Il tuo due per mille a doppiozero

Categorie

Elenco articoli con tag:

Letteratura

(4,165 risultati)

Telefono senza fili / Roland Stragliati, avventuroso traduttore di Primo Levi

Anche in Francia – come nel mondo anglosassone – le fortune di Primo Levi sono state relativamente tardive, e prevalentemente postume. È cosa nota: fuori d'Italia, fu soltanto nella Germania del 1961 che Levi venne riconosciuto per tempo, grazie alla traduzione di Se questo è un uomo ad opera di Heinz Riedt, come una voce importante di testimonianza, se non già di letteratura. In Francia, un riconoscimento pieno non sarebbe intervenuto che un quarto di secolo più tardi. Cioè all'indomani della morte di Levi, nel 1987. E Levi stesso, da vivo, non potè mai togliersi dalla testa che le sfortune francesi derivassero dal rovinoso suo esordio con un editore d'oltralpe: ancora nel 1961, quando Se questo è un uomo era uscito a Parigi, per i tipi di Buchet/Chastel, nella traduzione di Michèle Causse. Caso eminente di traduzione come tradimento. Fin dal titolo del libro, imperdonabilmente menzognero: J'étais un homme.   Nel 1980 – all'uscita in francese di La chiave a stella – Levi poté sentirsi nuovamente tradito. E tradito, per la seconda volta, fin dal titolo della versione transalpina: sia pure a un livello meno profondo e decisivo rispetto al tema dei gradi di umanità o disumanità...

Il nostro saluto / Gli ultimi pasticcini con Giulia Niccolai

Oggi ho saputo che Giulia Niccolai se n’è andata. Ho guardato fuori dalla finestra di casa, per fissare nella mia memoria il colore del cielo. Era quasi giallo. La luce sembrava avvolgere tutto: gli alberi, il lago, le montagne sullo sfondo. Tutto mi è parso immobile. Forse ho capito cosa significa quando il tempo si ferma per un istante. Mi ha avvisata Nicoletta, una cara amica di Giulia. Non sono riuscita a farle molte domande, non ero preparata. Ho ascoltato le sue parole, quasi incredula, incerta se fosse davvero successo. Nicoletta stava in treno. Credo che a quella luce chiara del cielo, assocerò per sempre lo sferragliare del treno. Il primo giorno d’estate è un buon momento per sgusciare via. E poi, a pensarci, la luce ed i treni mi sono sempre piaciuti. Forse anche questo è un regalo, il suo modo di salutarmi come faceva quando andavo da lei a Milano.   Ho conosciuto Giulia perché mi interesso di fotografia e lei per una parte della sua vita ha fatto la fotografa. È stato due anni fa. Non ho molto riflettuto su come fare per conoscerla, forse sapevo che con lei non sarebbe stato troppo difficile. Ricordo che la nostra prima chiacchierata la facemmo a Ravenna, sedute...

21 dicembre 1934 – 22 giugno 2021 / Le tante vite di Giulia Niccolai

Con Giulia Niccolai se ne va uno dei personaggi più straordinari della cultura italiana, uno dei meno noti e appariscenti, ma certamente uno dei più originali e curiosi. Giulia è stata fotografa, scrittrice, poetessa, monaca buddista, traduttrice, saggista, biografa di sé stessa, voce singolare e unica nel panorama letterario italiano dominato da poeti e scrittori per lo più maschi. La sua vita si è svolta tutta in punta di piedi e sui margini della società letteraria. Figlia di un italiano e di un’americana, era nata a Milano nel 1934. Inizia a fotografare giovanissima legandosi al circolo che si ritrovava al bar Jamaica a Milano: Ugo Mulas, Mario Dondero, Alfa Castaldi, ovvero i fotografi che hanno fatto la fotografia italiana del secondo dopoguerra, legati ad artisti come Piero Manzoni, Roberto Crippa, e a scrittori come Luciano Bianciardi, Germano Lombardi, Nanni Balestrini. Ha diciotto anni e se ne va in giro per l’Italia con una macchina fotografica e su un’autovettura; scende dal Nord al Sud per comporre un ritratto del Paese che è appena uscito dalla guerra. Sono fotografie pubblicate da aziende e industrie legate al padre, una possibilità che diventa un’occasione unica...

