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Louis Althusser

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Un'intervista / McCormick: democrazia machiavelliana

Negli ultimi dieci anni nessuno scienziato politico ha probabilmente fatto parlare altrettanto di sé nell’accademia americana. Le sue tesi sono discusse sul “New York Times”. Alcuni dei suoi articoli sono diventati dei veri classici studiati in tutto il mondo. Ha dozzine di seguaci tra gli studiosi più giovani, ma le critiche degli avversari sono sempre più aspre – anche in risposta a uno stile intellettuale che ama il confronto e rifugge dai giri di parole… Si parla di John P. McCormick: cinquantacinque anni, professore di Political Science presso l’Università di Chicago, con un antico rapporto con l’Italia. La particolarità dell’opera di McCormick è che da più di dieci anni propone di curare le democrazie occidentali con una terapia d’urto ispirata agli insegnamenti di Niccolò Machiavelli, da lui letto anzitutto come teorico del governo popolare e nemico delle degenerazioni oligarchiche. McCormick appartiene infatti a una nuova generazione di teorici radicali, che ha deposto il tradizionale sospetto del marxismo verso lo studio delle istituzioni per sfidare i pensatori liberali e repubblicani in quello che, sino a oggi, è stato il loro campo di ricerca privilegiato: la teoria...

Un metaromanzo esilarante / La settima funzione del linguaggio

A un certo punto Simon se la sta vedendo brutta: in una piccola, e immancabilmente buia, calle veneziana è circondato da tipi loschi che vorrebbero farlo fuori. Indietreggia terrorizzato, ma riflette: se sono il protagonista di un romanzo non posso morire adesso: di solito, quando viene ucciso il personaggio principale, accade alla fine della storia. E qui siamo ancora a pagina 363 delle 454 complessive di cui consta il romanzo in questione. Ha insomma di che stare – ahimè relativamente – tranquillo. Così la vicenda va avanti.   Simon Herzog – dottorando in semiotica a Paris-Vincennes (covo assai délabré dei deleuziani desideranti dalla canna facile) – è il protagonista della Settima funzione del linguaggio, il best seller di Laurent Binet uscito alcuni anni fa in Francia in occasione del centenario della nascita di Barthes, e tradotto adesso in italiano da Anna Maria Lorusso per La Nave di Teseo (€ 20, numero di pagine già detto). A esser precisi ne è il coprotagonista, poiché interviene nella storia come aiutante del commissario Jacques Bayard, della sureté francese, incaricato nientepopodimeno che da Valéry Giscard d’Estaing (allora presidente della Repubblica) di indagare...

Teorie del cinema / Il dispositivo cinematografico

C’era una volta il cinema, quel miscuglio di arte, business e tecnologia che ha nutrito, costituendolo, l’immaginario planetario – e i relativi linguaggi d’espressione e comunicazione – per un secolo intero: il Novecento. E adesso? C’è ancora, certo, in senso stretto è tutto ancora lì: si realizzano e si vedono film, se pur cambiate d’allure resistono le sale cinematografiche, pullulano attori e registi, star e starlette. E i produttori sembrano esser diventati, in conseguenza a un moralismo crescente e diffuso, gli eroi-orchi dei nostri giorni: i cattivoni che costituiscono la molla segreta d’ogni storia che si rispetti. Insomma, il sistema immaginario-produttivo del cinema tiene, eccome. Ma siamo sicuri che si tratti proprio della stessa cosa? non percepiamo forse tutti che, sotto sotto, per dirla col titolo d’un celebre film, qualcosa è cambiato?    Sarebbe facile, per rispondere, cadere nella solita retorica apocalittica – compagna fedele del marketing vintage – secondo cui “prima era tutta un’altra cosa”, con le sale buie invase dal denso fumo di nazionali senza filtro spezzato dal fascio di luce foriero di magie narrative e fantasticherie oniriche d’ogni sorta. Il...

Il fanciullino si è fermato a Piramide

Biblioteca comunale, quartiere Testaccio, viscere di Roma. Il richiamo dello stomaco è un’ottima occasione per una pausa. Mentre salgo i gradini che conducono a un piccolo spiazzo con la vista della Piramide in lontananza assisto a una scena curiosa. Una signora anziana in lontananza, rincorsa da voci di ragazzini che urlano: “Aho, è venuto bene er colore?”, in riferimento all’eccentrica chioma sfavillante della suddetta. Le voci provengono dal secondo piano della biblioteca, in cui ha sede una scuola elementare. Seguono delle avances pepate a delle ragazze che si recano in biblioteca e che, ad occhio, devono avere una ventina d’anni più dei bambini. Ragazzate penso, mentre comincio a gustare la merendina. Trovandomi nella zona rossa appena valicata dalla signora e dalle ragazze, divento facile bersaglio dei bambini che cacciano un urlo e si nascondono dietro la serranda. Passano pochi secondi e parte il primo “occhialuto!” che, come i successivi, entra ed esce dalle mie orecchie. “Occhialuto!”, “A’ occhialuto”, “ma che te magni, ‘na merendina?”. Siamo su un piano...