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dipinto

(9 risultati)

Ritratti d’artista ad alta voce / Francisco de Zurbarán (1598-1664)

È stato sette anni fa, alla Galleria Nazionale di Stoccolma, che ho cominciato a interessarmi veramente a Zurbarán. Zurbarán, che in vita, nel corso del xvii secolo, era famoso, ha ripreso a parlarci alla fine del nostro secolo, il xx. Vorrei cercare di spiegarmi perché sia successo. Il dipinto di Stoccolma che mi ha fatto tornare sui miei passi è stato Il velo della Veronica. (Ne dipinse varie versioni.) Il fazzoletto bianco è affisso a una parete scura. Il suo realismo è tale da rasentare il trompe l’œil. Sul lino bianco (o è cotone?) sono rimaste le tracce del viso macilento e tirato di Cristo, che porta la croce sul Golgota. L’impronta del viso è color ocra e monocroma, come si addice a un’immagine disegnata dal sudore.     La tela di Stoccolma mi ha permesso di capire qualcosa che vale, io credo, per qualsiasi opera visiva capace di impressionarci. La pittura deve innanzitutto convincerci – all’interno dell’uso particolare del linguaggio pittorico scelto – di cosa c’è lì, della realtà di quanto rappresenta. Nel caso di Zurbarán, del fazzoletto appeso alla parete. Qualsiasi dipinto che abbia una sua forza offre prima di tutto...

Ritratti d’artista ad alta voce / Marisa Camino (1962)

Seduto sull’automobile ferma, penso alla strana mostra di Marisa Camino che ha avuto luogo all’inizio del mese nella foresta di Söhrewald, nei pressi di Kassel, in Germania. Pur lavorando da quindici anni in Spagna, soprattutto in Galizia, l’artista espone di rado. A dir la verità mette di rado in un qualsiasi tipo di cornice quel che disegna e dipinge. Questa reticenza, secondo me, non ha niente a che fare con la modestia personale; sembra venire piuttosto da una sicurezza rara ed è una parte essenziale della sua strategia di artista. Non potrebbe creare le immagini che crea senza una simile reticenza. Mentre ci penso, da un’infiorescenza di un castagno cade un singolo petalo che una lieve brezza fa volare sul parabrezza dell’auto, dove si incolla. Lo fisso.   Marisa Camino, Sin titulo, 1995. I disegni e i dipinti di Camino sono più simili a quel petalo che alla maggior parte delle opere attualmente in mostra alla Biennale di Venezia. Danno l’impressione di essere venute da altrove, anziché prodotte per essere esposte. Non portano traccia delle vanità che oggi accompagnano il concetto di Creazione artistica – modernista o postmodernista che sia. Le sue opere...

Visite guidate (8) / Francesco Furini, Ila e le ninfe

La prima cosa che ho pensato davanti a questo quadro magnifico e conturbante, è stata: “a me non è mai capitata un’avventura del genere”. La seconda è stata chiedermi perché il giovanotto sembra così renitente. La terza perché porta quel cappello. Ma poi, vedendo come il giovane cerca di sfuggire, preso più da spavento che da semplice timore, ho anche pensato che chi l’aveva dipinto, dopo aver covato un desiderio simile al mio, si è messo invece nei panni del ragazzo, che prova in ogni modo di divincolarsi dall’abbraccio e dal desiderio di quei giovani corpi meravigliosi, e che è questa sua attrazione e paura che il pittore ha dipinto e che fa la bellezza dell’opera.   __title__   Il quadro, di cospicue misure (230 x 261 cm) che favoriscono un forte impatto di presenza, si intitola Ila e le ninfe e il suo autore è Francesco Furini (1603-1646), che l’ha dipinto agli inizi degli anni ‘30. Molto apprezzato alla sua epoca, la sua fama ha in seguito subito una certa eclisse, ben esemplificata dal giudizio di Argan, che a p. 357 del terzo volume della sua Storia dell’arte italiana (Sansoni, 1968) lo liquida così: “Francesco Furini cerca una troppo facile armonia nello...

