Il tuo due per mille a doppiozero

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Teatro

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Diario (9) / The Sky over Kibera

Nel 2017 sono stato a Kibera, il più grande slum di Nairobi, e forse del Kenia, per mettere in scena la Divina Commedia con 150 bambini e adolescenti, che non solo Dante Alighieri non lo avevano mai sentito nominare, ma dell’Italia stessa non avevano (i più grandicelli) che una vaga conoscenza, legata esclusivamente ad aspetti di carattere calcistico. Football. A invitarmi là erano stati Riccardo Bonacina, direttore della rivista “Vita”, e Sandro Cappello di AVSI, una Ong che lavora in tutto il mondo, dopo aver letto Aristofane a Scampia, il libro pubblicato da Ponte alle Grazie in cui racconto le avventure della non-scuola, da Ravenna a Dakar, da Mons a New York, passando appunto per la periferia napoletana. Immaginatevi Kibera come uno dei tanti slum del mondo: una distesa infinita di baracche di lamiera, mancanza di fogne e acqua potabile, elettricità fuori legge, disoccupazione e aids, e la piaga più disumana, quella degli street children, bambini rapiti e stuprati, statuine di polvere costrette a chiedere l’elemosina nelle strade del centro di Nairobi. Un inferno.   Forse perché stavamo proprio in quei mesi allestendo il “Cantiere Dante” a Ravenna, decisi insieme a...

Latella al Piccolo Teatro / Hamlet, la misura del fallimento

“Di fronte ad Amleto”, annotava Arbasino nel 1965, “mi pare che il problema critico essenziale non sia se lo spettacolo sia riuscito o no, ma se si perde onorevolmente oppure con vergogna”. Antonio Latella, giunto al suo terzo Hamlet, può oggi accostarsi alla questione con la consapevolezza del veterano. Nel libretto di sala – che accompagna il debutto al Piccolo Teatro di Milano dopo il triste walzer di chiusure e riaperture – si legge infatti che per il regista “dirigere Hamlet significa misurarsi con il testo del fallimento”. Dietro questa affermazione, solo apparentemente retorica, si nasconde invero la cifra dello spettacolo: un vero e proprio atto di umiltà registica nei confronti del testo-sirena che ha ammaliato tutti i giganti della storia del teatro. Dopo oltre trent’anni di attività sul campo che ne hanno sancito l’affermazione tra Italia ed estero, Latella arriva oggi al dialogo con Shakespeare come chi non ha più niente da dimostrare, e può permettersi per questo il rischio di un autentico ascolto. Il risultato, va detto subito, è una vera lezione di regia, di quelle che fanno tornare fiducia nelle possibilità del teatro, e alimentano il desiderio di frequentarlo di...

Diario (8) / La bellezza del mondo

“Educa e spera”. L’ho trovato disegnato a lettere ottocentesche sulla facciata a mezzogiorno del palazzo comunale di Pieve di Soligo. Quel palazzo è stato in origine una scuola e tale origine spiega il perché di quel motto sapienziale. È carico di utopia pedagogica: suona affine all’“aspetta e spera”, che – al di là della nascita funesta in Faccetta nera – nel parlare comune è diventato lo sberleffo cinico a una speranza che mai si realizzerà, ma ne è invece il radicale rovesciamento: semina e spera. È sapienza contadina: fatica e spera. È il senso stesso del fare cultura, del far germogliare: coltiva il terreno, le vite dei ragazzini che ti trovi davanti, suda, mettici il tuo tempo e il tuo sforzo, e poi lascia fare al mistero. Al sole, alla pioggia dal cielo. E prega che il mal tempo, il cattivo terreno, le avversità, gli uccellacci che si lanceranno dall’alto per divorare le sementi, prega che tutto questo non ti distrugga il lavoro. Fai la tua parte. Niente di più, ma anche niente di meno. Questo significa svolgere il proprio compito di educatore, o di genitore, questo in fondo è vivere, non scansando in partenza i rischi e i pericoli, che tanto non è possibile: senza...

