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Letteratura

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Verso Katmandu / Alla ricerca dello sballo perfetto

È l’estate del 1962. A Londra, John, Paul, George e Ringo – al momento quattro illustri sconosciuti – sono rinchiusi, da giorni, negli studi di Abbey Road per incidere il singolo Love Me Do. Il fatto è che la sonorità della batteria non convince il produttore George Martin che farà ripetere l’incisione più e più volte. Prima con Pete Best, mandato a casa dopo quattro giorni di prove, poi con Ringo. Ma ancora non ci siamo. Tenta con un altro percussionista, Andy White, e sposta Ringo al tamburello. Martin continua a non essere soddisfatto, ma preso per stanchezza, finirà per usare la versione della batteria di Ringo. Il 45 giri uscirà il 5 ottobre di quell’anno, infilato in una triste copertina sleeve, quelle di carta scadente con il buco al centro, identificato dal solo nome dell’etichetta discografica, in questo caso la Parlophone.  Malgrado il disprezzo dell’establishment socio-musicale, il disco, e soprattutto il successivo singolo Please Please Me, uscito a ruota, sarà l’insospettato fischio d’inizio di una rivoluzione di costume, incontrollabile e inarrestabile, che vedrà la generazione dei Baby Boomer – accompagnati dall’avventurosa colonna sonora dei quattro ragazzi di...

Reggio e il suo sindaco / Il fascino discreto del comunismo emiliano

Il mestiere di sindaco è particolarmente difficoltoso. Chi fa il sindaco non può adottare quella strategia di distanza rispetto alle persone che viene spesso utilizzata dai leader politici di livello nazionale. In una città di provincia, la tipica città italiana, un sindaco era già conosciuto personalmente prima di venire eletto e continuerà ad esserlo anche alla scadenza del suo mandato. È costretto pertanto a mantenere un rapporto di costante dialogo e ascolto con i suoi concittadini. Allo stesso tempo, però, deve anche saper assumere una funzione di leader. Deve cioè prendersi le sue responsabilità e cercare di trascinare la comunità formata dagli abitanti della città verso traguardi nuovi e possibilmente ambiziosi. Per questo motivo, sono poco numerosi i sindaci che hanno saputo svolgere al meglio il loro mestiere. Renzo Bonazzi è probabilmente uno di questi. Il lettore si sarà chiesto a questo punto chi è Renzo Bonazzi. Una risposta esauriente ce la dà Giordano Gasparini in un libro da poco pubblicato presso l’editore Aliberti: Renzo Bonazzi. La cultura a Reggio Emilia. 1942-1976.   Gasparini, dirigente culturale che a Reggio Emilia è stato direttore dei servizi...

Un saggio dell’economista francese / Thomas Piketty: la Storia maestra di uguaglianza

“Tra le novità che attirarono la mia attenzione durante la mia permanenza negli Stati Uniti, nessuna mi ha maggiormente colpito dell’uguaglianza delle condizioni. Senza fatica constatai la prodigiosa influenza che essa esercita sull’andamento della società: essa dà allo spirito pubblico una determinata direzione, alle leggi un determinato indirizzo, ai governanti dei nuovi principi, ai governati abitudini particolari”. Con queste celebri parole, Alexis de Tocqueville introduceva nel 1835 il suo studio sociologico e politico, compiuto sul campo oltreoceano, La democrazia in America, indicando subito quello che ai suoi occhi appariva non solo come il principio fondamentale delle istituzioni democratiche americane, ma anche l’ideale e la meta verso i quali vedeva incoercibilmente convergere le aspirazioni profonde e la storia sociale e politica anche degli europei: l’uguaglianza. E più avanti aggiungeva, non senza un tono retorico: “Il graduale sviluppo dell’uguaglianza delle condizioni è un fatto provvidenziale; e ne ha i caratteri essenziali: è universale, duraturo, si sottrae ogni giorno alla potenza dell’uomo; tutti gli avvenimenti, come anche tutti gli uomini, ne favoriscono lo...

