fra loro distanti e l’una all’altra irriducibili, possano invece essere ricondotte a un numero limitato di archetipi comuni: infinite varianti di ben...

The Conversation: né libertà né sicurezza

“Un popolo che rinuncia alla libertà per la sicurezza non merita né libertà né sicurezza”. Benjamin Franklin non aveva dubbi sulla scelta che gli Stati Uniti avrebbero dovuto compiere: la sicurezza, se implica il sacrificio della libertà, è un vantaggio a cui dire “no grazie”. Le recenti rivelazioni di Edward Snowden sul Prism, il programma di sorveglianza elettronico segreto dell'Agenzia di sicurezza nazionale americana, oltre a mettere in crisi l'amministrazione Obama, ripropongono il problema della compatibilità di sicurezza e libertà. Un popolo spiato è un popolo libero? No, non lo è. E sospettarlo o scoprirlo non migliora le cose, anzi, può farle deflagrare. Lo sa bene la celebre coppia origliata da un grande Gene Hackman nel film del 1974 di Francis Ford Coppola, “The conversation”.     Il film sceglie la prospettiva degli “spioni”, e in particolare quella di uno specialista in intercettazioni, Harry Caul, in preda a una profonda crisi di coscienza. L'intercettatore Caul sopravvive al suo lavoro non ponendosi domande su...

#noteprimadegliesami

Come ogni anno, l’inizio dell’estate è scandito, sulle pagine dei giornali, dalle notizie sulla maturità, che presto verranno seguite dalla ricerca del tormentone musicale, dalla calura (o dal freddo), dal ritorno dei sandali o dal salvataggio di qualche cucciolo. Inossidabile nel tempo il topic ‘maturità’, evento che coinvolge circa 500.000 famiglie italiane, per circa tre giorni avrà anche la prima pagina oltre una serie di speciali collegati e il coinvolgimento di alcuni di noti intellettuali. Il fatto che io stesso sogni ancora ogni tanto lo scritto di matematica e che stia per partecipare a una cena di reduci nel ventennale della mia maturità, mi induce a ribadire che comunque è davvero un momento di passaggio importante che si colloca a chiusura di un ciclo, che è anche l’apertura di un altro. Forse davvero uno degli ultimi grandi riti di passaggio di massa, tale da catalizzare immaginario e produrre eccedenza di significati. Il boato delle trombe da stadio dei miei studenti e i fiumi di lacrime delle mie studentesse che hanno preceduto i loro gavettoni dell’ultimo giorno di scuola me lo...

Enzo Paci a Rio de Janeiro

Domenica, un amico ci invita a pranzo. A Rio accade ancora. Sconcertante. A Milano e dintorni capita così di rado! Io, lui e un terzo amico filosofo parliamo della hit parade dei filosofi italiani all’estero, sono una decina, dei quali tre o quattro al top delle classifiche. Dico che il filosofo italiano più importante per la mia formazione fu Enzo Paci (1911-1976). All’estero è quasi sconosciuto, come noto.   Il padrone di casa si assenta per un istante e torna con un libro tra le mani, come una reliquia: Il senso delle parole, 1963-1974. Edizione curata da Pier Aldo Rovatti. Non lo possiedo, né ero al corrente che questi scritti fossero raccolti. Si tratta di una serie di saggi pubblicati su aut aut tra il 1963 e il 1974, anche se nell’introduzione c’è un refuso, si dice che gli articoli stanno tra il 1936 e il 1947. Me lo regala.   Leggo un breve saggio scritto nel numero 108, 1968, dedicato ai movimenti studenteschi che stavano sorgendo nel mondo. Tra gli altri autori di quel numero Franco Fornari (1921-1985), Lucio Gambi (1920-2006), Franco Catalano (1915-1990), Gillo Dorfles (1910). Chi non li...

Filosofia e cucina

I filosofi in cucina di Michel Onfray (Ponte Alle Grazie, 2011) appartiene a quel filone letterario dove il cibo sembra ormai essere diventato “ingrediente indispensabile”.   In questi anni, nella saggistica come nella narrativa, il cibo e l’alimentazione sono stati presenti come semplice pretesto, corollario per un auspicabile aumento di interesse, ma anche come tema principale e quasi in tutte le forme possibili. Una tendenza e una “moda” di cui le società ricche sono testimonianza, a ulteriore dimostrazione di come la nostra sia una società del cibo pensato almeno quanto (in eccesso) del cibo consumato.   Il libro di Onfray tuttavia si colloca su di un piano diverso perché va diritto al legame tra cibo e pensiero, tra cibo e conoscenza, in una delle espressioni più feconde della nostra civiltà, vale a dire quella filosofica. Il sottotitolo – Critica della ragione dietetica – appare peraltro più indicativo a far comprendere gli aspetti filosofici legati alla scelta del cibo che quelli appunto dietetici.   Se per definizione dell’autore il libro è anche...