Verso Paradiso / Dante: poesia come "gloria della lingua"

“Non intendono gli uomini questo Discorso (logos) che è sempre né prima di udirlo né quando una volta lo hanno udito, e per quanto le cose si producano tutte seguendo questo Discorso (logos), è come se non ne avessero alcuna esperienza, essi che di parole e di opere fanno pure esperienza, identiche a quelle che io espongo distinguendo secondo la sua natura ogni cosa e mostrando come è: ma agli uomini sfugge quello che fanno da svegli, e di quanto fanno dormendo non hanno il ricordo.” Eraclito   Supino sul letto, intorno alle cinque del mattino, cercavo di riaddormentarmi. Attribuivo l'insonnia ai tanti pensieri di quel periodo particolarmente duro per me, perciò mi sforzavo di non pensare a nulla. Ma dopo innumerevoli tentativi mi accorsi di non riuscirci. Con stupore, e con un certo spavento, mi rendevo conto che è impossibile non pensare, e che l'attività del pensiero, e con quella l'attività del linguaggio, sono incessanti, e che io ero una specie di reattore nucleare, la mia mente non poteva essere spenta. A corrente alternata viaggia, al contrario, la coscienza, compresa la coscienza di stare pensando. Sottili lame di sonno penetrano nella mia veglia, l'incoscienza è uno...

Ritorna il classico di Carla Forti / L’eccidio Pardo Roques

È il primo agosto quando un gruppo di soldati tedeschi fa irruzione nella bella casa di Giuseppe Pardo Roques. A 68 anni è uno degli uomini più in vista di Pisa. Presidente della comunità ebraica locale, è un erudito, un benefattore. In città si favoleggia della sua ricchezza e della sua patologica fobia per i cani e i gatti. È il 1944 e quello che segue è uno degli eccidi più spietati di cui si serbi memoria. I militari arrivano alle dieci del mattino e se ne vanno ubriachi nel primo pomeriggio. Si lasciano dietro i corpi straziati di dodici morti – cinque cristiani e sette ebrei, fra cui Pardo. La dimora, nel quartiere popolare di Sant’Andrea, è saccheggiata. Un furgone torna più volte a fare il carico di dipinti, oggetti preziosi, mobili di pregio. Un mese più tardi Pisa è liberata. Un mese appena e quelle vite potevano fare il loro corso.  In questa tragedia ci sono domande che pesano come macigni. Perché la rete di complicità che così a lungo ha protetto Pardo d’improvviso cede? Chi ha messo i militari sulle sue tracce? È stata davvero, come si dice, la vendetta di un vicino? E per quale ragione dopo la guerra tanti preferiscono dimenticare?  Quel groviglio di...

L'esordio in prosa / Massimo Gezzi, Le stelle vicine

Accade sempre qualcosa di indefinibile quando un poeta decide di scrivere in prosa. Al di là delle differenze ovvie di genere e di stile, dei condizionamenti della forma e del metro, nonché della diversa tenuta sintattica e contenutistica che un discorso in prosa prevede, in certi casi il trapasso da un codice a un altro sembra verificarsi a un livello più profondo, dai contorni più incerti e quasi pulviscolari. E del resto già Ponge, Tarkos, Prosa in prosa e tutto ciò che ne è conseguito hanno reso evidente la resistenza che alcuni oggetti letterari manifestano nei confronti di una categorizzazione fondata su criteri esclusivamente formali.   Le stelle vicine (Bollati Boringhieri, 2021), la raccolta di racconti che costituisce l’esordio in prosa di Massimo Gezzi, tuttavia, non ha nulla a che fare con il panorama delle scritture di ricerca, com’è evidente considerando le differenze di area, formazione, stile e interessi tra l’autore e i poeti dell’antologia del 2009. Sulla distinzione di genere è peraltro inutile soffermarsi: va da sé che le istantanee fotografate da Gezzi sono racconti dall’impianto assai tradizionale, vicini a certo realismo americano praticato da Raymond...