Il Darwin inconsolabile di Calamaro / Una lenta Apocalisse

Riccardo Goretti entra in scena trafelato, spingendo sul palco vuoto un carrello del supermercato colmo di vivande e le prime parole che pronuncia sono dedicate alla voce pre-registrata che qualche secondo prima ha annunciato Darwin inconsolabile (un pezzo per anime in pena) di Lucia Calamaro e gli altri spettacoli in programma negli spazi del Teatro di Roma: sornione e perplesso rimarca l’errore di pronuncia della voce (che effettivamente ha detto Tumas e non Thomas Bernhard), aggiungendo che un tempo le voci nei supermercati non informavano i consumatori sugli spettacoli che si svolgono al Teatro Valle ma su quale scaffale si trovano i generi alimentari, e il pubblico della sala b del Teatro India ride deliziato per quell’indecidibile eccesso di presenza che lo rintrona come un colpo di gong: è tutto improvvisato, come negli spettacoli degli stand up comedians, o al contrario è tutto programmato, è tutto scritto (persino l’errore di registrazione) da una mano invisibile e onnipotente? E a cosa prelude quel gustoso qui pro quo tra spettacoli e merci, tra cultura e alimentazione? Ma non c’è il tempo di metabolizzarlo perché dalle quinte entrano una dopo l’altra tre donne con i...

21 gennaio 2012 – 21 gennaio 2022 / Vincenzo Consolo: come ho scritto i miei libri

Il 10 agosto del 1999 abbiamo incontrato Vincenzo Consolo nella nuova casa dove si era trasferito da qualche tempo dopo gli anni trascorsi in via Volta, in una abitazione dove mi era capitato di andare a trovarlo e di conversare varie volte con lui. Mi aveva coinvolto persino in un documentario su Mastronardi che aveva girato per la Rai dove lavorava. Avevo anche cominciato a recensire i suoi libri a partire da Nottetempo, casa per casa del 1992, con cui poi aveva vinto il Premio Strega, e a presentarli insieme a lui. Stavamo preparando io e Elio Grazioli un volume della collana di Riga edita allora da Marcos y Marcos, il numero 17 della serie, intitolato Italia due, in cui volevamo fare il punto su arte, letteratura, critica, teatro, nel passaggio al nuovo millennio. Il volume seguiva un precedente libro, Italia, di cinque anni prima composto di un fitto epistolario tra i due curatori – io e Elio – e una serie di autori che appartenevano a varie generazioni che avevano operato negli anni Ottanta e nei primi anni Novanta, una corrispondenza che insieme a testi e interventi occupava oltre 400 pagine: Martegani, Moresco, Cabiati, Guaita, Luigi Grazioli, Cingolani, Claudia...

Confessioni di una schizofrenica / Un Marziano nella mia mente

Capita. Può capitare a tutti di svegliarsi una mattina e di assistere, sconvolti e increduli, alla propria trasformazione. Non in un grande insetto come accade al giovane Gregor Samsa, ma nella cavia di un esperimento per studiare la specie umana. Un uomo coperto di squame violacee seduto sul vostro letto vi dà l’annuncio: sarà la vostra mente l’oggetto dell’indagine. Il viaggio nell’autre monde sta per iniziare, in compagnia di Sharp e Hinton, Sophisticated e Wimp, Dorraine e Nicky, tipi strambi, ragazzini e uomini anziani. Sono solo alcuni degli Operatori che entrano nella vostra testa spalancata come in un terreno di gioco dove scontrarsi e sfidarsi, nascondersi e provocarsi per vincere ai punti. Mentre voi vi sentite già un mostro, un fantoccio sbudellato. “La sola cosa che vi può aiutare a quel punto è il demone al comando: la vostra stessa mente inconscia” (p.16).   Ancora oggi non si sa chi sia Barbara O’ Brien, l’autrice di Operatori e cose. Confessioni di una schizofrenica (trad. di Maria Baiocchi e Anna Tagliavini, postfazione di Michael Maccoby, Adelphi). La sua identità rimane sconosciuta, ma il suo testo, che possiede la chiarezza di un resoconto diagnostico e la...