Conversazione con Michele Di Stefano / Per una danza “normale”

Tra teatri e spazi espositivi, riprende l’attività di danza anche a Roma. Abbiamo intervistato Michele Di Stefano, curatore del progetto Buffalo per il Teatro di Roma, istituzione presso cui il coreografo cura la rassegna di danza Grandi Pianure. Realizzata in collaborazione con Palaexpo, la seconda edizione di Buffalo si svolge dal 10 al 13 giugno 2021 negli spazi del MACRO, Museo d’Arte Contemporanea di Roma, e dell’Istituto Svizzero. La rassegna internazionale, articolata attorno al titolo Il corpo aperto, prevede la partecipazione di numerosi artisti e artiste tra cui Yasmine Hugonnet, Nicola Galli, Panzetti/Ticconi, Jérôme Bel, Industria Indipendente, Cristina Kristal Rizzo, Francesca Grilli, Daniele Albanese, Collettivo C.G.J., Jamila Johnson-Small, Alexandra Bechzetis e le proiezioni video di Francesca Grilli, Trisha Brown Dance Company e César Vayssié.   Arriverà e ci coglierà di sorpresa, di Francesca Grilli. Da dove nasce il titolo della rassegna, Buffalo? Da un desiderio e da un’intuizione. Il progetto che ho ideato per il Teatro di Roma si chiama Grandi Pianure e presenta come immagine simbolo quella di un bisonte solitario. Non è un titolo che vuole suggerire...

Diario (7) / Cordula, dantista femminista

Ma cosa ci fa una donna, e per di più vestita da uomo, nel tempio maschile del dantismo? Attenzione, stiamo parlando di oltre un secolo fa, non dei nostri anni di transgender: 9 maggio 1920, Cordula Poletti varca la soglia della Biblioteca Classense, a Ravenna, per tenervi la sua “lectura Dantis”. Nessuna prima di lei. Non ha paura: camicia bianca e cravatta, una camelia appuntata sulla giacca, scarpe a tacco basso e larga suola spessa, colei che Sibilla Aleramo anni prima aveva chiamato “la fanciulla maschia”, avanza nella Sala di Dante, dove leggerà e commenterà il XXXIII del Paradiso, canto arduo e complesso, la vetta più alta della Commedia. Sembra lo abbia fatto apposta, a sceglierlo: sa che deve competere al massimo livello di difficoltà possibile. Non sente, o finge di non sentire, i commenti, le risatine e le malignità che la sala mormora al passaggio della giovane ravennate ribelle, profumata, in eleganti abiti maschili: tira dritto, depone con cura i fogli sul tavolo della presidenza, e infine si volta a guardare con aria di sfida l’intellighentia della sua città, lì riunita per giudicarla.     Cordula ‘Lina’ Poletti. Prima di farle iniziare il commento...

Frosini/Timpano / Autopsia della Rivoluzione

Grandi bandiere tricolori bianco-rosso-bleu stinte, cadenti, bordeggiano l’ampia scena vuota, al Fabbricone di Prato. Un grande freddo racconta Ottantanove, l’ultimo spettacolo di Elvira Frosini e Daniele Timpano, con il supporto immedesimato di un attore capace di notevole finezza interpretativa come Marco Cavalcoli: quello dell’idea e della pratica della rivoluzione, delle rivoluzioni che hanno attraversato l’Occidente, dalla presa della Bastiglia alla caduta del muro di Berlino e oltre. “Il mercato sopra di me, la legge del mercato dentro di me”, si sentirà a un certo punto, verso la fine, quando i giochi saranno ormai scoperti e ci si accorgerà che lo spettacolo, con gli attori in bianco e nero come fotografie di un altro tempo, come ricordi lontani di altre epoche, in realtà ci hanno portato in una seduta di autopsia, a dissezionare un cadavere conservato raggelato nel nitore inquietante di una morgue, di un obitorio.   L’uomo della strada protesta, non accetta i troppi cambiamenti: “Noi viviamo in una società che ha deciso di imporre che a un bambino di cinque anni vada insegnato che non ci sono i maschi e le femmine, che ci sono… praticamente un sesso indefinito”. E...