Un'intervista / David Grossman: la paura e la pace

David Grossman ha ricevuto il 19 giugno a Taormina il "Taobuk award 2021", un premio riservato ai grandi della letteratura mondiale, impegnati nella battaglia per i diritti umani e la democrazia e che, nel passato, è stato assegnato, tra gli altri, a Mario Vargas Llosa, Tahar Ben Jelloun, Luis Sepulveda. Lo incontro la mattina del giorno prima, a Bassano del Grappa, dove è in programma una conversazione con Mario Calabresi, organizzata dal Festival "Resistere" della Libreria di Palazzo Roberti. Non c'è nessuno scrittore che, come David Grossman, dedichi così tanto tempo a parlare della pace tra Israele e Palestina, nessuno come lui che prenda così sul serio il ruolo dell'intellettuale che crede nelle possibilità della parola e del dialogo per avvicinare gli uomini, anche quando sembrano separati da distanze siderali. Mondadori ha pubblicato, qualche mese fa, Sparare a una colomba (2021), una raccolta di saggi e discorsi (dal 2015 al 2020) che Grossman ha tenuto in giro per il mondo.   Ha ricevuto premi per la pace, lauree honoris causa da Università prestigiose, parlato in occasioni come la Conferenza sulla Sicurezza a Monaco o l'Anniversario della liberazione dell'Olanda:...

L’opera di Roberto Paci Dalò / HA: un podcast di soundart

HA è un podcast di soundart creato da Roberto Paci Dalò, a partire da una sollecitazione del 2018 dello storico Adriaan Eeckels, e dedicato al pensiero e alla voce di Hannah Arendt. Dalla collaborazione coi centri di ricerca del Joint Research Centre della Commissione europea, e dal confronto con la filosofa Nicole Dewandre, è nata “una foresta sonora creata dalla voce reale di Hannah Arendt intrecciata con suoni strumentali ed elettronici” – secondo le parole dello stesso compositore. Un viaggio nella fonetica della filosofa e storica tedesca, dove le parole hanno la funzione di materiale sonoro, di vettori che costruiscono una sorta di architettura acustica (che è anche ritratto immaginario): la materializzazione di un pensiero come in un campo di battaglia, in cui la voce si confronta con suoni composti e registrati, voci e rumori. Un viaggio dispiegatosi in formati diversi: opera radiofonica prima (prodotta da ORF Kunstradio, Vienna), poi installazione interattiva audio-video (prodotta da Trieste Contemporanea), quindi podcast (ascoltabile qui); infine un’opera che sarà anche performance, libro, CD.    Non stupisce il carattere polimorfo del lavoro, se si pensa al...

Diario (9) / The Sky over Kibera

Nel 2017 sono stato a Kibera, il più grande slum di Nairobi, e forse del Kenia, per mettere in scena la Divina Commedia con 150 bambini e adolescenti, che non solo Dante Alighieri non lo avevano mai sentito nominare, ma dell’Italia stessa non avevano (i più grandicelli) che una vaga conoscenza, legata esclusivamente ad aspetti di carattere calcistico. Football. A invitarmi là erano stati Riccardo Bonacina, direttore della rivista “Vita”, e Sandro Cappello di AVSI, una Ong che lavora in tutto il mondo, dopo aver letto Aristofane a Scampia, il libro pubblicato da Ponte alle Grazie in cui racconto le avventure della non-scuola, da Ravenna a Dakar, da Mons a New York, passando appunto per la periferia napoletana. Immaginatevi Kibera come uno dei tanti slum del mondo: una distesa infinita di baracche di lamiera, mancanza di fogne e acqua potabile, elettricità fuori legge, disoccupazione e aids, e la piaga più disumana, quella degli street children, bambini rapiti e stuprati, statuine di polvere costrette a chiedere l’elemosina nelle strade del centro di Nairobi. Un inferno.   Forse perché stavamo proprio in quei mesi allestendo il “Cantiere Dante” a Ravenna, decisi insieme a...

