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amore

(118 risultati)

Relazioni / La morte, dopo l’amore

Una signora che conoscevo molto superficialmente un giorno mi chiese il permesso di farmi una domanda personale. Riguardava l’essere «traditi» e l’essere lasciati, argomento di cui si interessava per un suo importante lavoro. Me la rivolgeva perché io sono un uomo. Aveva notato come gli uomini «traditi» o lasciati dalle donne si sentano di norma «presi in giro» e mi chiedeva perché accadesse, secondo me. Ora non ricordo in cosa per lei differisse la tipica reazione femminile. Mi regalò uno dei primi romanzi di Elena Ferrante, allora appena uscito, e mi venne anche l’idea che Elena Ferrante potesse essere proprio lei. Allora stentai a risponderle. Ci riprovo, cara E.F., a distanza di molti anni, quando non siamo più in contatto e quando la situazione è di molto degenerata, fino a rendere necessario il conio del termine «femminicidio» e la fattispecie giuridica corrispondente.   «Tradimento» etimologicamente significa: «consegna al nemico». La scena originaria è religiosa, e assieme politica: Giuda consegna Gesù alle guardie. Lo fa, peraltro, con un bacio. Tradito e traditore moriranno ben presto, entrambi in conseguenza di quel bacio. Tradendo il suo Maestro, infatti, Giuda ha...

I falsi riflessivi / Ci amiamo noi o mi amo io

Nella sintassi italiana c'è un piccolo neo, un delizioso difetto che rende ambiguo il titolo del celebre film di Ettore Scola. Un'ambiguità forse mai notata o, se notata, rimasta sotto silenzio. Faccenda grammaticale: può parere noiosa ma è divertente. Un esempio chiarisce di cosa si tratta. Allo zoo. Gabbia delle scimmie. Due provvedono alla reciproca spulciatura. Commento appropriato: “Le scimmie si stanno spulciando”. Finita la spulciatura vicendevole, ciascuna continua spulciando se stessa. Commento appropriato: “Le scimmie si stanno spulciando”. Parole uguali per dire di azioni tanto reciproche quanto riflessive.    Star lì a spiegare come ciò accada in italiano (e in lingue sorelle) sarebbe pedante. Normalmente la cosa passa inosservata: per informazioni sulle ambiguità, si chieda a poeti e linguisti. I contesti in cui si parla e le conoscenze pregresse le celano. Un paio d'esempi, ispirati al più bruciante presente. “Putin e Erdogan si disprezzano”: c'è bisogno di dire “vicendevolmente”? Pensare a un sentimento riflessivo sarebbe da male informati.“Putin e Erdogan si piacciono”: fosse espressione dal valore reciproco, il futuro di tutti sarebbe meno insicuro. Ma a...

Il teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli / Amore e altri epigrammi dell’inquietudine

Sembra sempre di essere di fronte allo stesso copione nel teatro di Spiro Scimone e Francesco Sframeli. Eppure ogni lavoro intona note singolari, indulge a colori particolarissimi, incrinati, infantili, comici, metafisici, straziati e strazianti. Hanno fatto bene perciò a Bologna l’Arena del Sole e il teatro del Dams, la Soffitta, a presentare quattro opere di questi attori-autori riunite in una mini-personale, le due creazioni del debutto, Nunzio (1994) e Bar (1997) in dialetto messinese, l’ultima, Amore (2015), la recente Pali (2009).    Amore, ph di Paolo Galletta.    Gli spettacoli di questo duo, scritti da Scimone e interpretati da entrambi, sono più facili da vedere all’estero che in Italia e sono stati ricreati in scena perfino, in traduzione, dalla Comédie Française. Mai più lunghi di un’ora, disegnano una galleria di epigrammi dell’inquietudine che passano negli anni dall’iperrealismo di facciata degli inizi a un apparente surrealismo. In realtà squarciano a fondo l’essere umano, le sue fragilità, le sue inconsistenti ineliminabili speranze, malinconie, immedicabili ferite. I discorsi quotidiani, banali, ripetitivi scavano crepacci interiori e sociali...