Visite guidate (6) / Paris Bordone, Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente

Sono tornato a Brera dopo l’anno e mezzo di Covid per rivedere Il trafugamento del corpo di San Marco del Tintoretto su cui avevo intenzione di scrivere qualcosa per questa rubrica estiva, ma nella sala adiacente sono stato colpito già entrando, al primo uno sguardo panoramico, da un altro quadro a cui non avevo prestato molta attenzione durante le numerose visite precedenti. Una spiegazione c’è: il quadro non è stato esposto per un po’ e solo di recente, nel 2019, è stato restaurato recuperando i suoi magnifici colori. E sono stati appunto quelli ad attirarmi ancor prima di aver decifrato il soggetto.    Paris Bordone, Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente, 1525 circa, Pinacoteca di Brera, Milano. Si tratta di una Sacra Famiglia con sant'Ambrogio e un offerente, opera di Paris Bordon (o Bordone) del 1525 circa, dipinta quando l’autore aveva 25 anni e, lasciata la bottega di Tiziano in cui era stato fino ai diciott’anni, aveva già raggiunto una certa notorietà che sarebbe durata tutta la vita, assicurandogli molte commesse ufficiali e private a Venezia (in particolare il prestigioso Consegna dell’anello al doge per la Scuola Grande di San Marco, ora alle...

Visite guidate (2) / Govert Flink, Bambina accanto al seggiolone

Alla Maurithuis di L’Aia c’è un ritratto di Bambina accanto al seggiolone di Govert Flink, del 1640, che senza andare a pescare tra i Bambin Gesù o Giovannini vari, e nemmeno tra i Bronzino e i Velasquez o altri bambini olandesi in quadri di famiglia come quello di Pieter Fransz de Grebber di Lisbona di cui ho già parlato, o anche da soli, come certi Franz Hals o Judith Leyster, mi ha ricordato, oltre al magnifico Ritratto di una bambina della famiglia Redetti (1566-70 ca) di G.B. Moroni dell'Accademia Carrara di Bergamo con un'associazione del tutto personale e non fondata su parentele iconografiche di rilievo, se non per opposizione per quanto può essere bella, e infantile, non signorina né vecchina, una bambina anche in gran tenuta con abitino di broccato, gorgiera e maniche candide di seta o mussola, con i capelli che davanti sembrano lasciar liberi i riccioli mentre dietro un filo di perle si intreccia a una piccola crocchia e si chiude un nastro e una perla più grande, ma delicata, che risponde sia agli orecchini e alla collana di perle che al discreto braccialettino di corallo al polso destro,      mi ha ricordato, dicevo, il Bambino giacente nella culla (...

A Life in Letters / Le più belle lettere di Vincent van Gogh

‘Caro Theo, grazie della tua lettera, sono contento di sapere che sei arrivato bene. Mi sei mancato i primi giorni & mi sembrava strano tornare a casa di pomeriggio e non trovarti’. È questa la prima lettera dell’epistolario vangoghiano giunta a noi.  Vincent ha diciannove anni, già da tre lavora all’Aia nella galleria d’arte della Goupil & Co. Theo ne ha quindici, e dopo qualche giorno trascorso nella capitale con il fratello torna alla casa dei genitori, a Helvoirt, nel Brabante del Nord. A scuola ci va a piedi, a Oisterwijk. Sei chilometri all’andata, sei al ritorno, tra vento e burrasche di quell’autunno tempestoso. Il manoscritto di Vincent è strappato in alto, ma la data è stata ricostruita grazie al cenno alle gare di trotto, che si erano svolte il sabato 28 settembre 1872.  Vincent è accanto al fratello minore col pensiero, ‘sarai in ansia’… è protettivo, e lo sarà ancor di più non appena Theo andrà a lavorare alla filiale di Bruxelles della Goupil, all’inizio del nuovo anno. Leggi questo, leggi quello, visita i musei, fai tante passeggiate… ‘tuo affezionatissimo Vincent’.   Lettera di Vincent a Theo, L’Aia, 29 settembre 1872, © Van Gogh Museum...