Giuseppe Lupo e Alessandro Zaccuri / Scrittori e alberi

“Da sempre le piante esercitano una profondissima fascinazione sull’attività creativa degli scrittori. Con poche eccezioni, si potrebbe dire che ognuno di loro abbia legato a un albero, reale o immaginario, una parte spesso rilevante della sua opera”. Così è presentata la collana Bosco di scrittori, di Aboca Edizioni, fondata sul mandato assegnato agli autori di costruire e raccontare mondi narrativi a partire da una pianta totemica, da una suggestione botanica, dall’ammirazione per l’intelligenza vegetale e le sue “straordinarie qualità sistemiche”.   Così, a partire dall’etimo della parola libro, che rimanda al latino liber, la parte più cedevole e interna della corteccia degli alberi così come il greco byblos in origine designava la lamina fibrosa delle piante, gli scrittori sembrano inevitabilmente invischiati nella linfa che scorre negli alberi e le storie che vi crescono intorno ne conservano leggerezza, fibra e vigore. Gli alberi stilizzati che crescono sulle copertine sono metafore di radici affondate nella propria terra, di un restare che prende le forme della resilienza e della memoria, del germogliare e disperdere i propri fiori nel vento, spargendo un po’ di sé in...

L’Italia tra fragilità e bellezza / Ho fatto un Giro

Nonostante il sottotitolo reciti Diario di una corsa fuori stagione, fin dalle prime pagine di Ho fatto un giro, libro scritto da Gino Cervi ed edito dal Touring Club Italiano (2021), il lettore non ha l’impressione di trovarsi di fronte solo alla cronaca del Giro d’Italia 2020.  Nella scorsa edizione, causa pandemia da coronavirus, la corsa a tappe si è infatti svolta a ottobre e non nella tradizionale collocazione primaverile, a maggio. Nel libro c’è la cronaca, tappa per tappa della “seconda corsa ciclistica più famosa al mondo”; una cronaca fatta di fughe, di vittorie e di fatiche, cronaca di scalatori, passisti e sprinter secondo la tradizionale classificazione dei corridori, ma tutto un po’ lontano, come uno sfondo sfuocato. Una cronaca fatta di partenze e traguardi, con i giornalisti al seguito ma in realtà sempre ad anticipare i ciclisti lungo il percorso per cercare storie e personaggi, per raccontare meglio, dopo, la corsa. Eppure. fin dalle prime pagine, si capisce che c’è dell’altro. Per la scrittura innanzitutto, che ha ben poco della cronaca sportiva ma ben più della letteratura da viaggio, quella colta e misurata di una volta, come nello stile di Bruno Barilli...

Madri e figlia / Maria Grazia Calandrone, Splendi come vita

Lasciamo da parte, ora, la vieta retorica nazionale sulla mamma. Umani siamo: cioè mammiferi sociali che dopo la nascita hanno bisogno di cure parentali assidue e protratte. Di conseguenza, tutto quanto ha a che vedere con la generazione e con il rapporto madre-piccolo investe una zona cruciale ed eccezionalmente vulnerabile della nostra sensibilità. Un esempio indicativo è costituito, nel caso delle adozioni, dal rapporto con l’immagine della madre biologica. Molti figli adottati (tutti?) nutrono il desiderio di sapere di più sulla donna che li ha messi al mondo, e se possibile di ritrovarla e conoscerla, anche quando il legame affettivo con i genitori è molto solido. Ben documentata è poi l’eventualità che il desiderio assuma connotati ossessivi. L’ultimo libro di Maria Grazia Calandrone riprende questo tema con una singolare variazione, quasi un capovolgimento, che disloca direttrici e soggetti dell’ossessione. Per inciso, converrà ricordare che l’etimologia di «ossessione» è obsedere, assediare: verbo che rende bene l’idea di un blocco emotivo abbastanza forte da impedire alla vittima di muoversi, o di allontanarsi.    Splendi come vita, di recente apparso presso...

