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Teatro Vagante

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Operina di buon augurio per il nuovo anno / Canto del monaco Silvano

Giuliano Scabia tutti gli anni, dal 1976, scrive un’operina per gli amici, che stampa a proprie spese. La spedisce per posta ma soprattutto, quasi sempre, la porta personalmente, con complici musicanti e recitanti, nei paesi dell’alto Appenino reggiano che nel 1974 visitò con la commedia e la compagnia del Gorilla Quadrumàno e dai suoi amici di Padova, Bertipaglia, Pontemanco Due Carrare, Venezia, Firenze, Este, San Miniato al Tedesco, Vaiano – La Briglia e altri luoghi. L’operina di buon augurio di quest’anno, riccamente illustrata da Riccardo Fattori come varie altre, la regala anche ai lettori di “doppiozero”. In questa riproduzione vedrete solo alcuni dei disegni, che nell’originale contrappuntano di continuo, in modo graficamente emozionante, i testi.     Su per le valli, verso il passo di Pradarena, profondo è il silenzio. È notte – le stelle sono vicine. Ben disegnate si vedono le costellazioni: Orione con la cintura, la spada e i due cani, le due Orse, il Toro. Ma ecco che, lontano lontano, sorge un canto.   IL CANTO   Fra queste foreste, e notte, e cielo   sono arrivato da poco, io – il monaco Silvano.   O tempo – carissimo tempo,   da...

Una conversazione con Giuliano Scabia / Paesaggi con visioni

Firenze, a cavallo tra il vecchio e il nuovo anno, sembra il luogo perfetto per ritornare sui propri passi. Qui, il ricco percorso di un artista come Giuliano Scabia si presenta come il terreno fertile in cui scoprire le dimensioni inesplorate di una poetica che, anche nei suoi voli più lontani, ricongiunge il suo autore a un presente che coinvolge ognuno di noi. L’attenzione per l’intricata filigrana di motivi che concorrono alla creazione di quello che chiamiamo semplicemente “oggi” rappresenta uno degli aspetti chiave della ricerca di Scabia, il quale esplora paesaggi in cui si condensano – come accade per la sua «stralingua» – stratificazioni di tempi e di storie. È proprio dalla consapevolezza della presenza di questa ricchezza sedimentata che è possibile muovere i propri passi, oltrepassando la soglia che separa l’ignoto da ciò che si conosce. In un anno inaspettato come il 2020, che ci costringe a una riflessione sul nostro modo di vivere lo spazio, le parole di un artista come Giuliano Scabia ci aiutano a comprendere in che misura natura, lingua, musica e cammino costituiscano paesaggi in cui si snoda il nostro vissuto, portandoci a riflettere sul significato di partire,...