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Guido Vitiello

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La riscoperta di uno scrittore / Frassineti civico e bestemmiatore

Torna grazie al coraggioso ripescaggio dell’editore Italo Svevo Tre bestemmie uguali e distinte di Augusto Frassineti: uscito nei roboanti “Narratori” feltrinelliani nel ’69 e mai riproposto da allora, questo curioso libretto è oggi riedito per le cure di Graziella Pulce, che presenta il testo riveduto alla luce delle correzioni emerse dalle carte d’autore, con una prefazione di Guido Vitiello. Non vorrei commettere l’errore di dare per scontato che chi legge sappia chi è Augusto Frassineti: molti, soprattutto tra le nuove generazioni, difficilmente lo avranno incontrato sul proprio percorso. Diverso è il discorso per chi ebbe l’occasione di leggere in gioventù la terza e definitiva edizione di quello che resta il suo libro più noto, Misteri dei Ministeri (Einaudi ’73), o poté apprezzare le sue versioni di classici della tradizione francese (Diderot, Rabelais e Scarron fra gli altri). Alla base di questo ingiusto oblio stanno ragioni non solo poetiche, che hanno a che fare con la fisionomia, anzi la fisiologia, intellettuale di Frassineti, ma anche motivazioni editoriali e di politica letteraria: mai entrato del tutto nell’orbita promozionale del Gruppo 63, Frassineti non solo non...

Libri e cinefilia / Viaggi attraverso il grande schermo

In Sherlock Jr. (in italiano La palla n.13), diretto da Buster Keaton nel 1924, il proiezionista di un piccolo cinema di periferia, interpretato dallo stesso Keaton, cade addormentato durante un film e sogna di “entrare” letteralmente nel grande schermo. È la prima immagine che mi è venuta in mente sfogliando due libri pubblicati di recente: Una visita al Bates Motel di Guido Vitiello (Adelphi 2019, pp. 251, 38 euro) e il Dizionario del cinema immaginario compilato da Alberto Anile (Lindau 2019, pp. 328, 24 euro). Più che due libri “di cinema” si tratta di libri “cinefili”: due «capriole della visione», per dirla con Anile, due tuffi «negli abissi dello schermo». Entrambi nascono, mi sembra, dal desiderio di penetrare quasi fisicamente nel film, di abitarlo, di esplorarlo scena per scena, metro per metro.    Buster Keaton, “Sherlock Jr.”, 1924. Detto questo, i due lavori sono profondamente diversi. Rispetto al volume Lindau, più modesto nella grafica e contenuto nelle dimensioni, quello targato Adelphi, sontuosamente illustrato a colori, è una festa per gli occhi: non solo un libro, ma anche un oggetto di pregio, come vuole la tradizione della casa (e in modo...