Latella al Piccolo Teatro / Hamlet, la misura del fallimento

“Di fronte ad Amleto”, annotava Arbasino nel 1965, “mi pare che il problema critico essenziale non sia se lo spettacolo sia riuscito o no, ma se si perde onorevolmente oppure con vergogna”. Antonio Latella, giunto al suo terzo Hamlet, può oggi accostarsi alla questione con la consapevolezza del veterano. Nel libretto di sala – che accompagna il debutto al Piccolo Teatro di Milano dopo il triste walzer di chiusure e riaperture – si legge infatti che per il regista “dirigere Hamlet significa misurarsi con il testo del fallimento”. Dietro questa affermazione, solo apparentemente retorica, si nasconde invero la cifra dello spettacolo: un vero e proprio atto di umiltà registica nei confronti del testo-sirena che ha ammaliato tutti i giganti della storia del teatro. Dopo oltre trent’anni di attività sul campo che ne hanno sancito l’affermazione tra Italia ed estero, Latella arriva oggi al dialogo con Shakespeare come chi non ha più niente da dimostrare, e può permettersi per questo il rischio di un autentico ascolto. Il risultato, va detto subito, è una vera lezione di regia, di quelle che fanno tornare fiducia nelle possibilità del teatro, e alimentano il desiderio di frequentarlo di...

Un libro di Stefano Siviero / Porta Pia: l’Italia a Roma

Narrare, raccontar di storia per mezzo di luoghi e paesaggi è genere letterario nobilmente praticato: penso ad esempio, tanto per rimanere in Italia, a libri recenti come Danubio di Magris, Pianura di Belpoliti, Annibale, un viaggio di Rumiz. Ma l’incrocio di storia e luoghi è lo strumento psicologico utilizzato in molte altre opere, ad esempio nelle pietre d’inciampo poste nelle città europee davanti alle abitazioni degli ebrei deportati dai nazisti con cui si lascia il compito a chi le scorge di immaginare la loro vita e il loro destino. Oppure nelle guide, sia quelle più tradizionali in cui si riporta la storia di un monumento sia di quelle in cui si racconta il passato usando come chiave emotiva un luogo per come ci si presenta oggi, come ad esempio il recentissimo Andare per l’Italia di Napoleone di Bianchi e Merlotti. A questa ultima categoria dell’andar per luoghi appartiene anche il prezioso, accuratissimo, volumetto di Stefano Siviero, economista ed eclettico dirigente della Banca d’Italia: Porta Pia, 20 settembre 1870, l’Italia a Roma, pubblicato da Mattioli 1885 nel marzo di quest’anno.      Vi si compie un tour d’horizon di 1600 anni di storia – dalla...

Pynchon e Kesey / Come gli hippy hanno salvato la letteratura

Gli anni sessanta sembrano non finire mai. Ritornano. E a cicli sempre più brevi. Di quegli anni ritornano i miti. Mai superati, sorpassati, surclassati. E anche se non c’era niente di eroico nell’essere giovani allora, i Baby Boomers si struggono ancora di nostalgia per averli vissuti in prima persona, mentre i Millennials e le generazioni seguenti (X, Y, Z, Alpha), ne scoprono e, sotto sotto, ne invidiano l’irripetibile stagione di creatività.  E se in musica sembra proprio che the times they are [NOT] a-changin’ – lo hanno dimostrato i recenti festeggiamenti per gli ottant’anni di Bob Dylan, sessanta dei quali li abbiamo passati in compagnia della colonna sonora delle sue ballate – nel campo delle arti visive, a Firenze, a Palazzo Strozzi, si festeggia un quarantennio di American Art 1961-2001, dove a farla da divo, già dal manifesto, sono l’imperituro Andy Warhol e la Pop Art nelle sue caleidoscopiche varianti. Questo mentre in letteratura atterrano sui banchi delle nostre librerie due titoli freschissimi di stampa, vanti della controcultura: il primo, un inedito (per l’Italia) di Ken Kesey, A volte una bella pensata, che le edizioni Black Coffee pubblicano in occasione...

