Fotografia Etica: una questione di fiducia

Fino al 24 ottobre Lodi ospita la dodicesima edizione del Festival della Fotografia Etica, un evento a cura del Gruppo Fotografico Progetto Immagine. La paternità del Festival è di fondamentale importanza per capire lo spirito che anima questa iniziativa: il Gruppo è infatti un punto di riferimento nel lodigiano per quanto riguarda la diffusione e la condivisione della cultura fotografica, portando avanti un’idea di fotografia come strumento di conoscenza, di comunicazione e di decodificazione della realtà. 

Un approccio che si riflette anche nel Festival, che attraverso 20 mostre allestite in prestigiose sedi espositive della città e in spazi all’aperto presenta uno spaccato visivo della contemporaneità, indagata nella sua complessità e fragilità attraverso il lavoro di 80 fotografi nazionali ed internazionali.

Come scrivono in apertura al catalogo Alberto Prina e Aldo Mendichi, “Il Festival da oltre dodici anni promuove nel Lodigiano la cultura della fotografia documentaristica e del fotogiornalismo.”

I progetti esposti sembrano affermare un’antica fiducia, quella nella fotografia come strumento veritiero di narrazione, documentazione e rivelazione della realtà. Fiducia accompagnata dalla volontà di raccontare il mondo che ci circonda, un mondo in continuo cambiamento, che ha bisogno di essere contemplato per essere compreso.

Percorrendo gli spazi espositivi, il visitatore si trova davanti a una serie di “storie che parlano alle coscienze”, come si legge sul sito del Festival.

 

©Eugene Richards_FFE21. La madre di due giovani ragazzi, Jessica Jones soffre di una malattia lievemente invalidante. Consapevole di quanto sia bella, ha chiesto di essere fotografata. Earle, Arkansas, 2019.


Presso l’ex Chiesa dell’Angelo viene ospitata la mostra dell’americano Eugene Richards, grande maestro del fotogiornalismo mondiale. Il fotografo propone una panoramica delle condizioni di vita, delle difficoltà e delle aspettative della comunità afroamericana dell’Arkansas. È alla fine degli anni Sessanta che Eugene Richards ha iniziato a fotografare la vita nel delta dell’Arkansas, unendosi, prima come assistente sociale e poi come reporter, a VISTA – Volunteers in service to America, un’organizzazione governativa contro la povertà. Le immagini in mostra raccontano la povertà, la segregazione razziale, la violenza e i grandi sforzi che ancora servono per raggiungere l’uguaglianza. Le ultime immagini scattate dal fotografo, e poi confluite nel libro the day I was born, risalgono al 2019, e mostrano la vita quotidiana di alcuni residenti del Delta, cambiata rispetto a tanto tempo fa, ma ancora costellata da problemi non risolti.

 

©DanieleVita_World Report Award_FFE21. Agatino, un ragazzo di 11 anni del quartiere di San Cristoforo, tiene in bocca una sigaretta spenta. La sua estate è stata segnata dai primi amori, le prime sigarette, i primi spinelli e molti tuffi. Agatino è uno dei pochi che si tuffa dal campo di basket, a un'altezza di 30 metri.


Con il progetto Bagnanti, Daniele Vita ha seguito un gruppo di ragazzi dagli 11 ai 15 anni dei cosiddetti “quatteri” di Catania, zone delle città con un alto tasso di povertà ed esclusione sociale. Si tratta di quartieri caratterizzati da un forte disagio sociale e da un tasso di scolarizzazione molto basso: qui i bambini crescono in fretta, rischiando di ritrovarsi coinvolti in attività illegali, spesso per mantenere la propria famiglia. Il fotografo ha scelto però di ritrarre i suoi soggetti in attività quotidiane, raccontando con semplicità alcuni attimi di spensieratezza, vissuti in piena libertà, dai quali trapela la loro voglia di normalità. Come viene riportato nel catalogo, “Il fotografo li ha ritratti tra le rocce, mentre sembrava quasi di poter intravedere momenti della loro infanzia.”

 

©Jędrzej Nowicki_World Report Award_FFE21. Alexander, uno dei manifestanti arrestati, posa per un ritratto davanti al centro di detenzione di Okrestina Street a Minsk, in Bielorussia. Alexander stava andando a casa di un amico quando è stato catturato dai militari durante la prima notte delle proteste, il 10 agosto 2020. Ha trascorso 4 giorni in custodia cautelare. È stato picchiato più volte. Alexander studia al Politecnico di Minsk.


Tanti sono i temi indagati e le storie raccontate nel Festival, a partire dal fenomeno migratorio fino ad arrivare alla questione ambientale, passando per il resoconto di alcune situazioni geopolitiche di particolare complessità.

Nicolò Filippo Rosso, vincitore di due categorie del World Report Award, premio che rimane il cuore del Festival, ha approfondito il fenomeno migratorio nei due progetti Exodus e Consumed by Grief, mentre il polacco Jędrzej Nowicki ha composto un resoconto di quella che viene considerata la più la più grande protesta antigovernativa nella storia della Bielorussia, iniziata nell'agosto 2020. 

