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Il giorno della civetta

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Saggi e articoli / Sciascia, se la memoria ha un futuro

A futura memoria (se la memoria ha un futuro) è uno di quei testi di Leonardo Sciascia di cui le librerie hanno sempre gli scaffali pieni; soprattutto quest’anno, in occasione del centenario dalla nascita. L’edizione più facilmente reperibile è quella dell’Adelphi, che nel 2017 ha acquisito i diritti da Bompiani (del 1989) e nel 2020 ne aveva già fatte sette ristampe. A impreziosirla, una nota di Paolo Squillacioti, che ne rammenta la parentela, importante, con un’altra opera, La palma va a nord. Contrariamente a A futura memoria, che ne è, di fatto, il proseguo, La palma va a nord è un prodotto librario piuttosto raro: dopo la prima edizione del 1980 per Edizioni Quaderni Radicali, e una seconda per Gammalibri Milano nel 1982, non è però stato più ripubblicato, nemmeno all’occasione del centenario.   Eppure, come nota Squillacioti “i due libri sono come annodati insieme”. Entrambi raccolgono l’essenziale dell’attività saggistica che Sciascia dedica ai temi d’attualità: il rapimento di Aldo Moro, il terrorismo, la giustizia italiana, la mafia e, negli ultimi tempi, l’antimafia. Gli archi temporali coperti dagli interventi si sovrappongono (vanno rispettivamente dal 1977 al...

Il contesto e Porte aperte / Sciascia e la giustizia

Il contesto di Leonardo Sciascia è stato pubblicato nel 1971, suscitando molte polemiche all’epoca. Porte aperte, uno dei libri dell’ultima stagione narrativa dello scrittore siciliano appare del 1987. Eppure, per quanto concepiti a distanza di molti decenni, sembrano ruotare intorno a un medesimo tema.  Innanzitutto si collocano a pieno titolo nell’oramai collaudato filone che possiamo definire ‘diritto e letteratura’, che studia i prodotti letterari in rapporto alle questioni giuridiche che pongono (Giustizia e letteratura, doppiozero). Ma c’è un’altra ragione forse più importante: i due romanzi testimoniano l’ossessione di Leonardo Sciascia per il problema della giustizia, perché, come ha scritto, “per me tutto è legato”.   “Porte aperte” è privo di avvenimenti dinamici; è piuttosto una sorta di “antiromanzo filosofico” centrato sul rifiuto della pena di morte. La vicenda prende le mosse da un fatto effettivamente accaduto: un triplice omicidio accaduto a Palermo nel 1937. L’assassino, Giuseppe Ferrigno, come narrano le cronache, è un impiegato appena licenziato animato dal desiderio di vendetta, che colpisce a morte la moglie, il collega che lo ha sostituito e...

Questo non è un racconto / Al cinema con Sciascia

La particolarità degli scrittori siciliani interessati al cinema, rispetto ad autori continentali come Pasolini o Soldati, è di aver aspirato a un ruolo di soggettisti o sceneggiatori e non già di registi o attori (tolto il caso isolato e occasionale di Vittorini interprete), così da rimanere dentro la sfera letteraria e conservare la propria natura. Anche Sciascia, come Brancati, Patti e già Pirandello e Verga, ha esplorato  questo mondo, prima come appassionato di film soprattutto degli anni Trenta, in questo esattamente come Bufalino, e poi come autore di testi, invero piuttosto ordinari, nella specie di soggetti cinematografici: una vena in forma di infatuazione, parallela a quella giovanile e altrettanto transitoria per la poesia, che probabilmente sarebbe rimasta allo stato carsico, superficialmente osservata, se Paolo Squillacioti – impegnato da anni in un profondo e impagabile scavo di testi sciasciani dimenticati e sepolti che Adelphi sta pubblicando via via in volumi tematici – non l’avesse in Questo non è un racconto (pp. 176, euro 13) restituita al canone integrando e completando l’analogo lavoro di ricerca compiuto nello stesso filone da Emiliano Morreale, Matteo...

L’auto-orientalismo italiano / Dal cinema di mafia al Made in Italy

L’“altrove” non è solo un luogo fisico. È il termine di una relazione che concorre, per differenza, a definire il “qui”. Tuttavia, a differenza dei grandi paesi coloniali, l’altrove rispetto al quale si definisce l’immaginario nazionale italiano non è esterno ai propri confini, ma fissato in un tenace catalogo di stereotipi che oppone Nord e Sud. Questa è una delle idee da cui muove l’ultimo libro di Emiliano Morreale, La mafia immaginaria. Settant'anni di Cosa Nostra al cinema (1949-2019), uscito per Donzelli nell’agosto 2020: “La Sicilia e la mafia sono un luogo in cui dislocare contraddizioni, un dispositivo che opera (come il sogno secondo Freud) per condensazione e spostamento”. Non solo nello spazio, anche nel tempo. La mafia è quasi sempre, nel cinema, “mafia d’una volta”. La storia del mafia movie è anche e soprattutto la storia di uno sguardo pubblico, d’un atteggiamento culturale nostalgico.    Questo sguardo si forma essenzialmente nel e attraverso il cinema, benché propaghi i suoi effetti ben al di là della sfera cinematografica. Secondo Morreale infatti, a parte pochi ma significativi riferimenti letterari (Sciascia, Tomasi di Lampedusa) e politici (...

Sciascia Trenta / Il giorno della civetta

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   Quando capomafia non era un unico sostantivo e Leonardo Sciascia lo divideva in due; quando cioè la mafia era davvero «nella fantasia dei socialcomunisti» e la Commissione Antimafia solo una proposta parlamentare, Il giorno della civetta arrivò nelle librerie come, esattamente venti anni...

Sciascia Trenta / La vecchia casa della noce

Sono trascorsi 30 anni da quel giorno di novembre in cui Leonardo Sciascia ci ha lasciati, trent'anni in cui il paese, che lui ha così bene descritto, è profondamente cambiato, eppure nel profondo è sempre lo stesso: conformismo, mafie, divisione tra Nord e Sud, arroganza del potere, l'eterno fascismo italiano. Possibile? Per ricordare Sciascia abbiamo pensato di farlo raccontare da uno dei suoi amici, il fotografo Ferdinando Scianna, con le sue immagini e le sue parole, e di rivisitare i suoi libri con l'aiuto dei collaboratori di doppiozero, libri che continuano a essere letti, che tuttavia ancora molti non conoscono, libri che raccontano il nostro paese e la sua storia. Una scoperta per chi non li ha ancora letti e una riscoperta e un suggerimento a rileggerli per chi lo ha già fatto. La letteratura come fonte di conoscenza del mondo intorno a noi e di noi stessi. De te fabula narratur.   La prima volta che ho incontrato Leonardo Sciascia non ho fatto fotografie. Non riesco ancora a darmene una ragione.  Era il 16 di agosto del 1963. Avevo da poco compiuto vent’anni.  Avevo cominciato da circa tre anni a fotografare abbastanza sistematicamente le feste religiose...