Il poeta che ama la pace / Tibullo

C’era un attore spagnolo un tempo molto noto, il quale aveva dichiarato che la sua fortuna era cominciata facendo il morto. Ossia: era così abile nel recitare questo ruolo, così veritiero, così vivo o così defunto il cadavere da lui impersonato in non so quale film, che da quel momento vari registi lo notarono e gli affidarono parti rilevanti (non solo funebri) nelle loro opere.L’attore in questione mi pare fosse Fernando Rey. Anche Tibullo, questo delicato poeta elegiaco amico di Orazio e Ovidio nonché contemporaneo di Augusto, ama rappresentarsi in pose mortuarie. Ed è anche lui davvero bravo e calato perfettamente nella parte: nel testo che apre il primo libro delle sue poesie descrive con dettagli commoventi il suo futuro funerale: ci saranno ragazzi e ragazze ad accompagnarlo e nessuno potrà trattenere le lacrime (illo non iuvenis poterit de funere quisquam / lumina, non virgo sicca referre domum); ma soprattutto ci sarà lei, Delia, il suo amore (non l’unico, a onor del vero): lui, Tibullo, morendo, le avrà tenuto la mano cui, poco a poco ma inesorabilmente, verrà meno la presa (et teneam moriens deficiente manu). Delia non dovrà trascurare di rendere il dovuto...

Quante persone si possono amare?

Napoli   Cara Nadia, da qualche tempo ho rinunciato a rispondere alla posta e ho incaricato i ragazzi di farlo per me. Arriva troppa posta e troppe visite e io sto piuttosto male. Le forze che mi restano preferisco spenderle per i miei figlioli che per i figlioli degli altri. Oggi però la Carla (14 anni), arrivata alla tua lettera e dopo averti risposto lei con la lettera che ti accludo, mi ha avvertito che ti meriteresti una risposta migliore.   Ti dispiacerà che io faccia leggere la posta ai ragazzi, ma dovresti pensare che a loro fa bene. Sono poveri figlioli di montagna dai 12 ai 16 anni. E poi te l’ho già detto, io vivo per loro, tutti gli altri son solo strumenti per far funzionare la nostra scuola. Anche le lettere ai cappellani e ai giudici son episodi della nostra vita e servono solo per insegnare ai ragazzi l’arte dello scrivere cioè di esprimersi cioè di amare il prossimo, cioè di far scuola.   So che a voi studenti queste parole fanno rabbia, che vorreste ch’io fossi un uomo pubblico a disposizione di tutti, ma forse è proprio qui la risposta alla domanda che mi fai. Non si pu...

Intervista. L’unica anormalità che la società tollera è la donna

È stato detto che molte volte che lei ha tre ‘idoli’: Cristo, Marx e Freud… Che cosa ci risponde?     Che sono soltanto formule. La realtà è il mio unico idolo. Se ho scelto di fare il cinema, oltre che scrivere libri, è stato perché, invece di esprimere questa realtà con dei simboli come sono le parole, ho preferito servirmi di un altro mezzo, che è il cinema, per poter esprimere la realtà con la realtà.     Potrebbe esprimere con le parole, così come lei la percepisce soggettivamente, la realtà dei giovani d’oggi, che, a quanto sembra, l’appassiona?   La gioventù, se non altro una certa gioventù che rappresenta la maggioranza, la massa uniforme della società attuale, ha perso del tutto il desiderio di cultura. È ignorante e non vuole ammetterlo. E il pericolo sta nel fatto che essa trasforma la propria ignoranza in una ideologia, una barricata dietro la quale si nasconde scandendo i suoi slogan. Soltanto una minima percentuale di studenti ha letto Proust, Sartre o Marcuse. La cultura è arrivata al punto di...

