Il tuo due per mille a doppiozero

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L’esperienza della neve

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Ricordo di un poeta / Scarabicchi, la miniera della interiorità

È difficile scrivere di un amico fraterno che scompare; e per questo è per me difficile parlare ora di Francesco Scarabicchi, che si è spento pochi giorni fa, dopo aver affrontato con straordinario coraggio una lunga e atroce malattia, durata anni. Forse sarebbe meglio tacere, affidandosi soltanto a due versi del suo amatissimo Antonio Machado, in una delle Galeries che Francesco aveva tradotto splendidamente: «Oggi soltanto lacrime / per piangere. Non c’è che piangere, silenzio!» (le traduzioni da Machado erano apparse dapprima, con il titolo Il seminatore di stelle, per le edizioni Sestante, di Ripatransone; poi, insieme a quelle da Garcia Lorca, nel volume Non domandarmi nulla, edito da Marcos y Marcos nel 2015).      Ma Francesco aveva una concezione sacra, quasi omerica dell’amicizia, che occupava i vertici del suo mondo; e per tentare di rimanere fedele a quell’amicizia, dirò che la prima parola che mi viene in mente, pensando a lui, è: intensità. L’intensità, tanto dei rapporti umani quanto della ricerca espressiva, era la caratteristica immediatamente ravvisabile in Francesco, nello sguardo, nella parola, nei modi, e naturalmente nella scrittura. Non c’era...

Sulla poesia di Francesco Scarabicchi / La vita di Giacomo

Il titolo La vita di Giacomo prende spunto da alcuni testi che Francesco Scarabicchi ha dedicato al figlio Giacomo, ma incroceremo nell’articolo anche splendide poesie scritte per l’altra figlia, Chiara. Figli nati a distanza di quindici anni l’uno dall’altro, perciò il diventare genitore si è manifestato in due tempi molto diversi, tempi in cui il poeta anconetano e sua moglie erano più giovani e poi più grandi, avevano accumulato esperienze differenti, avevano capacità di provare emozioni, forse diverse, perché condizionate da un minor, o maggior, carico di anni e di conoscenze.  Prendiamo in esame Stagioni una bella poesia contenuta in L’ora felice (Donzelli), poesia che tiene in sé il filo delle stagioni, naturalmente, ma che racchiude molto della poetica di Scarabicchi, scopriamo la natura, presente con tutta la sua forza e la sua musica; il suono che fa il tempo quando incede e retrocede. La voce del vento che raccoglie le foglie. L’inverno, freddo di notte senza richiami. La primavera che porta il giorno, allungandolo con dolcezza, con la sua sapienza, fino alla sera. Ci sono i profumi, gli odori. L’estate con la sua festa di colori, una festa – scrive Scarabicchi –...