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Il pensiero poetante

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Un classico di Antonio Prete / Il pensiero poetante di Leopardi

Presentandosi al pubblico all’inizio dell’Enrico IV (Parte seconda, scena 2) Falstaff dice di essere il più arguto di tutti perché non è soltanto arguto in se stesso, ma provoca arguzia negli altri. Rispondere e riprendere Leopardi è partecipare alle sue idee che, come quelle dell’eroe shakespeariano, si articolano attraverso quello che siamo noi. Il libro di Antonio Prete sul pensiero poetante, parte da qui, dal modo in cui le sue idee continuano a moltiplicarsi in noi. Antonio Prete è poeta, scrittore, ma soprattutto accoglie la compagnia di Falstaff, è un buon amico di Leopardi. La grande qualità di Il pensiero poetante (riedito da Mimesis, consolidando un suo luogo nel discorso leopardiano che è iniziato per questo libro nel 1979) è di tenere presente quanto sia facile sconfinare, soprattutto con Leopardi ma in realtà con tutto quel che viene scritto, in una posizione non originale, che riverbera invece di dire, che sostituisce al reale svolgersi del pensiero un’idea astratta e oggettiva della storia, mentre quello che accade attraversa gli umani in modo molto più complicato, non solo per le strutturazioni consce e inconsce della psicologia, ma perché ci sono i miti, le...

Materia e canto / Antonio Prete, Tutto è sempre ora

Della poesia si privilegia spesso l’ineffabile, l’invisibile, a discapito di tutto ciò che di materico c’è nei versi. E quando si parla del materiale, lo si fa per dire dello scarto tra il quotidiano – oggetti, gesti, sguardi – e quel tanto di astratto a cui di fatto la poesia d’un tratto accede. La siepe, per intendenderci, e l’infinito. La siepe è la barriera materiale grazie o a causa della quale, suggerisce Leopardi, poi si prende il volo. Lì, la poesia. Eppure c’è un dato materico che precede la siepe, ed è la parola che la dice, il gradino cioè sopra il quale il lettore sale per superarla con lo sguardo. È composto di cinque lettere, segni sopra un foglio, fonemi nella bocca, cioè concretezza pura. La concretezza di una combinazione di alfabeto scelta tra le tante, moduli verbali visibili a occhi nudo, poi composti in una frase o in un verso e tenuti insieme dalla malta del silenzio.    È, questa del linguaggio, la prima matericità della poesia. La lingua che batte sulla consonante, la cadenza di una metrica precisa, l’eco che fa la rima dentro il silenzio teso di due versi, o le assonanze, quei richiami dispersi dentro il bosco cieco di una strofa. È quello il...

Antonio Prete / Torre saracena. Viaggio sentimentale nel Salento

Dopo essere stato per decenni trascurato e lasciato ai margini (come Matera), da qualche anno il Salento è approdato in pompa magna sulle mappe del turismo, anche di massa. Quella che una volta era terra prevalentemente di emigrazione, ora è terra di arrivi (clandestini inclusi: terra di transitabilità e di accoglienza, dove l’identità si definisce come costante apertura al diverso) e di ritorni. Molti andati via per lavoro, ora scelgono di tornare, non tanto per nostalgia, quanto perché le opportunità di vita, e la sua qualità, sono diventate attraenti. Poi c’è anche tutto il resto. Che è tanto.   Anche di questo parla Torre saracena, l’opera più recente di Antonio Prete, che fonde insieme narrazione, ricordi d’infanzia, reportage turistico, artistico e sociologico che insieme al paesaggio non trascura di ricordare il lavoro che lo ha formato, la povertà e le rivolte contro lo sfruttamento, un passato ricco di figure note e meno note, di artisti importanti e artigiani non meno grandi, come i creatori delle statuine di cartapesta, gli scalpellini e i decoratori che hanno reso possibile il magnifico barocco salentino. Un personale nostos a quella terra d’origine a cui peraltro...