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Pinocchio: un libro parallelo

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Un bambino tanti bambini / Gli orecchi dei Pinocchi

In tempi duri per gli umani, piovono burattini. Roma è invasa da Pinocchi. Pinocchi rinchiusi, Pinocchi che non ascoltano e, pertanto, si moltiplicano. I Pinocchi di Jim Dine, ad esempio: 11. Il Pinocchio di Codognotto al Mused (Museo della Scuola e dell’Educazione dell’Università Roma Tre), a pochi passi dalla mostra dell’artista statunitense a Palazzo delle Esposizioni. In un luogo ancora troppo poco conosciuto, eppure pubblico: in entrambi i casi uno spazio museale. I Pinocchi di Jim Dine sono come incantati: non inermi, ma fissati nell’atto di dire qualcosa, di dare qualcosa. Sulle pareti dell’ala in cui sono esposti Jim Dine ha anche dipinto alcune sue poesie: scriverle a caratteri cubitali ha sempre significato per lui l’opportunità, in quanto dislessico, di superare la difficoltà di lettura e, in qualche modo, anche di creazione. In fondo a destra c’è un Pinocchio con una sega: è legato a una struttura metallica per la testa. Forse l’artista intende fermare il creato che si fa creatore? Dine ha dichiarato: «L’idea di un pezzo di legno che parla e che diventa un ragazzo in carne e ossa è una metafora dell’arte». Accanto a un Pinocchio tanto ardito Dine dipinge questi versi:...

Collodi visto da Garrone / Pinocchio, l’Italia

“Che Paese meraviglioso era l’Italia”, suona l’attacco della recensione che Pasolini dedica a Un po’ di febbre di Sandro Penna e poi raccoglie nei suoi Scritti corsari. È l’Italia in cui “I paesi avevano ancora la loro forma intatta, o sui pianori verdi, o sui cucuzzoli delle antiche colline, o di qua e di là dei piccoli fiumi”. Così appare sin dalle prime scene l’Italia nel film che Garrone ha dedicato al più famoso libro della nostra letteratura, fatta salva la Divina Commedia: Pinocchio di Carlo Collodi, di sicuro il libro più letto dai bambini sino a qualche anno fa. Un’Italia ottocentesca col suo baricentro in un piccolo paese della Toscana, un luogo e un tempo che precedono l’Italia orribilmente sporca descritta dal poeta friulano nell’ultimo decennio della sua vita e che Matteo Garrone ha ritratto successivamente in modo efficace nei propri film: Gomorra, Reality, Dogman. In questo idilliaco luogo, abitato soprattutto da uomini anziani male in arnese, con vestiti lisi e rattoppati, i capelli scompigliati e arruffati, si muove il burattino che Geppetto realizza col pezzo di legno datogli da Mastro Ciliegia.    Matteo Garrone. Un Eden composto di distese di grano...

Sui Manzoni di Daniela Brogi e Silvano Nigro / I Promessi Sposi: un libro parallelo

Allo scrivere Pinocchio: un libro parallelo, c’è da credere che Giorgio Manganelli fosse sollecitato dalla circostanza che quello di Collodi è, strutturalmente, un libro «uno e bino» (anche se, all’atto di concepire il commento dal quale nel 1977 scaturirà quello che sarà uno dei suoi capolavori, il Manga non poteva in effetti conoscere il saggio di Emilio Garroni che, uscito due anni prima, quella doppiezza aveva codificato una volta per tutte). A guardia del suo appartamento romano, in Via Chinotto numero Otto, mitobiografia vuole fossero, appunto, due grandi Pinocchi di legno.   Sebbene Manganelli concepisse I Promessi Sposi come opera autocentrata e autotelica, centripeta anziché centrifuga, «tolemaica» insomma (così la definisce in un “a parte” di Laboriose inezie), e dunque squisitamente antipinocchiesca, c’è da credere che avrebbe avuto ragione di ricredersi: ove avesse potuto leggere i due bellissimi saggi che – usciti in parallela simultaneità lo scorso ottobre – pongono le basi per leggere finalmente – al netto degli obblighi scolastici che da sempre, nell’imporne lo studio, ne vietano il godimento – il romanzo di Manzoni (quell’altro,...