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Sergio Bologna

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Intervista a Sergio Bologna / L’incidente di Suez e la fabbrica del mondo

La conclusione della crisi di Suez con la ripresa dei flussi marittimi non significa necessariamente il ritorno al business as usual, come si affrettano a cantare gli osservatori economici mondiali. Come nelle crisi finanziarie e in quelle ecologiche e pandemiche, si è trattato di un preciso segnale di fallimento del mercato e del necessario ripensamento del modello di trasporti mondiali delle merci sin qui invalso (gigantismo navale, importazione dall’Asia di gran parte dei prodotti, anche quelli essenziali e strategici, perdita di capacità produttiva dei sistemi locali in agricoltura e nell’industria, danni all’ambiente e inquinamento) i cui costi ambientali, sociali ed economici sono crescenti.   Sulla crisi del trasporto marittimo mondiale di questi giorni abbiamo intervistato Sergio Bologna (Trieste 1937), storico, germanista, traduttore di L’anima e le forme di G. Lukács, studioso del nuovo lavoro autonomo, e uno dei maggiori esperti italiani di logistica e trasporti marittimi che su questi temi ha scritto Le multinazionali del mare (2010).  1. La crisi delle forniture mondiali di merci causata dall’incidente occorso alla Ever Given è un episodio eclatante: è un...

"Non si esce vivi dalla precarietà. Non si esce vivi da soli” / Non è lavoro, è sfruttamento

Marta Fana, dottore di ricerca presso l’Institut d’Études Politique de SciencesPo a Parigi e giornalista, ha scritto un libro che, giunto alla terza edizione in poche settimane, è diventato occasione per tornare a discutere della condizione del lavoro in Italia. Si intitola Non è lavoro, è sfruttamento con involontario ossimoro, poiché, evidentemente, il lavoro è sempre sfruttamento. Benché infatti abbia fondato la possibilità per gli individui di uscire da relazioni di servitù e la possibilità di “esistere per sé stessi”, tuttavia, a partire dall’avvento del sistema di produzione capitalistico, esso è attività comandata (“lavoro comandato,” nell’espressione di Adam Smith), cioè, anche e soprattutto, fonte di ricchezza per altri. Certo, Marx non era arrivato a immaginare un mondo nel quale l’accumulazione sarebbe stata capace di crescere pur evitando di pagare del tutto (o quasi) la “merce” per eccellenza, “la madre di tutte le merci” come l’ha definita Sergio Bologna, cioè esattamente il lavoro. Processo che si sta traducendo in un’esplosione esponenziale della dinamica dello sfruttamento che si scarica sugli esseri viventi e sulle risorse naturali, con creazione di profitti...

Rifkin e il capitalismo

Spesso l’economia collaborativa viene vista come un’alternativa al capitalismo. L’idea è che le nuove tecnologie di produzione, come le stampanti 3D, insieme a nuove forme di organizzazione, come le reti peer to peer o la sharing economy, saranno in grado di rendere obsoleti i vecchi dinosauri dell’economia capitalista e di realizzare una nuova società collaborativa, in modo non conflittuale. Ci sarà semplicemente un processo di evoluzione, che porterà a una nuova ecologia economica al cui interno il capitalismo ricoprirà un ruolo minore. Uno dei maggiori sostenitori di queste prospettiva evolutiva è Jeremy Rifkin. Vorrei partire dal suo ultimo libro per riflettere brevemente sulla relazione fra economia collaborativa e capitalismo.  Nel suo The Zero Marginal Cost Society Rifkin sostiene che la combinazione fra stampanti 3D, la produzione decentralizzata di energia e la nuova internet of things ridurrà i costi marginali della produzione materiale a quasi zero. Gli oggetti materiali diventeranno free, così come è diventata free l’informazione con la diffusione del primo internet negli...

L'ordinamento Universitario

Dopo avere seguito le mie lezioni di Teoria e Metodo dei Mass Media, che tenevo alla facoltà di Grafica e Art Direction, in un noto istituto di alta formazione italiano, molti studenti mi hanno testimoniato di non sentirsi per niente arricchiti nel loro bagaglio di conoscenze in quella Facoltà. Sostenevano d’aver arricchito il loro savoir faire, ovvero di essersi meglio attrezzati per erogare un servizio.   Questa situazione è tipica della tendenza attuale dei corsi skill-oriented che hanno colonizzato l'alta formazione nel nome di una proceduralizzazione e linearizzazione delle forme di conoscenza. Entrambe queste azioni sono assoggettate e sottoposte al dominio di uno 'scopo': il lavoro, che è trasformato nel 'fine' stesso dell'alta formazione. Non si insegna più per fare acquisire un bagaglio di conoscenze, ma si insegna il fine della managerializzazione, ovvero un obiettivo profetico.   Secondo Sergio Bologna, uno dei più interessanti e validi teorici del lavoro postindustriale, la competenza – in inglese skill – non rientra nella sfera del lavoro di conoscenza, quello...

Le parole del Novecento / 1960-1970

Continua il nostro speciale Le parole del Novecento, organizzato in collaborazione con il Museo del 900 di Milano e con Storyville – che ha ideato e prodotto l’iniziativa.   Per un giovedì al mese, nella Sala Fontana del Museo del 900, si potrà partecipare al ciclo di incontri intitolato 5x10 e dedicato all’approfondimento della storia, non solo dell’arte, di ogni singolo decennio del ventesimo secolo.   Cinque parole per raccontare un decennio è un gioco che facciamo con studiosi ed esperti che raccontano al pubblico del Museo e di doppiozero le parole che, secondo ognuno di loro, hanno caratterizzato i decenni del Novecento. Ogni studioso ci racconta un decennio del secolo, una volta al mese, per dieci volte.   Pubblichiamo qui i video dell’ultimo incontro, condotto da Sergio Bologna. A voi lettori il divertimento di interpretare le cinque parole scelte, di trovarne di nuove, di confutarle: spazio libero ai commenti.