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Guido Guerzoni

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Consumi e crescita / CHA-CHING! L’arte del Risparmio

Sono giorni di vacanza, tempo di regali. I nonni non si fidano delle proprie capacità tecnologiche e fanno bene: è meglio regalare soldi ai nipoti, che sceglieranno come usare il denaro ricevuto. Qualche nipote spenderà subito tutto; qualcun altro risparmierà, magari ficcando le banconote in un orrendo porcellino rosa, archetipo delle piccole cose di pessimo gusto.  Con l’abituale, straordinario apparato iconografico, Franco Maria Ricci ha pubblicato un volume sull’arte del risparmio, Cha-ching: le fotografie di Mauro Davoli riproducono centinaia di salvadanai, appartenenti alla collezione del Museo del Risparmio di Torino, creato da Intesa Sanpaolo nel 2012. Cha-ching è il suono prodotto dalle monete quando cadono nel salvadanaio. Il volume contiene una prefazione di Gian Maria Gros-Pietro e testi dello stesso Ricci, Giancarlo De Cataldo e Guido Guerzoni.  I salvadanai fotografati sono di ghisa, gesso, terracotta, latta, legno, metallo, ceramica, ottone, plastica. I soggetti sono i più diversi: maiali, altri animali, bambini, scatole di cioccolata, gambe di un tavolo, registratori di cassa, contatori del gas, proiettili, limoni, sacchi, radio, case delle bambole, cigni...

Stretta parentela / Animali umani (troppo umani)?

Inizialmente avevo una certa difficoltà a sentirmi “padre” del mio cane. Per una sorta di virile vergogna preferivo considerarlo un compagno con cui trascorrere alcune ore della settimana, perlopiù camminando insieme per i boschi. Senza volerlo, cercavo di tenerlo lontano dall’eccessiva confidenza, e sembrava che quelle instabili regole di convivenza che avevo elaborato, esito di sensazioni più che di convinzioni ragionate, potessero davvero funzionare. Poi il cane, Osvaldo, l’incrocio segugio, si fratturò una zampa durante una scorribanda solitaria tra i castagneti. Quella fasciatura infranse la barriera: il “degente” venne teneramente accolto nel letto matrimoniale, durante la notte. Se ne stava accoccolato in fondo, anche se in qualche occasione cercava di avvicinarsi a me o a mia moglie. Fu da quel momento che, senza dirmelo, cominciai a pensarlo come quel figlio che allora, quasi vent’anni fa, ancora non avevo. In effetti era a lui che dedicavo la gran parte del mio tempo libero, era a lui che destinavo ogni preoccupazione, soprattutto quando lo lasciavo libero dal guinzaglio ed ero schiacciato dall’angoscia di averlo perso per sempre.   Fu per lui, per capire quel “...