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Somiglianze

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Milo De Angelis: Linea intera, linea spezzata

C’è una linea – un confine da valicare, una porta da attraversare – presente da sempre nella poesia di Milo De Angelis, che potremmo chiamare dell’inafferrabile. Sta lì nel chiaroscuro dell’incomprensibile, uno scenario di finestre a volte aperte a volte chiuse, un posto dove non è necessario capire, comprendere, ma è ragionevole lasciarsi andare, seguire la luce che viene dai testi, fermarsi nell’attimo in cui si fa più fioca, attendere perché tra un istante, tra uno o due versi ci inonderà, e l’ombra proiettata sul muro potrebbe essere la nostra, è di certo la nostra, ma non starà lì a lungo, è destinata a sparire, come il muro che si creperà o finirà alle spalle del prossimo angolo, in un pozzo di misericordia, in un ricordo. E per lasciarsi andare bisogna essere consapevoli, De Angelis non domanda abbandono ma coscienza. La capacità di seguire un percorso che non va da nessuna parte, almeno non ci arriva dritto. Averlo letto in tutti questi anni ci fa somigliare di più a qualcuno che stia viaggiando per cerchi, come quelli della 90 e della 91 che seguono la circonvallazione esterna di Milano, solo che il percorso non è mai lo stesso. La filovia di De Angelis ci conduce in un...

Cerchiamo qualcuno che ami la poesia / Milo De Angelis. Qualcosa di urgente

Il primo libro di Milo De Angelis, Somiglianze, esce nel 1976 (lo stesso anno della nascita del punk, per intenderci, e del quasi-sorpasso del Partito Comunista alle elezioni politiche). La scena della poesia italiana di quegli anni – con la presenza ancora attiva di alcuni grandi del Novecento, da Caproni a Sereni a Zanzotto – vede la sostanziale egemonia della neoavanguardia degli anni ’60, mentre si affacciano le più svariate forme di sperimentazione (cfr. l’antologia Poesia degli anni Settanta, a cura di Antonio Porta, 1979). In poesia come in musica, e nelle altre arti, “trasgressione” e “creatività” sono quasi obbligatorie. L’Italia, come sappiamo, sta attraversando un periodo di grande fermento sociale e politico, un lungo post-Sessantotto pieno di speranze e di violenze, che investe anche il dibattito culturale e artistico.     De Angelis, che ha venticinque anni ed è nato e vissuto a Milano, dovrebbe in teoria condividere –in un modo o nell’altro, almeno in parte – le esperienze politiche e culturali della sua generazione; invece, spunta sulla scena come se piovesse direttamente dall’Elicona. Mentre i suoi coetanei stanno sulle barricate o vanno ai concerti...