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Cristo si è fermato a Eboli

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Due secoli di storia del Mezzogiorno / Il Sud senza redenzione di Giuseppe Lupo

L’uscita di La Storia senza redenzione. Il racconto del Mezzogiorno lungo due secoli (Rubbettino editore, Soveria Mannelli, 2021) di Giuseppe Lupo, offre la possibilità di un avvincente viaggio nella letteratura del Meridione e di conseguenza nella storia italiana, tuttavia non si tratta di una semplice carrellata sulla letteratura meridionale. Lupo all’interno vi sviluppa una tesi forte, la quale a sua volta tende a fissare dei canoni, dunque siamo al cospetto di un libro coraggioso, nonché di un discorso che divide provocatoriamente il campo e sfida la tradizione.    Per capire il punto di vista dello studioso conviene partire direttamente dalla sua chiosa finale: “raccontare non tanto e non solo la Storia, ma il sogno della Storia, che è utopia progettuale, costruzione dell’impensabile e dell’azzardo”, ecco cosa è mancato nella letteratura meridionale degli ultimi due secoli. Ha prevalso invece la linea antievolutiva di Verga su quella del Boccaccio napoletano o di Basile, su cui si innesta il Cristo si è fermato a Eboli di Carlo Levi, ma soprattutto il levismo successivo, fino ai libri denuncia, da Sciascia a Saviano.  Ha prevalso dunque, secondo l’autore, una...

Restare o andarsene / Marco Balzano, Quando tornerò

Non esiste, ovviamente, alcuna automatica proporzione tra il rilievo sociale dei temi di cui un romanzo parla e il suo valore letterario. D’altro canto, non c’è dubbio che una delle funzioni della letteratura consista nel mettere davanti agli occhi del lettore aspetti del presente che fino a quel punto gli erano sfuggiti, o ai quali non s’era curato di prestare attenzione. Non perché siano nascosti: al contrario, perché sono troppo palesi. Ma per coglierli occorre sostare un attimo, porvi mente: considerarli. La nazionalità più rappresentata fra gli immigrati in Italia è la Romania, con oltre un milione di presenze (circa un quinto del totale). Poco meno del 60% sono donne; di queste, moltissime sono dedite ad assistere gli anziani. Fin qui, cose risapute – numeri, forse, a parte. Ma che ne è delle famiglie delle centinaia di migliaia di badanti romene? Ricevono un aiuto economico prezioso, in qualche caso provvidenziale, certo. E poi?   Gli effetti dell’emigrazione sul tessuto sociale dei paesi di partenza è oggetto di pagine memorabili nel più famoso libro di Carlo Levi, Cristo si è fermato a Eboli. Lì si parla di contadini lucani che andavano in America, e spesso finivano...

Riccardo Musatti / Un meridionalista in Olivetti

Il 1955, l’anno in cui è dato alle stampe La via del Sud, è inaugurato lo stabilimento Olivetti di Pozzuoli. È il primo caso di trasferimento tecnologico di una grande azienda del Nord nel Mezzogiorno. Per Adriano Olivetti l’industria è la chiave di volta per modernizzare il Sud che, con più alti redditi, ha la possibilità di diventare un mercato importante per il resto d’Italia. Scrive Olivetti che l’industrializzazione è da considerare un mezzo «ma senza dimenticare il fine; la promozione di una civiltà fondata sull’armonia dei valori, sul rispetto delle libertà democratiche, sull’autonomia della persona». Riccardo Musatti è stato, per passione civile, il meridionalista del mondo olivettiano. Oggi, a oltre sessant’anni dalla prima pubblicazione del libro, molti nodi restano irrisolti e gli squilibri permangono. È parso quindi utile riproporre quelle pagine che hanno nel tempo acquistato un significato più profondo e aumentato il rimpianto per un tempo più fervido di idee e di uomini che si battevano per affermarle.  La “questione meridionale”, negata per motivi diversi dal fascismo e dall’idealismo crociano in nome della sacralità dello Stato unitario, torna al centro del...

