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Michela Lucenti

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Scuola a Santacristina. Un diario / Ronconi e il tempo vissuto

Tutte le estati giovani artisti di teatro e riconosciuti maestri si ritrovano tra le colline umbre per interrogarsi sul loro lavoro nel nome di Luca Ronconi. Avviene presso il Centro teatrale Santacristina, fondato da Ronconi e da Roberta Carlotto. Il lavoro di questa estate lo racconta Fabio Condemi, regista classe 1988, diplomatosi all’Accademia d’arte drammatica Silvio D’Amico nel 2015, per alcuni anni assistente di Giorgio Barberio Corsetti, autore di spettacoli su testi di Pasolini e su adattamenti da Jacob von Gunten di Robert Walser e da Filosofia del boudoir del marchese de Sade; ha inoltre partecipato al progetto Oceano Indiano del Teatro di Roma. A metà tra diario personale e approfondimento critico, il testo restituisce l’esperienza di studio della scuola e offre una prospettiva sull’orizzonte di pensiero di un giovane regista.   Non ho conosciuto personalmente Luca Ronconi, ma ho letto che tra i libri che consigliava, le rare volte in cui cercava di offrire agganci o riferimenti teorici sul suo lavoro, figurava (accanto al Corso di linguistica generale di de Saussure e alle Memorie del presidente Schreber) un saggio sul tempo, sulla percezione che abbiamo di esso...

La danza di Woyzeck nel vuoto

Woyzeck danzato, cantato, recitato. Il Balletto Civile di Michela Lucenti presenta Woyzeck - ricavato dal vuoto nell’ambito del glorioso Teatro Festival di Parma, una rassegna che in anni di minori tagli e di maggiori slanci portò in Italia mostri sacri della scena europea come Bernhard Minetti, Peter Stein e Eimuntas Nekrosius. Lo spettacolo, come gli altri di questa compagnia, usa la danza come scandaglio dell’esistenza e della società, lanciando il corpo a esplorare l’oscurità, aiutandosi con il canto per non perdersi, con la parola per provare a capire.     Il personaggio principale di questo testo frammentario e incompiuto scritto nel 1836 da Georg Büchner, giovane scienziato e rivoluzionario, è stato la bandiera di varie avanguardie. Maurizio Camilli lo indossa totalmente, rendendolo un giovane Cristo di bell’aspetto portato al supplizio, con poco del soldato di truppa vessato di certa iconografia post-espressionista. Diventa eroe sacrificale in un mondo alla deriva, fatto di consumo e solitudine, dove i persecutori – il dottore che lo usa come cavia, il capitano che lo rimprovera di assenza...