Diario (6) / Dovete morire!

“Dovete morire!”. Così ha risposto un’adolescente, senza pietà, a una signora anziana che rimproverava lei e i suoi compagni di non portare la mascherina e di stare abbracciati. La signora anziana, dall’alto del balcone, si lamentava guardando i giovani lì in basso che non rispettavano le regole, “non siete responsabili!”, gridava. I ragazzi sono stati per un poco ad ascoltarla, sorridendo tra loro, poi la più sfrontata, una testa di riccioli biondi e il dito puntato verso il balcone: “Dovete morire!”.   La scena è avvenuta a Ravenna, non lontano dalla tomba di Dante Alighieri, quella tomba di cui abbiamo raccontato domenica scorsa le tumultuose vicende, legate alle ossa del poeta. Sempre di morte si tratta…   Già. Le regole, il covid: tutto giusto. Dobbiamo essere responsabili, e figurarsi se non debbono esserlo i più giovani, e ascoltare la voce della ragione che li sgrida dall’alto di un balcone del centro storico. Ma anche chiederci: cos’è la “responsabilità” che chiediamo agli adolescenti, in un mondo di adulti sciagurati e irresponsabili? Cos’è la “responsabilità” in un mondo che, a parole, predica e proclama i grandi “valori”, ma nella pratica idolatra il denaro e...

“Tremita l’aria quando sorge amore”

L’ultima volta che ho visto Giuliano Scabia, il 5 maggio scorso, fiaccato dalla malattia che lo avrebbe portato alla morte, gli ho chiesto di leggere il finale della Commedia Olimpica, rappresentata nel 2019 al teatro Olimpico di Vicenza (pubblicata da Laboratorio Olimpico/Atti). La poesia per Giuliano non era solo scrittura, ma era voce, corpo, immagine, pensiero profondo… È stata l’asse di tutto il suo lavoro artistico, un’interrogazione alle lingue del tempo, una trasposizione del presente nei sentieri dell’immaginazione, fuori dalle strade e dalle autostrade dei generi riconosciuti, in cerca delle profondità della foresta e degli sprazzi di luce delle radure.   Aveva appena finito di raccogliere tutta la sua opera poetica, da Padrone & Servo  del 1964 ai suoi ultimi versi, in Canzoniere mio, e aveva ultimato (credo in modo ancora provvisorio, da rimeditare, da risistemare), Chi sia la poesia (leggi su doppiozero), prologo alla raccolta, lettera a un’immaginaria interlocutrice, che sintetizzava però varie persone reali, confessando che non si trattava di un pensiero definitivo: “Mi sono sorte domande, dubbi – e qualche lume. Mi sembra di aver capito che le...

Un’altra stagione / Il teatro, ritorni in sala

“A coloro che, innumerevolmente innumerevoli, non capiscono molto né della mancata apertura di alcuni teatri, né dei movimenti di protesta che li occupano, né di ciò che a loro si oppone, né di ciò che li unisce”. A tutti costoro il drammaturgo Wajdi Mouawad, direttore del Théâtre National de la Colline di Parigi, dedica il suo Manifesto pubblicato il 20 maggio 2021.  È trascorso un anno da quando, su queste pagine, riportando qualche pensiero sul diario di quarantena di Mouawad, scrivevo come la parola condivisa avrebbe potuto rappresentare la chiave della ripartenza delle scene teatrali e, più in generale, della condivisione culturale. Era quasi estate, siamo tornati nelle sale e nelle arene all’aperto, è stata questione di qualche mese, poi il virus ha fermato tutto, ancora. Questo altro anno di sospensione ci ha fatto supporre che la possibilità e forse il desiderio stesso della nostra compresenza potesse rappresentare, come una debolezza carnale qualunque, quella trappola che avrebbe reso necessario un nuovo confinamento. La sospensione si è installata sul teatro come una nebbia che nessuno riusciva a immaginare come e quando si sarebbe risollevata. Come scrive Mouawad,...