Un’antropologia del conoscere / Michel Serres, Roma. Il libro delle fondazioni

“Confesso, come è stato per molti, di aver disprezzato Roma. Popolo ottuso, rude e guerriero”. Così scriveva Michel Serres in Roma. Il libro delle fondazioni (1983) che Mimesis ha da poco ristampato nella traduzione apparsa nel 1991 per Hopefulmonster, dovuta all’architetto fiorentino Roberto Berardi. In Grecia il logos dà origine alle idealità formali della filosofia e della matematica, a Gerusalemme il soffio dello spirito s’incarna nel tempo e nello scritto; Roma invece non dialoga, non decifra il libro, non si preoccupa di accedere alla verità o alla bellezza. Eppure, rileggere Ab urbe condita di Tito Livio consente di trovare delle vene d’oro nella roccia in apparenza sterile. Che la filosofia si trovi in luoghi inattesi è quanto Serres ci ha insegnato, dagli anni Sessanta fino alla morte nel 2019: nei racconti di Balzac o nei romanzi di Zola, sulle tele di La Tour, di Carpaccio o di Turner, se non nei fumetti di Tintin. In modo simile all’Egitto, suggerirà Statues (Grasset, 1987) – il secondo libro delle fondazioni, dopo Roma, il terzo sarà Le origini della geometria (Feltrinelli, 1993) –, Roma risiede dentro i suoi gesti, incarna il materiale, la cosa (res), quel che l’...

Damon Galgut / Quattro funerali e una promessa

Mentre leggo La promessa di Damon Galgut (e/o, 2021, traduzione di Tiziana Lo Porto) mi rivedo a Johannesburg, nel 1994, quando con Oliviero Toscani e Fabrica organizzammo al Market Theatre un festival di sostegno a Nelson Mandela. Erano le prime elezioni democratiche in quel Paese e Mandela, tornato libero cittadino e alla testa dell'ANC (African National Congress) dopo quasi trent'anni di prigione, sfidava Frederick de Klerk per la nuova carica di presidente: il primo presidente nero della storia del Sudafrica, proclamato da elezioni libere aperte a tutta la popolazione, e non solo alla minoranza bianca che dominava il National Party. L'apartheid, il sistema legalizzato di discriminazione razziale, era in vigore dal 1948: ai neri non era consentito partecipare alla vita civile, erano segregati nelle township delle grandi città, separati dal resto della popolazione.   Alle soglie del 2000, il paese era ancora preda di questo stato profondo di arretratezza culturale. Votarono diciannove milioni di sudafricani, pazienti, ordinati in file lunghissime ai seggi per dare il loro contributo al futuro del nuovo Sudafrica. Eravamo lì perché Benetton aveva negozi in alcune città e le...

Filosofia del cibo / Massimo Donà fra saperi e sapori

Cosa dire, ancora, del cibo? L’oceano di trasmissioni televisive (documentari, serie, game e reality show, servizi del tg…), film, supplementi di giornale, giornali interi, fiere e fest vari, esposizioni internazionali, parchi a tema, negozi e supermercati gourmet, salumai in vena di chiacchiera, cene fra amici e convivialità relative, blog siti e social, corsi di degustazione di vini olii formaggi caffè cetriolini sottaceto e pasticcini, ricettari cartacei e tutorial in rete, app sullo smartphone, libri, convegni, seminari e chissà quant’altro dovrebbe averci detto ormai tutto su cucina e alimentazione, buona tavola e cantine al top, gusti e disgusti. Una specie di abbuffata di discorsi, una sbornia di parole sembra spingerci tutti, e inesorabilmente, verso un agognato silenzio nei confronti di quel fatto sociale totale che è il cibo.    Ed ecco spuntare sopracciglia aggrottate, sospiri di noia, sbadigli o risatine varie ogni qualvolta si provi a riprendere l’abusato argomento del food (detto in inglese vorrebbe prendere valore), e mettere a tema – come s’usa dire oggi – il valore antropologico della cucina, il peso troppo umano di un’alimentazione che, dribblata...

