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Una donna

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Diario (7) / Cordula, dantista femminista

Ma cosa ci fa una donna, e per di più vestita da uomo, nel tempio maschile del dantismo? Attenzione, stiamo parlando di oltre un secolo fa, non dei nostri anni di transgender: 9 maggio 1920, Cordula Poletti varca la soglia della Biblioteca Classense, a Ravenna, per tenervi la sua “lectura Dantis”. Nessuna prima di lei. Non ha paura: camicia bianca e cravatta, una camelia appuntata sulla giacca, scarpe a tacco basso e larga suola spessa, colei che Sibilla Aleramo anni prima aveva chiamato “la fanciulla maschia”, avanza nella Sala di Dante, dove leggerà e commenterà il XXXIII del Paradiso, canto arduo e complesso, la vetta più alta della Commedia. Sembra lo abbia fatto apposta, a sceglierlo: sa che deve competere al massimo livello di difficoltà possibile. Non sente, o finge di non sentire, i commenti, le risatine e le malignità che la sala mormora al passaggio della giovane ravennate ribelle, profumata, in eleganti abiti maschili: tira dritto, depone con cura i fogli sul tavolo della presidenza, e infine si volta a guardare con aria di sfida l’intellighentia della sua città, lì riunita per giudicarla.     Cordula ‘Lina’ Poletti. Prima di farle iniziare il commento...

Una contronarrazione femminile / La donna gelata di Annie Ernaux

Nell’anno della sua pubblicazione in Francia, il 1981, La femme gelée fu accolto da un vespaio di polemiche. Si credeva che ormai la rivoluzione femminista degli anni ’70 avesse fatto il suo corso, che la donna avesse già conquistato una fetta sufficiente di autonomia ed emancipazione; in un simile contesto leggere lo sfogo avvelenato di una donna a proposito di maternità e matrimonio appariva ai benpensanti fuori luogo, di cattivo gusto. L’autrice, Annie Ernaux, era all’epoca al suo terzo libro; non poteva ancora essere definita la più autorevole scrittrice francese vivente. Così il romanzo passò in sordina e, dopo alcune discussioni accese nei salotti tv, fu presto dimenticato. Quarant’anni dopo La femme gelée figura tra i libri più venduti in Francia, è stato persino tradotto in un adattamento per il teatro. Viene descritto come un romanzo di «un’attualità sconcertante» e brandito come un manifesto sulla parità di genere. Oggi il libro è finalmente disponibile nella traduzione italiana di Lorenzo Flabbi per L’Orma editore con il titolo La donna gelata.    Si aggiunge quindi un nuovo tassello alla storia letteraria e autobiografica dell’autrice francese: in questo...

Il posto, Gli anni, L'altra figlia, Memoria di ragazza, Una donna / Fotografie di Ernaux

Ferdinando Scianna una volta ha detto: «Dopo quarant’anni di mestiere e di riflessione sono arrivato alla convinzione che la massima ambizione per una fotografia è di finire in un album di famiglia». La frase la troviamo in documentario uscito per Contrasto nel 2009. Scianna lascia la frase sospesa, non la spiega perché non è necessario. La fotografia degna di finire in un album di famiglia è innanzitutto quella che vorremmo conservare, in seconda battuta è quella che ci parla, quella che dice qualcosa di noi. Un fotografo del livello di Scianna sa che quello che uno scatto include (insieme a quello che il fotografo sceglie di escludere), se riuscito, ci parla, ci racconta una storia; l’immagine è destinata a raggiungere un livello di dialogo, scambio e intimità con noi che la guardiamo, che emotivamente ci tocca così come potrebbe fare una foto in bianco e nero di nostra nonna. Non possiamo che essere d’accordo con Scianna, anche perché ci è capitato a volte davanti a una sua fotografia di provare quella sensazione. L’ambizione che Scianna ritiene debba accompagnare una fotografia prende per mano i romanzi di Annie Ernaux, che raggiungono lo stesso effetto partendo da un contesto...