Verso Paradiso / Sulle orme di Dante: da Ravenna a Timisoara

L’ombrosa Zona dantesca (o Zona del Silenzio) attorno alla tomba del poeta e alla Basilica di San Francesco è diventata fin da subito il mio rifugio dal sole preferito durante le incantevoli visite a Ravenna. Naturalmente la tomba stessa è una meraviglia, un simbolo degli omaggi al Sommo Poeta di cui ricorre quest’anno il settecentenario dalla morte. Soltanto guardare il piccolo giardino a destra del monumento mi riempie di pace. Essendo cresciuta in Romania e avendo poi vissuto più della metà della mia vita in Austria, i versi della Divina Commedia non mi erano familiari. Inutile dire che conoscevo il contenuto del capolavoro dantesco, ma non lo avevo mai studiato a scuola, come per esempio il Faust di Goethe o La stella della sera di Mihai Eminescu, un poema narrativo in 98 strofe – che mia madre conosceva interamente a memoria.   Così è stato proprio a Ravenna che è cominciato il mio viaggio di approfondimento nel lavoro di Dante, grazie a Marco Martinelli e Ermanna Montanari. La loro scelta di versi dalla Divina Commedia mi ha invogliato a leggerla per intero. Ho sempre temuto che senza una guida, non ci sarei riuscita. Ma Marco e Ermanna si sono dimostrati due guide...

Diario (5) / Il furto delle ossa di Dante

Chi la conosce la storia delle ossa di Dante? Di come furono abilmente trafugate e nascoste dai frati della basilica ravennate di San Francesco, in una notte del 1519, per non consegnarle alla delegazione del papa Leone X e dei fiorentini che volevano riportarle in patria? La vicenda ha il sapore di un thriller politico-religioso, con risvolti burleschi: i francescani contro il Vaticano! I francescani ladri delle ossa! Delle “brave persone”, così li definiva sogghignando mio padre, divertendosi e divertendomi nel raccontarmene la storia, quando ero poco più che un bambino.    Storia che cominciava così: a metà del Trecento, Firenze e Ravenna nutrono verso il poeta sentimenti opposti, per la prima Dante rimane un fuorilegge, la seconda lo venera come lo scrittore che ha onorato la città con la sua presenza. Le copie della Commedia circolano ormai in tutta Italia, e sono diverse le famiglie fiorentine che apprendono di avere un amico o un parente relegato “all’inferno” da quel nemico della patria. Come perdonarlo? Si tenta di cancellare la memoria del “traditore”, ma invano. La fama di Dante cresce: a 40 anni dalla morte, Boccaccio scrive il Trattatello in laude di Dante,...

Teatrante e scrittore / Ciao Giuliano Scabia, poeta luminoso

Se n’è andato poco prima di compiere 86 anni Giuliano Scabia, poeta luminoso, inventore di teatro fuori dai ranghi, narratore fantastico. Il papà di Marco Cavallo, simbolo della liberazione dalle mura dei manicomi, è morto stamattina nella sua casa di Firenze, conservando, quasi fino alla fine di una lunga malattia, uno spirito divinamente fanciullesco. Qualche giorno fa mi aveva raccontato lo schema del suo quinto romanzo di Nane Oca, che rimarrà purtroppo incompiuto, la storia della Vaca Mora a Stoccolma per il Nobel, che incontra il Toro Incorna, insieme a tutti i fantastici personaggi della sua saga del Pavano Antico, Ruzante più Teofilo Folengo, alla ricerca di una stralingua padana (e poetica) e di quella della capacità di fantasticare che troppo spesso in tutti noi si assopisce.   Marco Cavallo   Nato a Padova nel 1935, aveva iniziato a produrre le sue visioni immergendosi nella poesia con Padrone & Servo (1964). Aveva collaborato con Luigi Nono con testi per La fabbrica illuminata, composti ascoltando gli operai dell’Italsider di Genova. Dopo l’incontro con il regista Carlo Quartucci, aveva scritto i primi testi per il teatro, Zip-Lap-Lip-Vap-Mam-Crep-Scap-...