 

Presso il Palazzo della Provincia vengono invece proposti due percorsi realizzati in collaborazione con Agence-France Presse, La democrazia americana messa alla prova. Una nazione divisa, e Siria: dieci anni di conflitto. Il fotografo olandese Jasper Doest ha deciso invece di condividere con i visitatori la vicenda di una convivenza quasi surreale, ma salvifica, che si è instaurata tra la sua famiglia e una coppia di piccioni selvatici durante l’isolamento dovuto alla pandemia di Covid-19. Ci sarà inoltre occasione di vedere anche una tappa del progetto RESET di Sistema Festival Fotografia, di cui il Festival fa parte assieme ai principali festival di fotografia nazionali. Nello specifico, a Palazzo Modignani sono visitabili le mostre di Francesco Andreoli, che presenta una foto-inchiesta sul tema delle vaccinazioni, di Jean-Marc Caimi e Valentina Piccini, che hanno raccontato l’epidemia della Xylella Fastidiosa, e di Mattia Marzorati, che si è occupato di tematiche legate all’inquinamento. È inoltre interessante rilevare la presenza di uno spazio dedicato alla riflessione teorico-critica, con la possibilità di visionare un estratto del paper redatto da Benedetta Donato, Lo sguardo lungimirante, progetto vincitore della Call for Paper, parte del progetto RESET. 

 

Nicolò Filippo Rosso_World Report Award Master_FFE21.


Una ragazzina guarda il bicchiere di plastica vuoto con cui chiede l'elemosina, lungo una strada della capitale Bogotà. Fino al giugno 2019, l'Istituto colombiano di assistenza familiare (ICBF) aveva fornito assistenza a quasi 80.000 bambini, adolescenti e famiglie venezuelane in tutto il paese. All'inizio del 2020, il governo colombiano ha annunciato due nuovi permessi di soggiorno speciali che avrebbero consentito a più di 100.000 venezuelani di rimanere e lavorare nel paese e ha inoltre stabilito che i bambini nati nel territorio nazionale da genitori venezuelani possano acquisire la nazionalità colombiana. 

Nel 2021 il governo ha poi deciso di garantire status legale a tutti i migranti venezuelani arrivati dopo il 2016. La misura ha permesso a 1 milione di persone di vivere e lavorare nel paese, potendo accedere ai servizi di assistenza sanitaria e istruzione. Tuttavia, un gran numero di persone continua a vivere in uno stato di forte povertà. Il diritto alle cure, all'istruzione e all'accesso al cibo è spesso negato ai bambini.

31 ottobre 2018. Bogotà, Colombia.

 

La grande sfida del Festival della Fotografia Etica di Lodi è quella di provare a raccontare un mondo complesso, opaco, spesso inafferrabile e indefinibile, attraverso le immagini, facendo affidamento sul potere narrativo ed evocativo della fotografia, credendo in una fotografia capace non solo di raccontare la realtà, ma di essere agente di cambiamento, una fotografia lampante, cristallina, inequivocabile, sicura di sé. 

È questa una fiducia che ha quasi un sapore antico, e che nel tempo si è andata sempre più problematizzando, sulla spinta di cambiamenti linguistici e tecnici, oltre che sociali, politici e culturali.

 

©Jasper Doest_FFE21.


Ollie si aggira nel soggiorno ormai quotidianamente. Un giorno Jasper si è accorto che stava entrando nella casa delle bambole delle figlie e allora ha pensato bene di installarvi una telecamera nascosta. In attesa sul divano, dopo cinque ore ha visto finalmente Ollie che rientrava nella casetta, faceva cadere due statuine, controllava lo scuolabus e poi se ne volava via. Jasper è rimasto a guardare il caos che Ollie si è lasciato dietro, riflettendo su come la confusione rappresentasse anche un po’ la sua vita in quel preciso momento. La visita di Ollie è stata il momento più bello della giornata.

 

Le immagini degli autori in mostra ci consegnano un mondo difficile, controverso, pieno di problemi, ma che può ancora essere raccontato; le immagini che vediamo hanno ancora fiducia in se stesse, nel loro potere di informare e di smuovere le coscienze. Un approccio che nel tempo è stato affiancato da altri modi di vedere il mondo, da modi diversi di raccontare e documentare la realtà, che sono arrivati a ridefinire il concetto stesso di fotografia.

Come porsi allora oggi davanti ad un’immagine fotografica che vuole parlarci della realtà? Come far coesistere la fiducia nelle immagini e lo sguardo critico, o quella che potremmo definire una sorta di diffidenza critica verso ciò che stiamo guardando? Come raccontare la complessità, l’opacità insita in ogni dispositivo linguistico e narrativo, dietro la superficie delle cose? È questa la grande sfida della contemporaneità, e della fotografia oggi.

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