Il tuo due per mille a doppiozero

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Nicholas Fox Weber

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Le fotografie di un maestro del colore / Josef Albers, le linee del santuario

È vero, come dicono molti critici, che quando si pensa a Josef Albers, tendiamo ad associarlo al quadrato o, meglio, alla serie dell’Omaggio al quadrato con i diversi accostamenti di colore. Eppure la stessa ripetizione quasi ossessiva di una forma, la variazione delle proporzioni di quei quadrati che ci appaiono sovrapposti, la scelta delle diverse sfumature, la vicinanza di varie tinte, la presenza di abbozzi accanto a studiatissime realizzazioni, ci sembra contenere un enigma. C’è però un’opera dell’artista, questa volta in bianco e nero, che riesce ancor più enigmatica: si tratta di una litografia del 1942 dal titolo Sanctuary, della serie Grafic Tectonic, costituita da una serie di linee rette che si espandono attorno ad alcuni rettangoli neri, catturando il nostro sguardo in un continuo slittamento di prospettive, in una visione immaginata dall’alto di un monumento precolombiano. Per cercare di comprendere che cosa Albers vedesse nelle piramidi zapoteche, azteche e maya e che cosa cercasse in queste antichissime costruzioni, dobbiamo però fare un passo indietro e ricostruire i fili che tengono insieme la sua ricerca.   Josef Albers, Sanctuary, 1942, litografia, The...

Memorie / Il Bauhaus: una scuola

Per il centenario della fondazione del Bauhaus, tra gli altri libri, ne è uscito uno che è soprattutto un libro di memorie. E, come nella maggior parte dei libri di memorie, vi si narra di una battaglia, sebbene si tratti di una battaglia piuttosto singolare, perché combattuta da una scuola in nome dell’utopia estetica e sociale di voler armonizzare l’arte con l’industria per migliorare la vita umana. Una battaglia tesa anche a demolire le barriere fra le singole arti, nella convinzione che esse hanno tutte radici comuni. Condotta in territorio tedesco, tra Weimar, Dessau e Berlino, nei primi decenni del novecento, la sua azione rivoluzionaria e le innovazioni da essa generate hanno però travalicato i confini nazionali per “invadere" (leggi: permeare, educare, convertire, arricchire) il mondo intero con un impatto ancora oggi in crescita esponenziale. Una battaglia tesa a conciliare gli aspetti visivi della bellezza – che sono universali e senza tempo – con la razionalità e a privilegiare il rapporto tra la forma e la funzione degli oggetti che vi venivano progettati, eliminando decori e frivolezze. Perché essa, come indica il suo nome, è stata la scuola del progettare e del...