Il Čechov di Morganti / Festino in tempo di peste

“Tutto era musica, il modo di alzare e posare i piedi, certi movimenti, il modo di correre e di star fermi, di aggrupparsi, le loro combinazioni di danza quando, per esempio, uno posava le zampe anteriori sulla schiena dell'altro e poi si allineavano (…) o quando strisciando col ventre quasi per terra formavano figure intrecciate e non sbagliavano mai.” Così scriveva Franz Kafka in uno dei suoi ultimi racconti, Indagini di un cane, nato dall'impressione che gli aveva suscitato il grande e povero teatro della compagnia yiddish guidata da Jinizchak Löwy. Tutto è musica, quasi nello stesso modo – cani a parte – in Le nozze di Čechov che Claudio Morganti ha portato in scena al Fabbricone di Prato con gli attori del Gruppo di Lavoro Artistico del Met; e lo è fin dal primo momento, quando, facendo scricchiolare il silenzio come la giuntura di un vecchio armadio, Roberto Abbiati si presenta sul proscenio, gli occhi sgranati, il volto lunare da clown esposto al pubblico, e ingaggia con un malandato contrabbasso a cui è rimasta solo una corda uno dei suoi dialoghi borbottati alla Mac Ronay. Poi sale sul podio sistemato sulla destra della scena, rassegnato one man band chiamato a...

Mentori carismatici, violenze e menzogne / Susan Choi. Esercizi di fiducia

Un martedì di zona rossa io e mia sorella, munite di mascherine e consueto cattivo umore pandemico, attraversando il ponte di un parco di Torino, ci siamo imbattute in un ragazzo che voleva buttarsi giù. Fu un’esperienza strana e spaventosa. Sul momento però mantenemmo una freddezza imprevista. Io, non appena compresi i suoi intenti, placcai il ragazzo che stava oltre la transenna del ponte, mia sorella, a sua volta, bloccò un ragazzo arabo che faceva jogging nel parco. Il runner senza dire una parola sollevò l’aspirante suicida riportandolo nella parte sicura del ponte. Passammo poi gran parte del pomeriggio con loro, parlammo molto ed infine ci assicurammo che il ragazzo contattasse e raccontasse dell’accaduto al suo psichiatra. La cosa perturbante però avvenne la sera quando io e mia sorella iniziammo ad interrogarci reciprocamente sull’esperienza che avevamo vissuto, come se dubitassimo se fosse accaduta realmente. Più ne ripetevamo i dettagli e le nostre reazioni e più ci sembrava inventata. Il risultato di un avvenimento scioccante si tramutò rapidamente in una narrazione, creata da due menti forti solo dell’aver vissuto insieme una stessa situazione. Una storia verosimile,...

Diario (4) / E dopo il Paradiso cosa c'è?

E “il quarto pezzo”? Quando nel 2017 iniziammo a lavorare all’Inferno, mi ritrovai insieme a Serena Cenerelli a spiegare a un gruppo di signore la struttura dell’intera Commedia, il viaggio dalla selva oscura al Paradiso, la divisione in tre cantiche, ovvero in tre parti. Una signora chiese: “E il quarto pezzo”? Non compresi. Il quarto pezzo… in che senso? E lei, convinta, serissima: “Il quarto pezzo, dico, dopo Inferno, Purgatorio e Paradiso…”    La domanda forse rifletteva le abitudini dell’era dello spin-off, ovvero la cultura delle serie televisive, per cui una storia, se ha ben “funzionato”, una volta finita va comunque continuata, magari inventandosi le vicende di un personaggio “secondario” che nella storia-madre non era protagonista: non Dante quindi, ma, che so, le vicende che han portato all’omicidio di Pia dei Tolomei o quelle del musicista Casella o i furori di Gianciotto Malatesta, detto anche “Gianne lo Sciancato”, politico e condottiero, tradito dal fratello Paolo e dalla sposa Francesca: appunto, il “quarto pezzo”.    Inferno, Teatro delle Albe, 2017, © Silvia Lelli. O forse quell’errore nascondeva qualcosa di più? La cosa mi è tornata in...

