Il tuo due per mille a doppiozero

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Domenico Modugno

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Goro, 17 luglio 1939 - Milano, 24 aprile 2021 / Prendere a morsi la vita. Addio a Milva

Non è la Milva che conosciamo, quella di questa prova dell’Opera da tre soldi con Giorgio Strehler. Non vediamo i suoi capelli rossi, più o meno fiammeggianti a seconda degli anni, ma un caschetto scuro alla Lulu di Pabst. E i gesti, intorno a quella sua inconfondibile bocca larga, che sembra voler ingoiare la vita, sono quelli di una diva del muto, Louise Brooks o anche Gloria Swanson in Viale del tramonto. E sono i cazzotti, violenti, contro il maschio dominatore, violento.     Di fianco a lei, nella Tangobalade della Dreigroschenoper di Bertolt Brecht c’è uno degli attori cari a Strehler, Gianni Santuccio. Poco dopo, per lo spettacolo definitivo del 1972, Santuccio si ritirerà e il suo posto lo prenderà un'altra icona della musica popolare, come Milva, Domenico Modugno. Saranno i due, in scena, una coppia straordinaria. Maria Ilva Biolcati, classe 1939, donna di foce e di palude, la “Pantera di Goro”, se n’è andata ieri a 81 anni. Si era ritirata dalle scene nel 2010, dopo una carriera che testimonia il suo gusto di prendere a morsi la vita. Debuttante a soli 16 anni, cantante popolare, come si imponeva nella sua Bassa, aveva partecipato a vari festival di Sanremo...

Lino Musella in scena / Il “giornale notturno” di Jan Fabre

Una voce di più voci, una voce molteplice, plurale, ricondotta a unità da un corpo. Lino Musella è la dimensione del perpetuo cambiamento inseguito da Jan Fabre, che cura il testo, le scene e la regia della lettura teatrale The Night Writer. Giornale notturno: quel cangiante sconfinamento tra la luce e l’ombra, il sogno e l’incubo, l’uomo e l’animale, la vita e la morte. Seduto alla sua scrivania, l’attore affronta, doma e cavalca tali metamorfosi di spazio e tempo incarnando una sorta di trinità polifonica. Ovvero, Fabre in dialettica tra sé e sé, Musella stesso a colloquio con lui ed entrambi in dialogo con il pubblico davanti a loro. Pare di vedere applicato sulla scena il “catechismo” dell’eclettico e controverso maestro belga, al suo primo lavoro in lingua italiana: “l’arte è il padre / la bellezza, il figlio / e la libertà, lo spirito santo”. La produzione è di Troubleyn/Jan Fabre e Aldo Grompone, in coproduzione con FOG Triennale Milano Performing Arts, LuganoInScena – LAC, Teatro Metastasio di Prato, TPE – Teatro Piemonte Europa, Marche Teatro, Teatro Stabile del Veneto.   Jan Fabre, ph. Phil Griffin. Il palcoscenico del pratese Teatro Fabbrichino è la distesa di...

Il viaggio di Virgilio Sabel

Il fervore di un’intera nazione in una sola immagine, ed è questa: Molti sogni per le strade. È il titolo di un film del 1947. Mario Camerini il regista; attori principali due stelle dell’epoca: Massimo Serato e Anna Magnani. Uno scrigno di sogni il volto antico di Anna Magnani, capace di portare alla luce, in un rapido passaggio, desideri in movimento, strati sotterranei di speranze, illusioni e chimere a lungo trattenute. Ricordo le parole che si scambiano Pina (Anna Magnani) e Francesco, i due protagonisti di Roma, città aperta: “Forse la strada sarà lunga e difficile… Ma arriveremo e lo vedremo un mondo migliore! E soprattutto lo vedranno i nostri figli”.   A partire dall’ultimo terribile anno di guerra, il sogno di una pacifica e libera convivenza non è soltanto la vaporosa proiezione di pochi, ma s’insinua fra le rovine e comincia a correre per le strade del paese ancora dissestate. Per almeno un decennio si mescolerà a una miriade composita di altri sogni. Gli italiani cavalcano manici di scopa, come nell’ultima scena di Miracolo a Milano. Anni dopo, sul limitare di una nuova...

Quando Cheever conobbe Modugno

Alcuni anni fa mi capitò di ascoltare per la prima volta una famosa canzone di Domenico Modugno intitolata Mariti in città. Il brano in questione, uscito in 45 giri nel 1958 ma già in diffusione dall'anno precedente, racconta in terza persona le fantasie extraconiugali del protagonista di un topos degli anni '50, quello del marito che, accompagnati i figli e la moglie nei luoghi deputati alla villeggiatura, resta solo in città a lavorare.     Ammetto che questa canzone mi ha ossessionata per alcuni mesi e che tuttora mi pare particolarmente riuscita per via di una capacità inconsueta per l'epoca - invero comunque ben a fuoco nella discografia di Modugno - di centrare senza reticenze e retorica, una certa peculiarità dell'uomo del proprio tempo. In questo caso al centro del brano c'è una caratteristica più spiccatamente maschile: quell'autoproclamarsi ricco di belle speranze da tombeur de femmes che vengono puntualmente tradite da una clamorosa goffaggine, funesto impedimento al compimento reale dell'adulterio. A conferire al brano un'altra cospicua dose di simpatia farsesca c...