L’ultimo libro / Paolo Cognetti e la felicità del lupo

Paolo Cognetti ed Estoul, due nomi ormai ben conosciuti da chi ama i buoni libri e le montagne dell’arco alpino.  Cognetti racconta per la prima volta il luogo dove ha scelto di vivere ormai da tredici anni in Il ragazzo selvatico, pubblicato nel 2013 da Terre di mezzo: il suo libro forse più evocativo e coinvolgente, arricchito da alcuni importanti capitoli nella ristampa del 2017. E dedica alla sua baita alcune pagine di A pesca nelle pozze più profonde, un agile saggio di letteratura pubblicato nel 2014 da minimum fax.   Gabriele Vuillermin detto rambo e Paolo Cognetti. Chi ha avuto la fortuna di leggere Il ragazzo selvatico e di camminare tra le montagne e i laghi a nord di Estoul è destinato a ricordare per sempre sia quella storia sia quei luoghi. Il borgo è situato in Val d’Ayas, a 1.800 metri di quota, circondato, senza esserne sovrastato, da montagne alte ma facilmente accessibili. Un paesaggio dolce, dove il sole e la luce non mancano mai. La distesa fluida del Lago della Battaglia, duecento metri sopra, invoglia a non salire oltre troppo velocemente, a lasciarsi incantare dai riflessi e dalle piccole onde che li attraversano. E la solitudine del lago...

1938-2022 / Herbert Achternbusch: scantinati, bar, buie paludi

Una lettera del 2011   Caro Herbert, è passato molto tempo dalla prima lettera che ti ho scritto, ma questa, che per il momento è anche l'ultima, è una lettera particolare: accompagna infatti l'uscita italiana del tuo libro L'ora della morte. Tutto sommato abbiamo aspettato solo dieci anni, prima che arrivasse il momento. La prima volta che ho sentito parlare di te avrò avuto a malapena sedici anni. Tu eri già piuttosto conosciuto allora, avevi girato qualche film, pubblicato dei libri, fra i quali anche L'ora della morte, ma per noi ragazzi di paese eri ancora una scoperta. Non eri molto ben visto, dalle nostre parti, avevi fama di chi sputa nel piatto in cui mangia, era difficile trovare tuoi libri, lì in Bassa Baviera, dove eri cresciuto e dove io cercavo allora di trovare la mia strada. Leggere il nome di un paese come Deggendorf, Hengersberg, o anche il tuo Breitenbach, in un romanzo, mi era sembrato un miracolo, un tocco di luce: c'era dunque la possibilità di scappare da quella provincia e dalla sua lingua, per poterla osservare da fuori! L'identità bavarese ti rimane appiccicata addosso a vita e il modo in cui noialtri parliamo e ci esprimiamo rimanda continuamente al...

Ravenna 10/15 gennaio / Va’ dove ti porta il cane

lunedì   Una donna e un uomo visitano un appartamento con il loro agente immobiliare. È un bell’appartamento, ristrutturato di recente, ha le piastrelle di Vietri e un terrazzino, grande abbastanza per mangiarci in due. In più ha le dimensioni ideali per una coppia, «ma anche per una coppia con un cuccioletto…» suggerisce malizioso l’agente immobiliare in un “a parte” indirizzato a Lui. «Cuccioletto… intendeva un cane?», chiede Lei sottovoce. «Green Pass e biglietto, signora, per piacere», mi interrompe all’improvviso il controllore. Alzo gli occhi dal fumetto che sto leggendo e glieli mostro entrambi. Poi mi guardo attorno. La freccia verso Bologna, quella delle quattro e mezza, è semideserta. Anche la stazione di Firenze alla mia partenza era insolitamente desolata. Mi tornano alla mente certe immagini del lockdown. Oggi però non ci voglio pensare. Risprofondo nella lettura, voglio vedere cosa risponde Lele (che poi sarebbe Lui). «Credo si riferisse a un bambino…» bisbiglia a Miriam (che poi sarebbe Lei). A questo punto entro in gioco Io, il lettore. Nella pagina successiva s’impone infatti uno stampatello, quasi segnaletico: «La storia da qui in avanti si biforca. Sarai tu...