Ti scrivo. Oggi è domenica

Caro Pier Paolo,   come ci si rivolge a uno scrittore, letto e amato e mai conosciuto, se non con domande? Domande che rimbalzano sui testi, come rimbalzerebbero forse sulla tua attenzione, ché oggi avresti 93 anni, se potessi fartele, se potessi dirti che mi tormento ancora sui temi a proposito dei quali ti tormentavi tu, in quella nevrosi fra sentire e capire, fra conoscere e scegliere, fra pensare e agire che ti rendeva vero. Sull’aborto e sul divorzio, ad esempio, avevi ragione: erano i corollari dell’istituzione capitalistica della coppia consumatrice, mini cellula dell’onnivora società dei consumi, ma davvero avresti preferito l’ordine patriarcale, a tutto e solo vantaggio dei maschi? E davvero credevi che si potesse “imporre alla retroguardia, ancora clerico-fascista tutta una serie di liberalizzazioni ‘reali’ riguardanti appunto il coito (e dunque i suoi effetti): anticoncezionali, pillole, tecniche amatorie diverse, una moderna moralità dell’onore sessuale ecc. ecc.”? Perché non solo poco si è fatto per imporre quelle misure, ma siamo addirittura regrediti al punto che il...

Ordini del discorso amoroso

Tante persone sarebbero pronte ad affermare, talvolta con ironia, che l’amore non esiste. Considerandolo, a buon titolo, compromesso dalla sua storia ufficiale, e dunque dalla storia delle istituzioni che si sono incaricate di governare l’amore – ossia di produrre un’idea dell’amore che fosse funzionale al governo della proprietà, della sessualità, della riproduzione, e in buona parte funzionale al dominio maschile e all’eterosessualità obbligatoria –, costoro vorrebbero sbarazzarsi della sua storia stabilendo l’impossibilità di pensare l’amore fuori dal suo dispositivo, mettendo in discussione la struttura stessa che rende possibile ogni argomentazione: al suo posto esisterebbero, semmai, i rapporti sessuali, o forme più o meno superficiali di relazioni di reciprocità e scambio, tendenzialmente etero o omonormate, nei casi in cui prevedano forme di scambio sessuale, e tendenzialmente omosociali, nei casi in cui invece non siano all’apparenza contemplate. Costoro, inoltre, riterrebbero le sofferenze che l’amore può produrre del tutto risibili se comparate con quelle...

Jack Frusciante è tornato nel gruppo, peró intanto Fuori piove

C’era una volta il vecchio Alex che leggeva Due di due dell’Andrea De Carlo, correva in sella alla bici con l’energia disperata d’un Girardengo e via giù a precipizio per la Saragozza avenue. Il vecchio Alex scriveva con l’uniposca la bella scritta Clash City Rockers in caratteri gotici sull’asse di un cesso, mentre Martino viveva nella tana pubblicitaria delle Timberland con poster, libri, dischi, vestiti e videocassette dappertutto. C’erano una volta le telefonate degli amici che iniziavano per “Casa D.?”, poi c’erano quel kranio elettriko del vecchio Hoge e i compagni dei pomeriggi nichilisti, del mal di testa cyberpunk e delle notti da cani giovani. C’erano le amichette della confraternita delle Semprevergini in assorbente esterno, ma soprattutto c’era Lei, Aidi. Avevano parlato del Fenomenale Cummings e di Baudelaire, e adesso il vecchio Alex e la soave Adelaide vivevano il loro strano sogno e si raccontavano tutto e camminavano e parlavano e ridevano e camminavano e parlavano, quei matti. C’era una volta Jack Frusciante è uscito dal gruppo, quel libro tardo-adolescenziale che gi...

Puer senilis, senex puerilis

ETÀ. Perdita del sentimento di età: in quanto innamorato, il soggetto non si assegna nessuna età: non è né giovane né vecchio.   1. CLASSIFICAZIONE Infans, puer, adulescens, senior, senex: ogni società divide il tempo del soggetto umano: essa crea le età, le classifica, le denomina e incorpora questa struttura per il suo funzionamento per via di riti iniziatici, di servizio militare o di disposizioni legali. Una volta, era l’organizzazione simbolica che si occupava apertamente delle età (nelle società etnografiche); oggi è la scienza: la medicina, la sociologia, la psicologia, la demografia, la criminologia, politica stessa, tutti questi discorsi “obiettivi”, si premurano di dividere e di opporre le età. Il plurale così costituito (“le età della vita”), fa pesare sul soggetto umano una delle costrizioni sociali più forti che egli è tenuto a subire (l’età è davvero l’Altro).   Chi vuole le età? Le società arcaiche, le società militari, le società concorrenziali, in breve...

