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autunno

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Tre libri di Alessandro Vanoli / Si passano le stagioni e si aspetta l’estate

Faremo come le lumache di Prévert che si misero in cammino per andare al funerale delle foglie (Jacques Prévert, Chanson des escargots qui vont à l’enterrement, in Paroles, 1945, Paris, Gallimard, 1972). Partono una bella sera d’autunno e arrivano però che «hélas... c’est déjà le printemps». Le foglie erano morte ma adesso sono tutte resuscitate.    Anche noi partiamo una bella sera d’autunno, non per andare a un funerale però, bensì per parlare di autunno in autunno partendo da un libro sull’autunno (Alessandro Vanoli, Autunno. Il tempo del ritorno, Bologna, il Mulino, 2020). E come le lumache di Prévert, attraverseremo l’inverno (Id., Inverno. Il racconto dell’attesa, 2018) per arrivare alla primavera (Id., Primavera. La stagione inquieta, 2020). Dovrebbe seguire l’estate ma non è ancora stato pubblicato il libro che completa il quatuor, e quindi faremo ancora come le lumache di Prévert: ci metteremo a cantare la canzone dell’estate, a bere e a trincare e a cantare a squarciagola, perché si potrà tornare a cantare, e poi torneremo a casa, molto lentamente, e la luna veglierà su di noi.     Partiamo in autunno e dall’autunno con Vanoli, di cui apprendiamo nel...

1960 - 2020 / Kim Ki-duk. Cattività e bellezza

«Spazio e cattività sono i due temi ricorrenti nella mia opera» osservò in un’intervista Kim Ki-duk. In diversi suoi film, come Soffio (2007) e Il prigioniero coreano (2016), la connessione tra i due temi appare evidente nel motivo di uno spazio chiuso e claustrofobico che diventa per l’uomo una prigione. In altri film, tra cui L’arco (2005) e L’isola (2000) – il suo primo grande successo internazionale –, un’espressione maggiormente metaforica del medesimo legame è fondata sul simbolo dell’acqua e sul suo potere di isolare le persone, trasformandole in monadi. La cella in cui viene rinchiuso il ragazzo di Ferro 3 – La casa vuota (2004), e in generale tutti gli interni del film, ovvero le case che l’innominato protagonista abita nel silenzio, in assenza e all’insaputa dei rispettivi proprietari, esplorano una dimensione di isolamento e prigionia ancora più irreale, nella quale e attraverso la quale lo spazio diviene occasione di passaggio, di scomparsa e di metamorfosi.   La derivazione dell’aggettivo “cattivo” da “cattività” suggerisce una riflessione che ribalta il rapporto di consequenzialità per cui chi ha fatto qualcosa di male, in quanto cattivo, dev’essere imprigionato...

Laurus nobilis

Il foliage autunnale, per poco ancora, offre a terra le spoglie dorate dei ginko, le rosse di aceri e liquidambar. Dai rameggi nudi balzano in piena evidenza i verdi cupi delle conifere o quelli densi di elci, ilex, magnolie grandiflora. Ma per rompere la ragna grigia del giardino d’inverno non c’è verde perenne così poco verde, quasi nero quasi blu, e così attraente come quello dei lauri.     Alla famiglia delle Lauraceae appartengono molte specie tropicali come la Canfora (Cinnamomum camphora), la Cannella (Cinnamomum zeylanicum), l’Avocado (Persea americana), la Cryptocaria moschata o massoia tutte ricche di olii essenziali noti a profumieri e speziali. L’unica specie europea della famiglia è l’alloro o Laurus nobilis usato in cucina e non solo che, nonostante il nome, nulla a che fare con il Lauroceraso (Prunus laurocerasus), famiglia delle Rosaceae, di rapida crescita e invasivo, sovraesposto nelle siepi domestiche e per ciò poco amato.     L’alloro è essenza rustica, si adatta anche al freddo e all’ombra su tutto il territorio nazionale dal piano ai colli, con...

Funghi per Halloween

Autunno: tempo di streghe, di zucche e di funghi. Più delle cucurbitacee nell’immaginario fiabesco sono i miceti a essere associati a pozioni e filtri magico-stregoneschi, all’inquietante mondo del mistero e dell’ombra. Mangerecci, terapeutici, afrodisiaci, avvenenti, profumati o mortiferi, allucinogeni, infettivi, schifosi, puzzolenti, insomma malefici. Buoni o cattivi, con i funghi non ci sono mezze misure: puoi pensare a un piatto prelibato o a una malattia della pelle, a un farmaco salvavita o a un veleno letale, a una muffa gourmande (Gorgonzola, Roquefort, Bleu de Bresse) o al marciume che ti ha aggredito le pareti di casa e l’arbusto prediletto. Sbucano da sottoterra quando meno te li aspetti (“venir su come i funghi”) o ci possono rimanere come i tartufi; proliferano su tronchi d’albero e sono dappertutto: li mangiamo quotidianamente nel pane, nel formaggio, nella birra, perché sono funghi anche lieviti e muffe.     Forme strane e fantasmagorici colori hanno sollecitato l’immaginazione oltre che l’onomastica popolare e scientifica: Trombetta da morto (Craterellus cornucopioides), Boleto...