18 gennaio 1989 – 18 gennaio 2022 / Bruce Chatwin e il paradosso dei collezionisti

“L’uomo” – disse improvvisamente – “non è stato creato per stare fermo.” Era una cosa che aveva imparato studiando le epidemie. La storia delle malattie infettive era una storia di uomini che si crogiolavano nella loro sporcizia. Osservò anche che il vaso di Pandora era un’urna di coccio del Neolitico. “Dammi retta” – disse – “le epidemie faranno sembrare le armi nucleari tanti giocattoli inutili”. È un breve accenno di dialogo, estratto dai taccuini di viaggio di Bruce Chatwin e riportato nel suo Le Vie dei Canti (Adelphi, 1998). Poche parole – folgoranti nel significato che sarebbe stato – in grado di mostrarci come non tutte le verità con cui abbiamo a che fare quotidianamente ci appaiano sempre riconoscibili. Un frammento di un dialogo letterario che inaspettatamente può farsi presagio e rivelazione: “…La storia delle malattie infettive era una storia di uomini che si crogiolavano nella loro sporcizia...”. L’impensabile si fa pensato, l’invisibile si fa visibile, l’imprevedibile diventa certo...  Poche parole in grado di mostrarci alcune delle qualità della scrittura di Chatwin, capace di muoversi tra aree culturali differenti, in grado di contaminare la letteratura di...

Parole per il futuro / Avvenire

Spesso l’architettura è stata qualcosa come un’immagine realizzata del futuro. Non solo ha mostrato il destino da cui ci si supponeva attesi, ma ha anche inteso realizzare questo destino avveniristico nel presente delle sue costruzioni. È forse questo il motivo per cui i giornali hanno recentemente dato grande risonanza al fatto che a breve la Nakagin Capsule Tower – un edificio composto da due torri nell’esclusivo quartiere di Ginza a Tokyo, non lontano dalla stazione di Shinbashi – verrà smontata. La torre è costituita da moduli che ricordano delle lavatrici ammassate le une sulle altre. Sono capsule ovvero mini-appartamenti dalle dimensioni ridottissime di meno di dieci metri quadrati. Un tempo struttura d'avanguardia architettonica, capace di comporre la tradizione del futon con la tecnologia più innovativa di quei primi anni ’70, quando fu costruita, la Nakagin Capsule Tower si trova oggi in uno stato di forte degrado che ha condotto al suo abbandono.   Esistono indubbiamente superfici che sprigionano la loro potenza evocativa solo quando risplendono, quando nuove di zecca appaiono fatte di un’assenza di tempo che le rende quasi magiche. Eppure è proprio su tali...

10 gennaio 1937 - 2 gennaio 2022 / Il mio Celati

A differenza di quanto accaduto ai suoi amici in carne ed ossa (suoi studenti al Dams, compagni di serate bolognesi o dei suoi viaggi), la mia conoscenza di Gianni Celati è tardiva ed inizia tutta sulla carta (dei suoi libri prima, delle sue lettere poi). Da provinciale (piccolo borgo della piccola Valle d’Aosta) – nel ’78 – insegno in ciò che sopravvive di una scuola sperimentale messa in piedi negli anni precedenti dall’autorità regionale: né scuola media né mediosuperiore, quell’istituzione (“il biennio”) costituisce una sorta di intervallo tra l’obbligo e la scelta dell’indirizzo di maturità: scuola indecisa, scuola di tutti e di nessuno. Il mio còmpito di docente è di accostare alla lingua italiana (orale e scritta) un quindicenne francofono. Còmpito – s’intende – cui non sono assolutamente preparato: strane “lezioni private” in una scuola pubblica, strano precettore pagato dallo Stato. Nelle ore buche, in attesa del mio studente, leggo; e leggo – con cinque anni di ritardo sulla data di pubblicazione – Le avventure di Guizzardi: quella lingua, tutta corpo e scoppiettii del corpo, gioiosa di coloratissime deformazioni, scorretta fino alla genialità e alla poesia sembra...

