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Petite Maman

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Lady D. secondo Larraín / Spencer: scucire il destino

Si comincia con un doppio arrivo. Dapprima quello di un convoglio militare, che attraversa la desolata campagna invernale per consegnare le casse portavivande contenenti raffinati cibi destinati a essere cucinati per un ricco banchetto. Ci troviamo infatti, come scopriremo meglio più avanti, nella Residenza di Sandringham, dove la famiglia reale inglese ha l’usanza di trascorrere il Natale. Subito dopo, ecco arrivare anche una macchina sportiva, guidata da una delle donne più inconfondibili d’Europa (Lady Diana). Tutti, noi compresi, sanno di chi si tratta, eppure lei è confusa, da sola, procede senza meta, guarda la mappa, chiede indicazioni, cammina sbandando, non sa dove si trova, proprio come se fosse una straniera.    «Fuck am I?» Dove cazzo sono? si chiede; ma intanto ecco che l’apparizione quasi fiabesca, tra i campi, di uno spaventapasseri che indossa un vecchio giaccone scolorito di tela cerata rossa accresce l’effetto di opacità, ma al tempo stesso rappresenta anche un segnale certo per la donna, che lo riconosce subito, e corre verso quel fantoccio che spunta da un paesaggio di nebbia così irreale, somigliando all’anima di un regno ultraterreno. Addosso a quel...

Almodóvar, Sciamma, Sorrentino / L’immagine della madre: sdoppiamenti, traumi e memorie

Tra i film più belli del 2021 ci sono tre opere molto diverse, che tuttavia sembrano dialogare intorno a come oggi si possa ripensare il cinema in quanto immagine del tempo. Si tratta di Petite Maman, di Céline Sciamma, Madres Paralelas, di Pedro Almodóvar, e È stata la mano di Dio, di Paolo Sorrentino.  La madre è il comune nucleo simbolico e formale attorno al quale questi lavori ruotano, in due casi fin dal titolo. Ma la madre non funziona semplicemente da contenuto, evento emotivo, o ricordo, bensì come immagine costitutiva e strutturante. La presenza di una situazione materna variamente modulata (ora sviluppata come espediente fiabesco, ora come dispositivo drammatico di intreccio, ora come messa in scena del passato) opera come varco dove scavare, anzitutto in senso filmico, possibilità diverse di riconsiderazione e di rielaborazione formale del passato.  Sia Sciamma, che Almodóvar che Sorrentino hanno costruito trame originali piene di sdoppiamenti, ripetizioni e elementi trattati in maniera seriale e parallela; è come se la finzione, attraverso le simmetrie, costruisse effetti di tensione per via di immagini che a forza di riflettersi possono scoprirsi nuove e...