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Maria Grazia Gregori

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Addii / La critica innamorata di Renato Palazzi

Era uno degli ultimi esponenti di una generazione di critici formatisi sui giornali quotidiani che però aveva rifiutato una certa superficialità, distanza, supponenza di giudizio di quel tipo di cronisti teatrali. Renato Palazzi non era un re-censore ma un appassionato di teatro che di teatro si nutriva, che dialogava con gli artisti, che cercava di capirne le ragioni senza rinunciare a una propria autonomia di giudizio. Forse perché nel teatro era nato, nel 1968, organizzatore per il Piccolo Teatro di Paolo Grassi degli spettacoli nelle scuole, tra i fondatori del Salone Pier Lombardo poi teatro Franco Parenti. Aveva iniziato a scrivere sull’“Avanti”, poi sul “Corriere della Sera” dove lo ricordiamo, negli anni settanta, giovane cronista attento a tutto quello che si muoveva, con un certo spirito militante. Quell’atteggiamento sarebbe rimasto una sua peculiarità, testimoniata dai messaggi di teatri e teatranti nel giorno della sua scomparsa a 74 anni, il 7 novembre 2021, e in quelli immediatamente successivi.   Basta scorrere le bacheche di Facebook per leggere parole di cordoglio, di affetto e stima firmate da Daria Deflorian, Mimma Gallina, Licia Lanera, Fanny &...

Centro Teatrale Santacristina / Il filo del presente: teatro, memoria, realtà

Il legame tra la realtà e la memoria è forse uno dei nessi concettuali più scivolosi. Secondo la concezione ordinaria dei termini, l’una consiste nella totalità o somma di ciò che esiste, è esistito ed esisterà nell’universo, mentre l’altra denota una facoltà interiore di registrare, conservare e interpretare gli eventi che si sono verificati in passato. Ci troviamo, apparentemente, di fronte a un confronto tra la dimensione oggettiva e quella soggettiva, o meglio tra un esterno tanto enorme quanto insondabile e un interno che filtra/seleziona gli accadimenti più rilevanti dell’esperienza di un individuo o di una comunità. Il legame tra la realtà e la memoria può poi essere a sua volta paragonato a un sottile filo, dove è facile si creino aggrovigliamenti. Gli eventi reali sono la base dell’elaborazione dei nostri ricordi. Nello stesso tempo, la memoria è una facoltà che ci fa orientare nella realtà e ci influenza nelle nostre ricerche, scelte, previsioni di quanto potrebbe un domani accadere. Orientarsi nel meandro di ciò che esiste e di ciò che ricordiamo è dunque un’impresa difficile, che richiede studio e pazienza. Le due giornate del convegno Il filo del presente. Il teatro...

Carmen, l'amore dissoluto

Esistono pagine della nostra letteratura europea che, pur appartenendo ad altre epoche storiche, hanno mantenuto nei tempi attraversati una sorprendente capacità di aderenza all’attualità: opere che sanno trovare al loro interno un potenziale di modernità che le proietta nell’oggi e nelle questioni che lo animano. Carmen di Prosper Mérimée è certamente una di queste opere. Soprattutto attorno a questa novella si sviluppa il lavoro di Mario Martone in scena al Teatro Argentina di Roma fino al 19 aprile.   Con questa produzione del Teatro di Roma e dello Stabile di Torino, si rinnova il sodalizio tra Martone ed Enzo Moscato, autore di Lacarmèn, stesura napoletana dalle pagine di Mérimée, creata ad hoc per questa occasione. Nella riscrittura sono introdotte alcune novità importanti, come l’ambientazione dell’opera a Napoli, città che non solo fa da sfondo all’opera, ma che si erge a vero e proprio cosmo di azione, con le sue caratteristiche contradditorie e fascinose. Si passa così dalla originale Siviglia e dall’universo andaluso alle stradine dei Quartieri...

Parlamenti di aprile

Ai “Parlamenti di aprile” del Teatro delle Albe, al teatro Rasi di Ravenna dall’8 al 13 aprile, non sono state imbastite teorie organiche come in un convegno. Si è parlato, più che altro. Di teoria teatrale, di filosofia, di critica, di comunicazione, di teatri d’Europa, di peripezie artistiche. A colpi di parole abbiamo sfinito il pensiero: al ribollire denso della presenza abbiamo strappato degli inneschi logici, alla vetrina delle esperienze degli attivatori di idee, al piacevole logoramento della compresenza l’osmosi della conoscenza. Energia bruciata, come nella non-scuola delle Albe. Sotto, sopra, nelle intercapedini bisognava guardare. Anche oltre i racconti, la liturgia dello scoppio del magnesio, la primavera nel giardino del Teatro Rasi, il senso del rito, la sacralità del gesto quotidiano, la gentilezza disarmante di Ravenna, la filosofia avvincente, le cene vegane, l’ecologia della mente e dalla terra praticate (e non predicate).   Le nuvole, ph. Rossella Menna Lavorare per le nuvole Si lavora per le nuvole, simbolo di questi Parlamenti. Condense d’acqua sospese nel cielo, o matasse di fumo...