Il Furioso di Lenz

L’amore che non si sazia è un tempo che corre sempre uguale a se stesso. Quello che è stato, sarà ancora, in tutte le direzioni in cui riesci a guardare. “Qui” è un moto a luogo continuo ne Il Furioso di Lenz Fondazione. Trasportato dal suo farsi, il desiderio di dirsi e darsi straborda oltre gli argini di Ludovico Ariosto e del Museo Guatelli a Ozzano Taro di Collecchio, provincia di Parma. Come se la terra intera fosse argine, ogni zolla e attrezzo che l’ha coltivata fossero l’espressione di una possibilità inappagata: costruire, realizzare, compiere la propria vita per mezzo dell’oggetto amato. Contenere tutto dell’altro e lasciare libero tutto di sé. Correre restando fermi.   Per questo, la nuova ricerca drammaturgica di Lenz dedicata all’Orlando furioso, nei suoi due primi episodi (andati in scena per l’ultima volta al Guatelli sabato scorso), La Fuga e L’Isola, può essere considerata una fantasmagoria, un’allegoria di fantasmi abitati dagli attori sensibili – con disabilità psichica e intellettiva – e dagli attori storici della...

Si ama perché si sono avuti dei libri

LIBRO. Funzione dei libri nell’origine dell’amore: si ama perché si sono avuti dei libri.   1. [a] Francesca da Rimini e Paolo Malatesta scoprono di amarsi leggendo gli amori di Lancillotto e Ginevra. [b] Werther legge Ossian a Charlotte e questa lettura porta al culmine la passione dell’uno, l’emozione dell’altra. L’amore viene dal libro, l’amore è prima di tutto scritto. Io non faccio che riscriverlo, all’infinito: non saprei che desiderare, non saprei che fare, senza libro che mi guidi. Incontro sempre un libro che dà corpo (linguaggio, racconto, emozione) al mio desiderio.     [c] (Dafne e Cloe è il libro di questo paradosso: un amore senza libro antecedente; basta almeno questa enormità per definire “la Natura” – che gli amanti si premurano d’altronde di decifrare come un testo).   Al margine: [a] Dante – [b] Werther – [c] Dafne e Cloe. DANTE: Inferno, V. WERTHER: 138, sgg; tr. it., p. 125 sgg.     2. IL LIBRO ANONIMO Come borghese, Werther prende i suoi codici dall’alta cultura; prima dell’amore, prima...

Il confidente

1. RUOLI Considerando come diviso il soggetto innamorato, il confidente sarebbe in lui la voce saggia, la voce di colui che vuole “uscirne”, che ragiona, ridimensiona, consiglia di “lasciare perdere”: non lasciarti convincere, sbarazzati di X. Sei impacciato, rinuncia, riconosci il tuo scacco, e passa ad altro. Poco importa la vacuità di questo consiglio (esso non è mai seguito; se il soggetto se ne esce, è per tutt’altre vie): il confidente permette al soggetto, ordinariamente murato nell’immagine, di parlare. Il suo ruolo è allocutorio (ho qualcuno a cui parlare del mio io, enfatico, grandioso), testimoniale (il confidente è testimone: ciò di cui parlo è reale perché posso raccontarlo, [a] ogni delirio diviene verosimile se qualcuno vuole almeno ascoltare), esaltante (parlando dell’essere amato, io ne accresco il volume, lo destino alla notorietà).   Al margine: [a] Djedidi. DJEDIDi: Gygé et Candaule: «Mi occorre un testimone per provarmi / Che io non sono affatto un presuntuoso / Che mente a se stesso quando si gloria / Di abbracciare la donna pi...