Conversazione con Cesare Ronconi / Pinocchio, o il fuoco dell’adolescenza

Il Pinocchio del Teatro Valdoca con la regia di Cesare Ronconi è Silvia Calderoni, attrice che in scena si muove, corre, si agita, brucia, traducendo in avventure fisiche le storie del burattino di Collodi. Il pezzo di legno c’è, in mezzo alla platea svuotata delle sedie del teatro Bonci di Cesena, dove ENIGMA. Requiem per Pinocchio, con i testi poetici di Mariangela Gualtieri, debutta in prima assoluta venerdì 14 e sabato 15 maggio. In realtà non è un pupazzo: Pinocchio, su una portantina-barella nel parterre, è un mucchio di tronchetti e rami di potatura di viti e olivi che culminano in una testa sbozzata. Accanto alla protagonista, la Fata è Chiara Bersani, con il danzatore Matteo Ramponi come Mangiafoco, con il canto di Silvia Curreli e Elena Griggio e gli interventi musicali dal vivo di Attila Faravelli, Ilaria Lemmo, Enrico Malatesta.     Perché avete scelto Pinocchio? L’origine dello spettacolo è molto semplice. Nasce un po’ per caso. Ero a Venezia a fare un seminario all’università inglese e dormivo alla Giudecca. Silvia lavorava in un’isoletta vicina. Passeggiando, ho visto la scultura di un artista: era una figura simile a Silvia e mi richiamava alla mente...

Verso Paradiso / Dante a teatro: un dialogo

FS: Un discorso su Dante insieme a Federico Tiezzi non può che partire da quei tre spettacoli su Dante che realizzasti tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. Fu un’operazione storica, ancora sono presenti nella memoria di chi li vide, fanno parte per molti attori e storici del teatro di un immaginario di riferimento. Come nacque il progetto?   FT: Sono già passati trent’anni. Era il 1989: a Prato, la direzione del Teatro Metastasio mi chiese di dare una ideale continuità al Laboratorio che Luca Ronconi aveva attivato nel 1978 in quella città. A quel Laboratorio, origine della vocazione al teatro per molti giovani dell’epoca, avevo compreso in maniera definitiva il significato della parola recitazione. Per me era stato un momento di apprendistato e riflessione sul teatro, sulla regia, sull’attore che collocavo accanto ai significativi incontri che avevo avuto con Julian Beck e Judith Malina del Living Theatre, con Eugenio Barba e Jerzy Grotowski, con Peter Brook, con Steve Paxton e Trisha Brown, con gli artisti Alighiero Boetti e Mario Schifano o con registi di cinema come Fassbinder. Proposi di lavorare su Dante, sulla Divina Commedia. Volevo estrarre,...

Due biografie / Strehler e Ronconi, la lanterna di Diogene della regia

Quanti modi ci sono per fissare la memoria di quella cosa labile, effimera, che è il teatro? Tanti, specie oggi, con i mezzi di riproduzione e moltiplicazione digitale. In questi mesi di pandemia ne siamo stati sommersi, spesso con l’effetto di creare nostalgia per quella cosa semplice, arcaica ma contemporanea (contemporanea proprio perché arcaica) che è lo spettacolo dal vivo. Il libro però rimane uno strumento insostituibile per un pensiero retrospettivo che induce il ripensamento e la progettazione; anche se quando si parla di libro le opzioni sono molte.  In questi stessi giorni due volumi tornano a smuovere le figure dei due principali registi italiani degli anni scorsi, Giorgio Strehler e Luca Ronconi. Non potrebbero essere più diversi (i libri, come i due artisti). Giorgio Strehler. Il ragazzo di Trieste (La nave di Teseo, pp. 440, euro 20) è un’accurata, appassionata biografia divisa in sette parti, scandite ognuna in cinque atti come una commedia classica, con un Sipario finale: l’ha scritta Cristina Battocletti, giornalista per la “Domenica” del “Sole 24 ore” e critica cinematografica. Regìa Parola Utopia. Il teatro infinito di Luca Ronconi (Quodlibet, pp. 376,...