Letteratura e politica / Dante abusato

Durante il primo confinamento causato dall’epidemia di Covid-19, a farci “sentire italiani” è stata, per così dire, l’epidemia stessa, l’angoscia che un evento così terribile e inatteso aveva suscitato: tricolori sui balconi, canti dalle finestre e inevitabili, sovrabbondanti dosi di retorica (“andrà tutto bene”, “ne usciremo migliori di prima” e così via). Un anno dopo, agli italiani fiaccati da mesi di pandemia, ripiombati in zona rossa, non poteva bastare il repertorio dei mesi precedenti, ormai inevitabilmente usurato: occorreva affidarsi a un eroe nazionale senza macchia, evocare un grande nume patrio, attorno al quale la nazione, assai provata, potesse ritrovarsi. Chi, allora, se non il sempre caro e austero padre Dante?   La prima edizione della giornata celebrativa dedicata ad Alighieri, nel 2020 era occorsa proprio pochi giorni dopo l’inizio del primo lockdown e aveva colto tutti piuttosto impreparati: annullate molte delle iniziative previste, la ricorrenza era trascorsa senza troppi clamori tanto che i fondati timori che Stefano Jossa aveva espresso per tempo in un articolo su Doppiozero sembravano fugati. In questo 2021, invece, grazie soprattutto al fatto che il...

Un'autobiografia psichica / Emmanuel Carrère, Yoga

In Yoga (Adelphi, 2021), Emmanuel Carrère è preoccupato di farci sapere che quello che racconta in questo suo ultimo libro "è tutto vero". Quando pensa al genere di letteratura che fa, Carrère è fermamente convinto di una cosa: "la letteratura è il luogo in cui non si mente" (corsivo dell'autore), "le cose che scrivo forse sono narcisistiche e vane, ma non sono false". E si premura di spargere, nel corso del romanzo, indizi che avvalorano questa sua, non si sa fino a che punto sincera, presa di posizione: cita i nomi di alcune persone assassinate durante l'attentato terroristico a Charlie Hebdo (uno era davvero un suo amico); incontrando Jean-François Revel (vero padre di Matthieu Ricard, braccio destro del Dalai Lama in Francia) al supermercato, nota che ha il carrello pieno di bottiglie di vino; ci informa che è amico di Michel Houellebecq e che conosce "un po'" Alessandro Baricco; fa un ritratto commovente del suo primo editore, dicendo che lo aveva contattato perché pubblicava i libri di Georges Perec; riferisce dell'incontro, all'inizio della sua depressione, con Wyatt Mason, un giornalista americano che scrive otto pagine su di lui sul New York Times e...

Un libro di Delphine Horvilleur / Nudità e pudore. La misoginia religiosa

È difficile negare che esista un nesso tra misoginia e religione. Le cinquanta studentesse morte in un attentato contro la loro scuola a Kabul ne sono la più recente tragica conferma. Siccome questo e molti altri episodi simili sono accaduti in Paesi islamici fondamentalisti e in società culturalmente arretrate, spesso pensiamo che la misoginia sia una caratteristica dell'islam mentre, in realtà, è presente anche in ambito ebraico e cristiano, per limitarci ai tre monoteismi. Le sfumature sono diverse, ma gli effetti ci sono ovunque.  La discriminazione contro cui una stanchissima Rosa Parks si ribellò nel 1955 in un'America ancora incredibilmente razzista, rifiutandosi di cedere il proprio posto in autobus a un bianco, si è manifestata recentemente sotto forma di discriminazione sessuale in Israele sull'autobus Ashdod-Gerusalemme, quando un ultra-ortodosso ha invitato una giovane donna seduta dietro all'autista a spostarsi in fondo, nei posti riservati alle donne (per inciso, i più disagevoli, quelli in cui ci si sente male più facilmente). Ne nacque un caso che suscitò grande indignazione nel Paese, stigmatizzato dal governo e dalla maggioranza dell'opinione pubblica....