Un libro del grande Satchmo / Louis Armstrong: un lampo a due dita

Quaranta acri di terra e un mulo. È quanto il Governo Federale degli Stati Uniti promise, pochi mesi prima dell’assassinio del presidente Lincoln, agli ex schiavi di colore. S’era nel gennaio del 1865. Ai proprietari degli Stati Confederati, con quel provvedimento, sarebbero stati confiscati 400.000 acri di terreno, una striscia di terra che si estendeva da Charleston, nella Carolina del Sud, al fiume St. John in Florida, lungo la costa della Georgia. Più di 160.000 ettari di terra coltivabile di cui alcune famiglie di afro-americani avrebbero potuto rivendicare la proprietà. Fu il primo tentativo di riparare ai torti subiti dalle popolazioni afro-americane su suolo americano. A pensarci oggi, e questioni razziali a parte, qualcosa di colossale per le implicazioni politiche che avrebbe comportato: un provvedimento del genere, se messo in atto, avrebbe trasformato il governo degli Stati Uniti nel primo governo socialista della storia.   Di quella solenne promessa non restò nulla. Nell’autunno del 1865 l’ordine fu revocato dal presidente subentrante Andrew Johnson, e i proprietari delle piantagioni del sud tornarono in possesso delle loro terre. Quaranta acri e un mulo. Molti...

Un saggio di Giovanni Attili / Civita: parole, visioni del passato e pietre

Le abbiamo sempre considerate come eterne. Creature senza tempo, che ci hanno preceduto e ci sopravvivranno. Cristalli minerali costruiti dalla specie umana ma che posseggono una autonomia e una forza sconosciute a ogni individuo. Sono i nostri artefatti più grandi e più audaci, gli unici a poter rivendicare di somigliare davvero al mondo. Sono gli unici artefatti capaci di trasformare la consistenza e il sapore della Terra, a renderla veramente abitabile e infinitamente più ricca, da ogni punto di vista. Le città sono state il teatro della libertà dei moderni: è tra le loro viscere che abbiamo distillato una forma di vita che si poteva costruire senza dover rispondere all'identità a cui l’avrebbe condannata un cognome e una genealogia; è negli incontri che esse rendevano possibili che i corpi hanno creato genere e comunità indifferenti alle anatomie; è negli edifici che la componevano che si è prodotta una ricchezza chiamata, almeno teoricamente, a circolare tra tutte e tutti; è nella parola scambiata tra le strade e le piazze che il sapere si è liberato dalle tradizioni e si è aperto a un futuro senza pregiudizio e il piacere ha trovato la forza di sfidare tutti i possibili tabù...

I fantastici mondi dell’Antropocene / Raccontare la fine del mondo

Il 10 ottobre del 1952 uscì per Mondadori il primo libro della collana I romanzi di Urania, in contemporanea con una rivista di racconti. Mentre la rivista durò solo 14 numeri, la collana, che dal ’57 si chiamò semplicemente Urania, divenne il riferimento italiano per gli appassionati del genere. Due anni dopo, nel ’59, Einaudi fece uscire Le meraviglie del possibile, un’antologia di racconti scelti da Sergio Solmi e Carlo Fruttero a cui seguì nel ‘61 Il secondo libro della fantascienza, curato dalla coppia Fruttero e Lucentini, due antologie che ebbero il grande merito di far conoscere la fantascienza anche al pubblico che fino ad allora l’aveva snobbata considerandola un genere minore.    Quello che stava arrivando in Italia in quegli anni era un immaginario di matrice anglosassone, americana in particolare, che aveva una precisa tradizione, una genealogia dove si trovano nomi come Poe, Wells, Conan Doyle, Lovecraft. Nella seconda metà del secolo scorso la cultura di questa matrice ha di fatto monopolizzato il panorama internazionale anche attraverso l’egemonia della propria lingua, l’inglese, che come ogni linguaggio non è mai innocente, ma si porta dietro strutture...