Matera e la Basilicata / Lo sguardo del confinato Carlo Levi

(…) Aliano è un posto dove, appunto, «Cristo non è arrivato», e non a caso sono confinati in nove. Eppure, dopo lo shock iniziale, pian piano l’atteggiamento di Carlo Levi cambia: i volti dagli occhi neri, le donne velate, i bambini sempre per strada, il senso del dovere e del sacrificio dei contadini, la solidarietà che regola la vita delle famiglie (e con la quale viene accolto), il paesaggio unico che lo incanta anche dalla sua casa («Sulla mia terrazza il cielo era immenso, pieno di nubi mutevoli: mi pareva di essere sul tetto del mondo, o sulla tolda di una nave, ancorata su un mare pietrificato») lo conquistano, in un crescendo irreversibile. Le ragioni dei contadini, piegati dalla fatica e dalla miseria, diventano le sue ragioni. Le credenze popolari – streghe, lupi mannari e monachicchi, cioè i dispettosi spiriti dei bambini morti prima che venissero battezzati – non solo non gli appaiono respingenti, ma anzi lo incuriosiscono e affascinano. Al contempo si struttura e cresce una forte consapevolezza sociopolitica: da un lato si sente vicino a chi lavora duramente e onestamente, dall’altro denuncia «i Luigini» (dal nome del podestà del paese), coloro che godono di rendite...

Lucania / Le capitali invisibili

Potenza non sarà capitale europea della cultura, come invece nel 2019 sarà finalmente Matera, l'altra città/provincia di una terra da sempre sconosciuta. Priva di grandi architetture storiche e per due millenni di voce in capitolo, Potenza, lontana e sola come la Cordova di Lorca, insieme ai suoi novantanove comuni, è per natura invisibile, persa fra alture remote. Essa rappresenta una regione impalpabile dell'anima prima che della terra, del cielo e del mare, perché è soprattutto un valore immateriale e spirituale che essa custodisce, insieme allo spirito del silenzio “sofistico e d’oro, problematico e sottile” nell’intuizione del poeta Leonardo Sinisgalli.    Si può arrivare in Lucania dal Tirreno, approdando sul litorale roccioso di Maratea, o sulle spiagge vellutate del mar Jonio, per poi inoltrarsi da lì nell’interno dove le crete compongono un grigio paesaggio lunare, o si estendono terre pianeggianti a grano, vigne e uliveti. Via terra, si attraversano gli orridi rocciosi degli Alburni al confine con la Campania dove la Freccia rossa non sfreccia per la forte pendenza, o i pascoli di transumanza ai confini con la Puglia, fino a Matera via Altamura in auto o con un...

La città fossile / Matera

Molti turisti affluiranno nel 2019 a Matera, per quell’anno capitale europea della cultura. Ma non vedranno i Sassi – la parte antica di Matera – come mi apparvero quando nel 1986, per la prima volta, li vidi.    I Sassi sono una delle città più antiche del mondo, dopo Gerico in Palestina e Aleppo in Siria, esisteva già nel Paleolitico. Ma quando vi andai i Sassi erano una città completamente morta, ignorata dal turismo. Col tempo poi ho potuto vedere la morte di questa città morta. Oggi essa brulica di vita. Vi andavo per fare l’amore con una ragazza di Matera. È come si arriva in una città per la prima volta, per quale ragione ci si va la prima volta, che cosa ti è successo là la prima volta, quel che resterà indelebile per te di quel luogo, come un imprinting. Perciò per me, tuttora, Matera resta una stravagante città erotica.    Si paragona sempre l’Italia geografica a uno stivale. Ma la si potrebbe vedere anche come una figura umana, il Nord con le Alpi è la testa, Calabria-Sicilia sono una gamba, la Puglia l’altra gamba, Corsica-Sardegna il braccio destro, il braccio sinistro manca. In questa silhouette la Lucania – la regione di Matera – è giusto il pube...

Olivier Favier / Esilio e ospitalità

Nel 1974 avevo vent'anni. Ho fatto il servizio militare di leva, allora era obbligatorio, e ricordo, durante quei giorni di silenzio e assenza – avevo un incarico che mi permetteva di restare quasi tutto il tempo inerme, escluse le marcette mattutine – la lettura di una quantità di romanzi e racconti.  Mi identificai con Cristo si è fermato a Eboli, di Carlo Levi, che parlava di esilio e ospitalità. L'esilio fascista e l'ospitalità dei contadini lucani. Ero di stanza a Foggia, non lontano da quelle zone, anzi ci andammo a fare un campo. Ospitalità, perché Carlo Levi fu ospitato, come noi soldati, durante il campo, da quei contadini poveri, gentili, che non erano cambiati dagli anni Trenta fino agli anni Settanta e forse il progresso li sta ancora lasciando in pace. Ma che significa ospitalità? Agire sui minuti particolari, non guardare chi arriva, offrirgli quel che hai, dividerlo, chiunque sia. Il libro che ho letto adesso invece si intitola Chroniques d'exile et d'hospitalité - vies de migrants, ici et ailleurs, di Olivier Favier, edizioni Le passager clandestin.  Favier rievoca i tempi della gioventù, quando, in condizioni migliori, anch'io vivevo un anno e mezzo di...