Elpis

Ogni uomo si trova preso nell’avventura, ogni uomo ha, per questo, a che fare con Daimon, Eros, Ananche, Elpis. Essi sono i volti – o le maschere – che l’avventura – la tyche – ogni volta gli presenta. Quando l’avventura gli si rivela come demone, la vita gli appare meravigliosa, quasi che una forza estranea lo sorreggesse e guidasse in ogni situazione e in ogni nuovo incontro. Presto, tuttavia, la meraviglia cede al disincanto, il demonico si traveste da routinier, la potenza che portava la vita – Ariele, Genio o Musa – si oscura e nasconde, come un gabbamondo che non mantiene le sue promesse.   Mantenersi fedele al proprio demone non significa, infatti, abbandonarsi ciecamente a lui, confidando che in ogni caso ci condurrà al successo – se siamo poeti, che ci farà scrivere le poesie più belle; se siamo uomini dei sensi, che ci darà la felicità del piacere. Poesia e felicità non sono i suoi doni: è lui, piuttosto, il dono estremo che felicità e poesia ci fanno nel punto in cui ci rigenerano, ci fanno nascere nuovamente. Come la Daênâ della mistica...

Attentato o guerra?

Dal barbiere   Nella poltrona di fianco alla mia un bellimbusto barbuto (alla Francesco I) si crogiola tra il barbiere che si dà da fare e la manicure che armeggia con le sue mani molli e abbandonate. La conversazione è generale, partecipa tutto il salone. A un certo punto sento una frase molto chiara, ben formata, come una massima: «Io ho un metodo per domare sia i cani che le donne. Ma con le donne è più difficile». La manicure e la cassiera sembrano estasiate, sia che ci tengano a sottolineare la buona battuta, sia  che si sentano lusingate di avere più carattere dei cani, sia più semplicemente perché assaporano il comfort dello stereotipo. L’uomo in effetti ha un cane, dolce e triste, seduto con aria frettolosa su una poltrona dietro di lui: «L’ho preso a quattro mesi, non mi ha mai lasciato da cinque anni», dice con la soddisfazione del padrone amato (perché i cani, spesso così nobili, non si accorgono dell’imbecillità dei loro padroni?). Qualche giorno dopo leggo su Libération il seguente annuncio: «Tu, donna! Sei la dea e la padrona...

Astrologia: stelle e carattere

Barthes, lei conosce l’astrologia: l’ha descritta e analizzata in Miti d’oggi. L’astrologia di cui parla in quel libro corrisponde a ciò che per noi, per la nostra rivista e il nostro gruppo, è l’astrologia commerciale. Che cosa ne pensa, qualche anno dopo, di questo argomento?   Tutti sanno che l’astrologia commerciale rientra in ciò che Marx, a proposito di tutt’altra immaginazione collettiva, aveva chiamato “oppio dei popoli”: in effetti essa consente ad ampi strati del pubblico di sognare, di immaginare e, alla fin fine, di vivere meglio, anche se nella menzogna, le dure realtà della nostra società. Detto ciò, non bisogna dimenticare – anche mentre si procede a demistificare l’astrologia (cosa assolutamente necessaria) – che essa è, in maniera ambivalente, un grande veicolo di utopia, un grande veicolo di simbolicità; e sappiamo che se l’uomo venisse privato della sua sfera simbolica morirebbe, proprio al modo in cui altri muoiono di fame.   Di conseguenza, se si deve continuare a demistificare l’astrologia di cui lei parla,...

I paradossi di Catullo

Il libro di Catullo si chiama Libro di Catullo (Catulli Veronensis liber incipit, questa è l’intitolazione  dei due codici migliori, G e R, Sangermanensis Parisinus e Vaticanus Ottobonianus, rispettivamente). Un titolo così semplice e neutro è un unicum nella letteratura latina. Eppure non mi pare che i traduttori lo rispettino molto, se è vero, com’è vero, che le librerie sono piene di Carmi e Canti e Versi e Poesie di Catullo. Tanto, si dice, non gliel’ha mica messo Catullo un titolo così. Così come, si dice anche, non è certo di Catullo l’ordine dei centosedici testi dell’opera. Che è un ordine metrico, tripartito: prima testi brevi (in genere endecasillabi faleci), poi testi lunghi, complessi (definiti dagli studiosi carmina docta, come se gli altri fossero stati scritti da un semianalfabeta) e infine epigrammi in distici elegiaci che si dilatano fino alla prima elegia della letteratura romana antica (il numero 76 della serie).   Non so su cosa  filologi e critici fondino la loro assoluta sicurezza che una tale disposizione non possa risalire all’autore. Per loro...