Un libro di Alberto Saibene / Milano: la città che non c’è più

Io e Alberto Saibene abbiamo la stessa età. Lui è del 1965 io del 1966, ma per una questione scolastica (ho fatto prima e seconda elementare in un anno, è una lunga storia) sono cresciuto attorniato da ragazzini del ’65. (Questo per dire che dall’infanzia fino alla fine delle superiori l’età non è mai in senso stretto quella anagrafica ma quella scolastica). Siamo nati e cresciuti, cioè, nella stessa città e negli stessi anni. Perdonate il tono personale di questa che non è una recensione del libro di Saibene – Milano fine Novecento. Storie, luoghi e personaggi di una città che non c’è più – ma un parlarci attorno. Ché il libro mi ha fatto molto riflettere e a ben vedere è questo che ogni buon libro dovrebbe saper fare. La prima delle mie considerazioni, banale forse ma inevitabile, è che quegli anni – trenta, quaranta, cinquant’anni fa – sono ormai abbastanza lontani da poterli dichiarare Storia a tutti gli effetti. Anche se ne abbiamo un ricordo che appare vivido (ma in realtà sempre più sfumato nel mito) possiamo guardarli con la giusta distanza, ora che almeno un paio di generazioni si sono avvicendate.   Quella Milano, la mia Milano di quegli anni, non c’è più, come dice...

Nuove alleanze / Butler e Stengers: la sfida di Gaia

Gaia è un problema. Di più: è una sfida, come l’ha definita Bruno Latour in un libro del 2015, pubblicato in Italia l’anno scorso, intitolato significativamente La sfida di Gaia. Il nuovo regime climatico (Meltemi). Meglio ancora: Gaia è una provocazione. Provoca il pensiero, abbatte le divisioni disciplinari, scuote la filosofia. Perché le questioni che essa pone sono inscindibilmente ontologiche, epistemologiche e politiche: un intreccio in cui tutti i confini sfumano; non solo quelli tra i saperi ma anche quelli tra umano e non umano, organico e inorganico, natura e cultura. Con questa sfida si sono recentemente cimentate due filosofe, Isabelle Stengers e Judith Butler, che hanno sempre percorso vie di ricerca autonome e, anche sul rapporto uomo/ambiente, adottano approcci distinti. Eppure, leggendo le loro ultime pubblicazioni, le parole dell’una sembrano trovare un’eco singolare nelle pagine dell’altra. Una parola, in particolare, risuona nei pensieri di entrambe: «alleanza».   La nozione ricorre nel titolo di un’importante opera di Judith Butler, L’alleanza dei corpi (Nottetempo 2019), che riflette sulle forme di resistenza alla precarizzazione, nonché nel suo ultimo...

Periferica e Cinema Mattotti / Lorenzo Mattotti Underground

Curiosa la doppietta editoriale che Lorenzo Mattotti ci riserva in prossimità di Natale: Periferica e Cinema Mattotti, come dire: il Mattotti marginale e quello che ha sfondato, il Mattotti underground e il mainstream. Procediamo per gradi.   «Senza queste storie non avrei mai imparato cosa significa disegnare». Edito da Rizzoli Lizard, Periferica. Storie ai margini è un romanzo visuale di formazione dove la formazione è l’autoformazione artistica di Mattotti. Va da sé che si tratta di un’occasione ghiotta, anche considerato che le storie sono introdotte da testi scritti dall’autore ad hoc, tanto eloquenti dal punto di vista biografico quanto illuminanti sul piano dell’evoluzione stilistica, dai quali non mancherò di estrapolare sfiziose citazioni. Gli ancora non contagiati dalla magia mattottiana hanno così la chance di capire per filo e soprattutto per segno da dove viene colui che nel 1984, con Fuochi, avrebbe incendiato – figurativamente, cromaticamente – il mondo del fumetto. Gli aficionados possono invece tuffarsi in un voyage à rebours – cronologico e convulsivo come la bellezza spacciata dai Surrealisti – che li condurrà alla rivelazione o alla conferma di quanto...