Speciale Sciascia / L’onorevole disgregato di Sciascia

Quando nell’estate del 1964 ricevette da Mario Giusti, suo amico e direttore dello Stabile di Catania, l’incarico di scrivere sul tema della mafia una pièce teatrale per la stagione 64-65, dopo il felice esito l’anno prima sulla stessa ribalta del Giorno della civetta, Leonardo Sciascia batté in una settimana una specie di commedia amara intitolata L’onorevole nella quale la mafia figura nel tipo di un nuovo don Mariano Arena mellifluo e caricaturale, don Giovannino Scimeni, colluso con un parlamentare pescato dalla società civile: sortendo però una sotie pirandelliana per non essere riuscito a sostenere fino in fondo il tono naturalistico di una rappresentazione fin troppo ricalcata dal vero.  In sostanza, proprio quando Sciascia è avviato a imprimere al suo teorema sulla mafia un salto in avanti più scoperto e audace rispetto alle incertezze del Giorno della civetta, quel che con L’onorevole fa è di ripiegare, ancora per prudenza, su una trovata da metateatro: l’attore interprete di monsignor Barbarino, spogliandosi dei paramenti, si rivolge infatti del tutto inopinatamente al pubblico e rivela che è tutto uno scherzo – lo scherzo consistendo nei “moralistici deliri” di...

Diario (8) / La bellezza del mondo

“Educa e spera”. L’ho trovato disegnato a lettere ottocentesche sulla facciata a mezzogiorno del palazzo comunale di Pieve di Soligo. Quel palazzo è stato in origine una scuola e tale origine spiega il perché di quel motto sapienziale. È carico di utopia pedagogica: suona affine all’“aspetta e spera”, che – al di là della nascita funesta in Faccetta nera – nel parlare comune è diventato lo sberleffo cinico a una speranza che mai si realizzerà, ma ne è invece il radicale rovesciamento: semina e spera. È sapienza contadina: fatica e spera. È il senso stesso del fare cultura, del far germogliare: coltiva il terreno, le vite dei ragazzini che ti trovi davanti, suda, mettici il tuo tempo e il tuo sforzo, e poi lascia fare al mistero. Al sole, alla pioggia dal cielo. E prega che il mal tempo, il cattivo terreno, le avversità, gli uccellacci che si lanceranno dall’alto per divorare le sementi, prega che tutto questo non ti distrugga il lavoro. Fai la tua parte. Niente di più, ma anche niente di meno. Questo significa svolgere il proprio compito di educatore, o di genitore, questo in fondo è vivere, non scansando in partenza i rischi e i pericoli, che tanto non è possibile: senza...

Mostre e anniversari / DadaDams: una storia dimezzata

Sono passati cinquant’anni da quando il grecista Benedetto Marzullo a Bologna inventò il Dams, Corso di laurea in discipline delle arti, della musica e dello spettacolo, cui si aggiunsero in seguito indirizzi di comunicazione e cinema. Chiamò a insegnare figure allora fuori dall’accademia, protagonisti dell’industria culturale, del disegno industriale, dell’urbanistica, delle nascenti scienze semiotiche e dello spettacolo, delle arti, della musica, registi e protagonisti dell’avanguardia, ossia, citando in modo incompleto: Umberto Eco, Franco Donatoni, Luigi Squarzina, Renzo Tian, Giuliano Scabia, Ferruccio Marotti, Fabrizio Cruciani, Tomás Maldonado, Pier Luigi Cervellati, Lamberto Pignotti, Furio Colombo, Anna Ottani Cavina, Renato Barilli, Gianni Celati, Guido Neri, Guido Guglielmi, Alfredo Giuliani, Lamberto Trezzini. Il Dams oggi celebra quell’anniversario con una rassegna (online) con incontri con ex studenti e laureati ad honorem, con la laurea honoris causa a Mimmo Paladino e una mostra a lui dedicata, con un convegno e alcuni appuntamenti teatrali, musicali e d’arte e con una festa finale, dal 18 al 20 giugno nel centro di Bologna.    Uno dei punti nodali...