Un quadro / La Resurrezione di Piero della Francesca

C‘è quest’uomo in piedi in un sepolcro, con in mano il vessillo dei crociati e un piede sul bordo del sarcofago scoperchiato, e poi quattro soldati che dormono in diverse posture, e sullo sfondo una campagna che ti dà l’atmosfera e l’ambiente ma sulla quale al momento non ti soffermi. La rappresentazione è leggermente di sotto in su, accentuata, per lo spettatore dal suo stagliarsi sopra la sua testa, così che anche lo sguardo dell’uomo nel sepolcro, dritto, che si rivolge lontano e sembra non guardare niente per avere già visto tutto, gli passa sopra la testa, si dirige oltre di lui ma insieme lo comprende, nel senso che lo capisce e lo tiene nel suo spazio visuale, ma non gli si rivolge direttamente. Semmai sarà il suo, di sguardo, a essere attratto e non potersi distogliere da lui e dalla sua figura per un tempo incalcolabile, prima di vedere il resto. Ma può anche essere che lo spettatore distolga subito lo sguardo, spaventato, per placarsi perdendosi nel resto, sugli altri protagonisti, nel mondo sullo sfondo, prima di potervi tornare e affrontarlo.   La scena è silenziosa, quasi incantata, come un attimo sottratto al tempo, in lontananze infinite, eppure qui davanti a...

Pasqua / Il Cristo Pantocrator: l'ultima parola è risurrezione

Il Cristo Pantocrator (Signore del mondo), icona bizantina proveniente da Costantinopoli e conservata nel monastero di Santa Caterina sul monte Sinai, è una delle più antiche raffigurazioni del volto di Cristo risorto – risale al VI-VII secolo – sfuggita alla furia iconoclasta abbattutasi, tra l'VIII secolo e la prima metà del IX, sul mondo cristiano come effetto delle dispute teologiche sulla vera natura di Gesù: solo umana, solo divina o divino-umana? Ed è quest'ultima natura che emerge, come fede e come dottrina, dal ritratto del Pantocrator di Santa Caterina (e di tutti quelli successivi che da questo derivano). Per me questa icona è una delle più essenziali ed efficaci raffigurazioni della risurrezione di Gesù. Nessun pittore, per quanto grande (come non ricordare la splendida Risurrezione di Piero della Francesca?), è mai riuscito a ritrarre, ricorrendo alla propria immaginazione, qualcosa di tanto incredibile, sconvolgente, trascendente e alieno come il volto di un uomo entrato nella morte e uscitone non come il morto vivente, il super eroe o il fantasma che la letteratura e il cinema propongono sempre, ma come lo stesso uomo di prima eppure diverso perché entrato in una...

Immagini e paura / Madonna antivirus

A seguito delle numerose epidemie contagiose, nel Trecento prende corpo la credenza popolare che siano gli angeli a colpire senza pietà dal cielo, come fossero le propaggini o lo strumento infallibile della divina giustizia adirata. Le persone che non sono sotto la protezione del manto di Maria muoiono all’istante. Nel Medioevo la “protezione del mantello” viene concessa dalle nobildonne altolocate ai perseguitati e ai bisognosi d’aiuto. Il simbolico riparo sotto il mantello è considerato inviolabile. La religiosità pietistica proposta dalle confraternite della Misericordia, concentrata sul sentimento di espiazione dal peccato (intesa come fosse un riparo per l’inesorabile condanna), trova una consolatoria speranza di salvezza nella protezione offerta dal mantello della Vergine-madre. Probabilmente le prime immagini della Madonna della Misericordia sono realizzate in miniatura nei codici giuridici delle confraternite che compivano atti di pubblica assistenza nella seconda metà del Duecento.    Barnaba da Modena, Madonna della misericordia 1377-1383, Genova, Santa Maria dei Servi, Ludovico Brea, Madonna della Misericordia, 1483, ca. Taggia, Chiesa di San Domenico. Nel...