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Lady Montagu e il dragomanno

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Il linguaggio delle emozioni / I no vax del Settecento

“Chi innesta è 52 volte più pio di chi lascia correre!” Questa frase appartiene al repertorio del sacerdote fiorentino Gaetano Veraci, operante nella chiesa di San Miniato. Fu pronunciata nel 1756 nell’Accademia degli Instabili di Firenze, per cercare di arginare le conseguenze del vaiolo, diventate ormai devastanti. La malattia era riuscita infatti a seminare il terrore in Europa per la sua contagiosità e per una letalità altissima, con picchi del 30%. Sembrava quasi impossibile combatterla, anche a causa degli scetticismi e delle resistenze verso le scoperte mediche che attraversavano il corpo sociale. Un esempio eloquente si era avuto già agli inizi del secolo, quando due viaggiatori – il console veneziano Jacopo Pilarino e il dragomanno di origini genovesi Emanuel Timoni – avevano cercato di spiegare che esisteva un metodo per combattere l’epidemia. Nelle loro esperienze nel vicino Oriente, avevano appreso di una pratica plurisecolare proveniente dal cuore del continente asiatico: consisteva nell’usare sostanze ricavate dal corpo dei malati per provocare un’infezione lieve a un paziente sano, rendendolo immune all’insorgere di forme più gravi. Pur provando a interloquire...

Una vita coraggiosa / Lady Montagu e il vaccino del vaiolo

Milady Montagute, così la chiamava Pietro Verri, nel lungo saggio Sull'innesto del vaiuolo, che chiude l'ultimo numero del “Caffè” (1766). Montegù, semplicemente e senza articolo, così era invece per Giuseppe Parini, nella lirica dal titolo molto simile (L'innesto del vaiuolo, 1765) che apre la raccolta delle Odi, dove veniva paragonata addirittura a Cristoforo Colombo per analogo ardimento e sprezzo dei feroci critici. Lady Montagu: questo il suo vero nome. Anzi, per la precisione, Mary Wortley Montagu nata Pierrepoint, figlia del conte di Kingston.  È una rappresentante privilegiata del Settecento, questo secolo elegante, frivolo, spregiudicato, vivace e spiritoso – e destinato a terminare in una carneficina generalizzata di teste tagliate.  Era una donna nobile, intelligente, poliglotta. Si muoveva con agilità tra corti e salotti. Frequentava re e filosofi, sultane orientali ed enciclopedisti parigini.   Nata a Thoresby Hall (Nottinghamshire) nel 1689 e morta a Londra nel 1762. Tra i due estremi anagrafici si dispiega una lunga vita avventurosa, ricca d'incontri e viaggi. A cominciare da quella che Maria Teresa Giaveri, la nota francesista curatrice dei Meridiani...