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Federica Santoro

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Ritrovare Handke

Raccontare il teatro di Peter Handke: farlo dopo anni di polvere che si è andata accumulando sui testi custoditi oramai solo nelle biblioteche. È stato questo il proposito di La terra sonora. Il teatro di Peter Handke, una rassegna organizzata a Roma e durata oltre un anno. La tappa conclusiva di questo lungo percorso si è tenuta la scorsa settimana, fino 23 novembre, e ha coinvolto un bell’insieme di soggetti diversi.   Valentina Valentini e Francesco Fiorentino hanno curato la rassegna, mentre Daria Deflorian si è occupata di coordinare le diverse maestranze coinvolte. Tra i pregi del progetto c’è quello di avere abbracciato, oltre a luoghi storici della Capitale come Dominio Pubblico/Teatro Argot, anche spazi che non sono prettamente teatrali, come il Forum Austriaco di Cultura e il Goethe Institut. Una intensa settimana di mise en espace, letture, radiodrammi (in collaborazione con Tutto esaurito! di Rai Radio3) hanno regalato al pubblico un originale spaccato della produzione di Peter Handke.   Autodiffamazione, Foto Manuela Giusto   La terra sonora rincorre una volontà che il gruppo di artisti di...

La vita lenta di Lucia Calamaro

È stata una serata di novità quella che ha visto il debutto del nuovo lavoro di Lucia Calamaro, Diario del tempo: l’epopea quotidiana. Novità perché dopo quasi due anni ha riaperto finalmente i battenti il Teatro India, polo del contemporaneo della Capitale, dopo una chiusura per lavori di ristrutturazione. Difficile pensare che questa sia una soluzione definitiva per il Teatro nuovamente riconsegnato alla città: per arrivare alla sala, che all’apparenza di nuovo sembra avere poco, si attraversa un mezzo cantiere per ritrovarsi in un foyer un po’ striminzito. Pesa anche l’assenza del bar, temporaneamente sostituito da una macchinetta dell’acqua, poco aggregante.   Diario del Tempo: l’epopea quotidiana racconta le giornate di una donna, Federica (interpretata da Federica Santoro), oramai disoccupata cronica che vede passare lentamente i suoi quaranta anni. Una teoria di giornate che si ripete sempre uguale; non ci sono più scossoni o imprevisti a rivoluzionare l’ordine del proprio tempo; non c’è più nemmeno quella predisposizione al lasciare invadere il proprio tempo da ci...

L’ironico esistenziale di Lucia Calamaro

Questa stagione ce la ricorderemo come l’anno dell’“Orgoglio drammaturgico”. Dal nord al sud non si fa altro che parlare di nuova drammaturgia tanto che certe compagnie, le pugliesi a esempio, avrebbero tutto il diritto di dire “guardate che noi la nuova drammaturgia ormai la facciamo da anni”. Bisognerebbe interrogarsi proprio su quell’aggettivo che la precede: quanto è determinante o urgente oggi parlare di nuove forme? Dopo aver destrutturato le unità narrative e dialogiche compartimentando gli spettacoli in insiemi autonomi, dopo aver disintegrato il concetto di personaggio, attraversato il dispositivo in ogni suo meandro mostrandone al pubblico ogni ingranaggio, dopo aver benedetto l’ennesima stagione del Teatro Immagine, questa volta votata al digitale, in definitiva cosa rimane se non lo scheletro? Ecco forse bisogna iniziare a ricostruire i muscoli.     Non a caso gran parte della scrittura britannica (da Caryl Churchill a Tim Crouch), che spopola nei teatri di tutto il mondo, è una drammaturgia profondamente ancorata al reale inteso come fitta rete di relazioni interdipendenti...