I radiodrammi di Salvatore Mannuzzu / Sperare quel che non si vede

Non sono molti gli scrittori che negli ultimi venti-trent’anni hanno scritto radiodrammi, ma non sono nemmeno così pochi. Però il loro coinvolgimento è pressoché legato inevitabilmente a committenze specifiche (quasi sempre Radio 3 Rai). Accade a volte che qualche autore abbia scritto radiodrammi a prescindere da una loro immediata realizzazione, piuttosto per sincero divertimento e per il gusto di sperimentare una forma che, anche a livello letterario, può riservare sorprese. Infine può succedere, ma è molto raro, che questi testi siano pure pubblicati, vincendo le resistenze degli editori di solito piuttosto riluttanti a stampare radiodrammi, forse ritenendoli, sbagliando, un sottogenere della drammaturgia teatrale, poco adatto alla lettura.    Salvatore Mannuzzu, scrittore (Premio Viareggio nel 1988 con Procedura), magistrato fino al 1976 e politico (deputato come indipendente del PCI dal 1976 al 1987), scomparso nel 2019, è l’eccezione che conferma una regola che dovrebbe presto modificarsi, per il crescente interesse rivolto alle nuove e antiche narrazioni per l’orecchio, tra radio e web. L’Editore Ronzani ha da poco pubblicato Polvere d’oro, il volume che raccoglie...

Diario (2) / Campi e canti: coltivare la terra e la poesia

Stiamo individuando una strada per verso Paradiso: ve la comunicherò la prossima settimana. Nel frattempo abbiamo convocato il Cantiere Dante, rigorosamente on line, per dare la notizia a tutti che il Paradiso non si farà: e a darci manforte nella decisione il sindaco De Pascale e il direttore artistico di Ravenna Festival Franco Masotti. Ci aspettavamo comprensione, sì, ma anche qualche mugugno e lamentela. Niente di tutto questo: i tanti cittadini che hanno partecipato – alcune centinaia – se l’aspettavano, e in diversi hanno pensato: stavolta le Albe faranno da sole. Ci sacrificheranno, ha detto Anna Finelli: “Da vecchia infernale volevo ringraziarvi. Odio questi incontri in video, ma sentire le vostre voci mi ha emozionato… e ammetto che temevo che avreste detto che facevate il Paradiso da soli, e sono molto felice che invece… che immagino che per voi sia un grande sacrificio non farlo e sono molto felice che vogliate aspettare e farlo insieme a noi e parlo da persona colpita sia nel lavoro che nelle sue passioni, perché io faccio la commerciante e ho la passione del teatro. Quindi questa pandemia mi sta massacrando un po’ a destra e un po’ a sinistra, insomma da tutte le...

Conversazione con Linda Dalisi / Latella: chi ha paura di Edward Albee?

Una coppia di mezza età (George e Martha) riceve in casa propria un’altra coppia più giovane (Nick e Honey). Nello spazio di una notte, tra i fumi dell’alcool che si addensano in un claustrofobico salotto, si consuma un gioco al massacro in cui i coniugi padroni di casa danno sfogo ai reciproci rancori, mentre i due ospiti vengono travolti da uno spettacolo che sembra prefigurare il loro stesso destino. È la trama, arcinota, di Chi ha paura di Virginia Woolf?, un classico della drammaturgia americana scritto da Edward Albee nel 1962, il testo più conosciuto del drammaturgo statunitense. Autore di oltre trenta testi e vincitore di tre premi Pulitzer e di due Tony per il teatro, Albee ha diviso fino alla fine la critica, mancando l’obiettivo (che forse neppure si era mai posto) di sedere comodamente sugli scranni del canone novecentesco. Nel caso specifico dell’Italia di questa sbiadita tradizione è testimone, peraltro, una certa disattenzione del mondo editoriale. Risale ormai a qualche decennio fa l’ultima edizione Einaudi del suo Teatro (oggi fuori catalogo) e l’unica traduzione di Who’s Afraid of Virginia Woolf? – che invece è stato regolarmente ripubblicato ed allestito – è di...