Contagio nella compassione

“Esser buoni, sensibili e compassionevoli, ecco la nostra essenza, questi principi sono innati nei nostri cuori, invano vorremmo resistere loro, tremiamo per un infelice che il destino sembra pronto a distruggere, paragonando il dolore che prova a quello che noi sentiremmo se fossimo nei suoi panni; più la sua colpa ci appare involontaria o lieve per l’inclinazione che ci accomuna, più eccita la nostra pietà” (Tournon). Sintesi perfetta di tutto un secolo, il Settecento, che s’interroga sulla compassione, che apre l’accesso alla dimensione intersoggettiva, caricandola di elementi emozionali.   Edmond Burke riconduce la compassione o, più in generale, la simpatia reciproca a una base sociale, fondamento di un vivere comunitario che mitiga gli egoismi nel riconoscimento di una natura condivisa. La natura ha fatto sì che gli uomini si rassomiglino, tanto che, quando osserviamo una passione scuotere un altro uomo, non possiamo che trovare una corrispondenza in noi stessi. “L’intelaiatura della nostra mente è qualche cosa di analogo all’intelaiatura del nostro corpo” (Hume)....

Dominare il desiderio per non dominare l’altro

Roland Barthes, lei ha appena pubblicato un libro intitolato Frammenti di un discorso amoroso. Quando si è professori al Collège de France, questo suona serio?   No, è vero. Se avessi detto o scritto: “il sentimento amoroso”, questo sarebbe già suonato più serio, perché avrebbe fatto appello a qualcosa di importante nella psicologia del XIX secolo. Ma la parola “amore” è maneggiata da tutti, è in tutte le canzoni, e amour può far rima con toujours come tutti sanno. Allora, evidentemente, parlare dell’“amore”, così, non sembra serio.   È un libro molto personale, ma vi domina tuttavia un riferimento: il Werther di Goethe. Questo romanzo, che scatenò la famosa ondata di suicidi “alla Werther” è del 1774. Non ci sono dunque più, oggi, grandi romanzieri dell’amore.   Ci sono, certo, delle descrizioni di sentimenti amorosi, ma è molto raro che il romanzo contemporaneo descriva una passione. Almeno non ne ho il ricordo.   L’amore è fuori moda?   Sì, senza alcun dubbio....

Marco Peano. Chiari lutti

Una donna torna a casa per morire. Questo è l'inizio de L'invenzione della madre, romanzo d'esordio di Marco Peano (minimum fax 2015). La donna è malata di cancro in varie forme da nove anni, le metastasi inarrestabili hanno raggiunto il cervello: la sua unica sorte possibile – anche se lei non lo sa, perché gli altri scelgono di recitare la finzione di un qualche tipo di sviluppo improbabile – è aspettare in un letto. E l'unico movimento del romanzo sarà il disfacimento del corpo, l'unico tempo quello statico e totalitario della malattia. La narrazione distrugge la stessa idea di viaggio, di percorso: la donna si disintegra lentamente, suo figlio ventiseienne non cresce, la provincia abulica in cui i personaggi stanno e sono sempre stati permane uguale a se stessa, un paesaggio di niente.   Il corpo – quel corpo – è il vero centro narrativo del racconto e insieme la voragine mefitica che tutto inghiotte. Con precisione implacabile, l'autore scandisce i dettagli della rovina: l'incontinenza, e il balletto rituale di marito e figlio della donna intorno al cambio di pannolone, la...