Un libro di Laura Pigozzi / Sorelle: il mistero di un legame

“La sorella rappresenta per ognuna un limite ma anche la possibilità di capire cos’è un legame: ci spodesta dal trono dell’unicità, fa argine al nostro narcisismo, può provocare una sconfinata gelosia, ma senza di lei non impariamo a far coesistere differenza e uguaglianza, cioè gli assi cartesiani di ogni progetto di umanizzazione”: così Laura Pigozzi riassume l’intento che guida il suo ultimo libro, edito da Rizzoli, dal titolo già di per sé esplicativo, Sorelle. Il mistero di un legame tra conflitto e amore. Attraverso il dono di una scrittura sospesa a metà tra rigorosa riflessione di teoria psicoanalitica e pretesto narrativo, Pigozzi racconta alcune storie di sorellanza, storie “vere” e talvolta tremende che offrono all’autrice il pretesto per riflettere sulle ombre di un rapporto tutto particolare, un rapporto che non si sceglie ma semplicemente accade; un affetto che, come ben avverte il sottotitolo, contiene in sé gli estremi delle passioni, e sa alternare amore a odio, condivisone a egoismo, nostalgia a rancore.   L’“architrave dell’inconscio”, è stato Freud a insegnarcelo, va rintracciata in ciò che la psicoanalisi ha chiamato Edipo, termine attraverso il quale si...

Valori assoluti / Il sigillo di casa Gucci

L’ultimo lavoro di Ridley Scott, House of Gucci (2021), campeggia ai vertici dell’agenda mediatica sin dalle fasi iniziali del progetto, complice il cast stellare e l’imminente centenario della casa di moda italiana. Il film è una trasposizione cinematografica del volume The House of Gucci: A Sensational Story of Murder, Madness, Glamour, and Greed di Sara Gay Forden, risalente ai primi anni Duemila e pubblicato in italiano da Garzanti (2021). Si tratta, dunque, di una narrazione romanzata, drammatizzata, di eventi di cronaca che riguardano le sorti della famiglia Gucci a partire dall’ingresso di Patrizia Reggiani (Lady Gaga) prima nelle vesti di fidanzata, poi di moglie e, infine, di assassina di Maurizio Gucci (Adam Driver). Nessuno spoiler: la storia è ben nota al grande pubblico, così come i vari passaggi di testimone della casa di moda fiorentina, ora parte del gruppo Kering, e attualmente guidata da Alessandro Michele (direttore creativo) e Marco Bizzarri (amministratore delegato).    Tanta notorietà comporta una prima sfida nella costruzione di una narrazione filmica efficace: fare apparire veridici personaggi e situazioni. L’ampia documentazione e la relativa...

Storia del creatore della Pléiade / Jacques Schiffrin. Un editore in esilio

Nel 1931 esce a Parigi il primo volume della “Bibliothèque de la Pléiade”. È identico a quelli che conosciamo oggi: copertina in pelle, decorazioni in oro, papier bible, caratteri Garamond, il fiore all’occhiello dell’editoria francese. Il suo fondatore però non è francese “de souche”, e neanche di prima generazione. La sua storia racconta gran parte del ‘900 e attraversa geograficamente il mondo di quel “secolo breve”. Jacques Schiffrin. Un éditeur en exil è infatti il titolo del volume di Amos Reichman pubblicato, con un’introduzione di Robert O. Paxton, dalle edizioni Seuil, nella bella collana “La librairie du XXIème siècle”. Jacques Schiffrin, Yacha all’epoca, era nato nel 1892 a Baku in Azerbaigian, negli anni della “corsa all’oro nero”. Suo padre, Saveli Schiffrin, arrivato dall’Ucraina – all’epoca questa regione era dotata di uno statuto speciale per gli ebrei – amico dei fratelli Nobel, compra gli scarti delle raffinerie di petrolio e produce il catrame per gran parte dell’impero zarista.  Jacques Schiffrin, come molti ebrei russi, andrà a studiare in Svizzera e da lì seguirà gli avvenimenti della Prima guerra mondiale e poi della Rivoluzione d’ottobre. La Russia...