Verso Paradiso / Dante: dal ghiaccio infernale al «caldo amore»

Dobbiamo ancora diventare contemporanei del Paradiso di Dante! Sembra paradossale, ma è così: infatti il Paradiso è complessivamente la cantica meno “ricevuta” e conosciuta a livello popolare, come anche scolastico, in una piuttosto standardizzata classifica che passa dall’entusiasmo per l’Inferno, alla tiepidezza per il Purgatorio fino ad un certo distacco dal viaggio paradisiaco. Ma anche nella ricezione di molti grandi scrittori, il Paradiso “latita”. Si pensi a Pasolini, a Primo Levi, a Edoardo Sanguineti, dove, pure in modi diversi, è il Dante infernale al centro, senza dimenticare il Dante “petroso” di molto Montale. Anche “dantisti” stranieri di altissima levatura come Joyce e Beckett privilegiano, per tante ragioni, soprattutto le prime due cantiche o un approccio soprattutto parodico alla Borges. Naturalmente ci sono eccezioni: certi passi eliotiani dei Quattro Quartetti, alcuni Cantos poundiani, la luce flagrante dell’ultimo Luzi, il cimento di Giovanni Giudici per mettere in scena la terza cantica. Al di là di questo del tutto incompleto censimento, la luce, l’ardore, la «mente innamorata» che intridono il Paradiso attendono ancora di essere pienamente gustati e vissuti...

Goro, 17 luglio 1939 - Milano, 24 aprile 2021 / Prendere a morsi la vita. Addio a Milva

Non è la Milva che conosciamo, quella di questa prova dell’Opera da tre soldi con Giorgio Strehler. Non vediamo i suoi capelli rossi, più o meno fiammeggianti a seconda degli anni, ma un caschetto scuro alla Lulu di Pabst. E i gesti, intorno a quella sua inconfondibile bocca larga, che sembra voler ingoiare la vita, sono quelli di una diva del muto, Louise Brooks o anche Gloria Swanson in Viale del tramonto. E sono i cazzotti, violenti, contro il maschio dominatore, violento.     Di fianco a lei, nella Tangobalade della Dreigroschenoper di Bertolt Brecht c’è uno degli attori cari a Strehler, Gianni Santuccio. Poco dopo, per lo spettacolo definitivo del 1972, Santuccio si ritirerà e il suo posto lo prenderà un'altra icona della musica popolare, come Milva, Domenico Modugno. Saranno i due, in scena, una coppia straordinaria. Maria Ilva Biolcati, classe 1939, donna di foce e di palude, la “Pantera di Goro”, se n’è andata ieri a 81 anni. Si era ritirata dalle scene nel 2010, dopo una carriera che testimonia il suo gusto di prendere a morsi la vita. Debuttante a soli 16 anni, cantante popolare, come si imponeva nella sua Bassa, aveva partecipato a vari festival di Sanremo...

Diario (1) / Verso Paradiso

Dopo che varcando il Teatro Rasi si era precipitati nella città dolente, dopo che si era imparato il “noi” nella cantica dell’ascendere insieme per le strade di Ravenna, e di Matera, ci sarebbe stata una nuova chiamata pubblica e, insieme, si sarebbe dovuti arrivare al Paradiso nel 2021. Come fare, costretti alla distanza? Come celebrare Dante nell’anno del settimo centenario della morte del poeta? Teatro delle Albe e doppiozero hanno immaginato lo spazio della scrittura come spazio di un’attesa condivisa, un racconto-diario scritto da Marco Martinelli e racconti-sapere di studiosi e amici del Sommo, fili differenti per “dialogare con l’ago” e tessere visioni. Il Cantiere Dante di Marco Martinelli e Ermanna Montanari è una produzione Ravenna Festival/Teatro Alighieri in collaborazione con Teatro delle Albe/Ravenna Teatro.   Ci abbiamo creduto, abbiamo sperato, fino all’inizio di marzo. Poi l’esplodere delle varianti, la lentezza dei vaccini, l’arrossarsi implacabile, giorno dopo giorno, delle Regioni, ci hanno fatto alzare bandiera bianca: il Paradiso dantesco, debutto previsto 25 giugno 2021, non si farà. Ma prima di continuare, occorre raccontare l’antefatto al...