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Le età dell’uomo

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L’ultimo figlio / Figli: 1+1=11!

Cosa porterà la sorte A coloro che verranno, si chiede a una tavolata che discute di Figli un trentenne che il film non l’ha ancora visto, però alla sua generazione riprodursi appare tanto inverosimile quanto a quella dei baby boomer lo sbarco di un uomo sulla luna. Per chi aveva poco più di dieci anni nel duemila la scarsità di lavoro, la miseria dei guadagni, le condizioni del clima atmosferico e spirituale, la linea dell’orizzonte che pare curvarsi all’ingiù non lasciano dubbi: domani non sarà migliore di oggi.  Nell’Italia a crescita zero l’andamento demografico ha avuto una forma a piramide fino agli anni '60. Adesso, che per età media siamo terzi al mondo dopo il Principato di Monaco e il Giappone, la priamide si è quasi rovesciata. E i giovani adulti dell’epoca attuale sono tra i primi, dall’inizio del Novecento, a non essere in grado di migliorare le proprie prospettive rispetto a quelli da cui discendono. Se, come ci dicono i sociologi, il “progresso” è una credenza, avanzare nel futuro può dare l’impressione di arretrare. E il successo nelle sale di un film come Figli rivela il bisogno delle generazioni X Y Z di rispecchiarsi in tonalità melanconiche e...

Naufraghi, viaggiatori e marinai / Il Mare specchio

“Il più bello dei mari / è quello che non navigammo”, recitano i versi di Nazim Hikmet. L’anima marina getta fuori bordo passato e presente, leva le ancore per essere quel che non è ancora: il mare affascina perché in esso tutto è promessa. Allontanarsi da terra è rinascere, dichiararsi disponibile, farsi trascinare dalle correnti, a caso, cercando fortuna. Al largo non c’è il vuoto, ma un pieno di meraviglie, forse un deserto ma ricco di miraggi: speranza dell’altra riva o di un’isola fortunata come Utopia, sogno radicale di un assoluto altrove, antitesi dell’umanità e dei suoi meschini affari, ha scritto un poetico cantore del mare come Jules Michelet. È dall’età romantica, ricorda W. H. Auden, che l’Occidente conosce la fascinazione del viaggio per mare, il desiderio di solcare l’oceano per fuggire l’ipocrisia della civiltà, per smarrirsi e/o ritrovarsi, per immergersi panicamente nella Natura, come chiede Hölderlin nell’Iperione: “Essere uno con il tutto, questa è la vita degli dei, questo è il cielo dell’uomo. Essere uno con tutto ciò che ha vita, fare ritorno, in una beata dimenticanza di sé, nel tutto della natura: ecco il vertice dei pensieri e delle gioie, la sacra vetta...