Alejandra Pizarnik e il pharmakon del linguaggio

“Le parole / non fanno l’amore / fanno l’assenza”, dipingono il contorno del vuoto, cadendoci dentro con lo stesso suono di una goccia che dal cielo precipita sul fondo di un pozzo. Le parole rimbombano, le parole si parlano, le parole si sgretolano.   Alejandra Pizarnik nasce ad Avellaneda, presso la capitale argentina, nel 1936, da una coppia di emigranti ebrei di origine russa, che intingono, fin da subito, le radici della piccola bicho (“bestiolina”, come soleva affettuosamente chiamarla l’amico Julio Cortázar) in un eterno e irrimediabile altrove. Per esser-ci, per sentirsi esistente hic et nunc, nella sua patria geografica ed esistenziale, Alejandra ha un unico strumento, un pharmakon – medicina e veleno al tempo stesso – che la accompagna ossessivamente per tutta la vita: il linguaggio. Divora compulsivamente i classici della letteratura, si iscrive alla facoltà di Lettere e Filosofia di Buenos Aires, studia pittura con il surrealista Juan Baltle Planas per poi approdare a Parigi, dove traduce autori come Yves Bonnefois e Antonin Artaud – scrivendo, di quest’ultimo, in un diario del 25...

Osiamo essere pigri

Non far nulla. Guardar crescere l’erba. Lasciarsi scivolare nel corso del tempo. Fare della propria vita una domenica... Roland Barthes parla della delizia della pigrizia.   La pigrizia è un elemento della psicologia scolastica. Lei come l’analizzerebbe?   La pigrizia non è un mito, è un dato fondamentale e come naturale della condizione scolastica. Perché? Perché la scuola è una struttura di costrizione e la pigrizia è un mezzo, per l’allievo, di prendersi gioco di questa costrizione. La classe comporta fatalmente una forza di repressione, non foss’altro perché vi s’insegnano delle cose di cui l’adolescente non ha necessariamente il desiderio. La pigrizia può essere una risposta a questa repressione, una tattica soggettiva per assumerne la noia, manifestarne la coscienza e così, in certo modo, dialettizzarla. Questa risposta non è diretta, non è una contestazione aperta, perché l’allievo non ha i mezzi per rispondere direttamente alle costrizioni; è una risposta sviata, che evita la crisi. In altre parole la pigrizia scolastica...

Amore di sabato pomeriggio

Sbirciare nel carrello degli altri, in fila alla cassa del supermercato, è sempre un’esperienza altamente edificante. Ammazza la noia, scatena l’immaginazione. C’è chi lo fa per mestiere, chi da dilettante in cerca di curiosità. Ma arriva il momento in cui ciò che più o meno distrattamente percepiamo s’impone allo sguardo. Di modo che l’insieme di oggetti che là si trovano accostati, pazientemente pronti per essere pagati, fa indiscutibile sistema. Sollecita fantasie, testimonia stili di vita, indica forme d’etica sociale che brulicano nel contemporaneo.   Mi mandano questa foto scattata segretamente, un sabato pomeriggio, in un mall lussemburghese. Vale a dire dappertutto. Due oggetti che incorniciano una vicenda già scritta, non per questo realizzata, ma ancora da vivere. Una sceneggiatura stereotipa. Un frame da intelligenza artificiale. Un destino segnato. Se c’è qualcuno che ancora dubita che un’immagine possa raccontare una storia, con questa è servito.   Di che storia si tratta? Un tizio (tralasciamo l’abbigliamento, che di per sé dice gi...

(Le difficoltà del) trasformare un lamento in danza

Nelle pagine finali del suo corpo a corpo con alcuni frammenti di Hegel – il Systemfragment von 1800 (Frammento di sistema del 1800) e un piccolo testo dal titolo Liebe (Amore), che il filosofo tedesco compose in un qualche momento intorno ai trent’anni –, Judith Butler, che da sempre si definisce «perversamente hegeliana», si sofferma su un passo che ha il pregio di essere oscuro e, a un tempo, il difetto di sporgere il testo sull’abisso; un passo la cui irruzione, nell’originale hegeliano, viene presentata da Butler come un autentico «cambiamento di tono», come «un’alternativa» rispetto al modo in cui, fino a quel momento, si sono succeduti uno dopo l’altro gli argomenti. Nelle riflessioni conclusive del Frammento di sistema, si legge, Hegel – «curiosamente» – «si richiama alla danza»: «la danza», commenta Butler, «sembra dare un significato concreto all’idea di una legge vivificata e vivificante» – «la danza manifesta, infatti, quel momento in cui i corpi prendono vita in un modo che, certo, segue delle regole, ma non si...