Un verso, la poesia su doppiozero / Gaspara Stampa. Signor, io so che ‘n me non son più viva

Un verso di Gaspara Stampa: dalle sue Rime, che furono in gran parte rime d’amore. I poeti del Cinquecento italiano, rimodulando e reinventando le rime di Petrarca, maestro d’amore, consegnarono ai lettori una meditazione sull’amore che toccò un arco estesissimo di temi e sperimentò un ventaglio amplissimo di registri espressivi: al punto che se volessimo oggi dire del desiderio, delle sue forme, delle sue radici, della sua lingua, basterebbe raccogliere da quei lontani versi figure e motivi, e avremmo un compiuto trattato appunto sul desiderio, sorprendentemente in dialogo con le odierne idee  sul nesso tra desiderio e mancanza, e sulla fisicità e corporeità del desiderio.   Nella stessa epoca numerosi Trattati d’amore e Dialoghi sull’amore (quelli del Tasso, tra i primi) fecero da controcanto ragionativo e analitico alla poesia d’amore. Michelangelo Buonarroti e Gaspara Stampa furono tra i poeti che con più vigore immaginativo affidarono al verso un pensiero dell’amore annodato intorno all’idea di mancanza, di privazione, di vuoto, e con una tensione tutta fisica che allo stesso tempo dialogava, nella finitudine, con la vertigine dell’oltre, dell’impossibile, dell’...

La breve vita felice di Giovanni Cenacchi / Guida alle Dolomiti per escursionisti fuori rotta

Il libro Dolomiti cuore d’Europa. Guida letteraria per escursionisti fuori rotta, da poco pubblicato nelle edizioni Hoepli, raccoglie scritti editi e inediti di Giovanni Cenacchi, scrittore, giornalista, alpinista e fotografo, scomparso a quarantatré anni, il 17 agosto del 2006. Originale figura di intellettuale e di alpinista, riuniva finezza di letture e di scrittura a inconsuete abilità nell’arte della scalata e dell’esplorazione.  Le Dolomiti erano le montagne più amate da Cenacchi. Lui, bolognese nato quasi per caso a Cortina d’Ampezzo, aveva cercato per tutta la vita di scoprire e conoscere quelle montagne. Trascorreva le vacanze, da bambino e poi da adolescente, in un’antica casa nella frazione di Gilardon, ai margini della conca ampezzana, dove la sua famiglia e quella del cugino e amico Pier Paolo prendevano in affitto un appartamento. Avevano undici anni quando, in gita al rifugio Scoiattoli, Giovanni e Pier Paolo fecero la loro prima scalata sulle Cinque Torri. «Dove possiamo trovare una guida per questi ragazzi?» chiesero i genitori all’uomo taciturno dietro al bancone. Lui si tolse il grembiule. prese un paio di corde e guidò i due incerti e timorosi ragazzini...

Un libro di Giuseppe Carrara / Storie a vista. Il fototesto

A dirlo, si rischia di cadere nell’ovvio, tanto il fenomeno è noto e diffuso. Nella letteratura degli ultimi anni la presenza di immagini all’interno dei testi è diventata una specie di costante. Non si contano i romanzi, le raccolte di poesia, le opere di non-fiction in cui compaiono fotografie, disegni, grafici e via dicendo. A lavorare in questo senso sono stati e sono autori molto diversi, da W.G. Sebald a Orhan Pamuk, da Annie Ernaux a Dave Eggers. E stando all’Italia si potrebbero aggiungere i nomi di Walter Siti, Emanuele Trevi, Helena Janeczek, Michele Mari, Antonella Anedda – solo per citare alcuni degli autori e delle autrici che la critica ha più apprezzato e discusso.   Nient’altro che una moda? Declinazione fra le molte possibili dell’attuale tendenza a ibridare le forme? O si tratta di un fenomeno del tutto naturale in un’epoca in cui le immagini possono essere facilmente reperite, copia-incollate e certo anche deformate? Difficile rispondere, soprattutto se non ci si accontenta dell’idea, col tempo diventata una specie di luogo comune, per cui vivremmo in una cultura dominata dalle immagini, in cui il codice visivo verrebbe prima di ogni altro.   Per...