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Louis Aragon

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Un nuovo volume della collana Riga / Max Ernst: collage, testi e visioni

Come allargare “la parte attiva delle capacità allucinatorie dello spirito”? Lo spiega l’artista dadaista e surrealista Max Ernst in Au-delà de la peinture, una raccolta dei suoi scritti pubblicata a Parigi nel 1937 e ora tradotta per il pubblico italiano insieme ad altri testi critici e letterari ormai introvabili (Max Ernst, Riga 42, a cura di Elio Grazioli e Andrea Zucchinali, Quodlibet, Macerata, 2021; Rigabooks). Le tecniche adottate da Ernst sono due. La prima è il frottage, un’antica tecnica grafica che l’artista riscopre e sviluppa pittoricamente con la “raschiatura di colori su un fondo precedentemente colorato e situato su una superficie inuguale” (pp. 57-58).    Max Ernst, Forest and Sun, 1931. Frottage su carta. Museum of Modern Art, New York / Max Ernst, La Forêt, 1927-28. Raschiatura di colori (grattage). Collezione Peggy Guggenheim, Venezia. La seconda è il collage, che consiste nell’accostare elementi figurativi tra loro incongrui allo scopo di scatenare le facoltà visionarie. È evidente che la “successione allucinante d’immagini contradditorie” (p. 63), che contraddistingue il collage surrealista, non ha un rapporto con il papier collé...

I diritti dell'ambiente / Abitare Venezia

Che cosa diremo... Che cosa diremo, noi che ancora ci abitiamo, ai bambini e ai ragazzi nati a Venezia o venuti ad abitarci, che oggi frequentano le sue scuole? Ci vorranno, ci potranno abitare e lavorare? O dovranno andare via, magari all’estero?   Calce, acqua e lingua Aspetto il mio turno per il vaccino antinfluenzale davanti all’ambulatorio, appoggiato al muretto che divide il rio terà Cazza dal rio de San Polo. Sento le parole di un uomo che, in coda dopo di me, indica alla moglie due muri che affondano nel canale. Dice: «Àra la malta de sto muro, che xè ancora bona dopo tanti ani» e la confronta con quella tutta sbriciolata sul muro accanto. Gli chiedo di spiegarmi. Lo chiedo in italiano e lui capisce che sono “foresto” (pur residente da tanto) così mi risponde gentilmente anche lui in italiano. Dice che adesso certi muratori usano delle malte non adatte al salso. Basta confrontarle con quelle che invece durano, anche centinaia di anni: per esempio sul Canal Grande, dove, mi ricorda, ci sono affreschi che resistono sulle facciate. Ha lavorato una vita nell’edilizia e commenta: «Non dovrebbero neanche metterci le mani. È un sacrilegio». La parola “sacrilegio” la dice con...

Dipingere le parole / Jacqueline Duhême, l’imagière

“Nella mia vita ho conosciuto molti”, potrebbe affermare con buona ragione facendo il verso a un celebre motto di Snoopy Jacqueline Duhême (1927), alla quale Parigi, la sua città d’elezione, rende omaggio in questi giorni con una mostra intitolata: "Jacqueline Duhême, une vie en couleurs: de Matisse à Prévert". Infatti, è stata amica di Matisse, di Picasso, di Louis Aragon, di Colette, di Marc Chagall, di Robert Doisneau, di Man Ray, di Raymond Queneau, di Henry Miller, di Jack Kerouac e di molti altri artisti e intellettuali. È stata inoltre la compagna di Paul Éluard e i due si sarebbero sicuramente sposati se il PCF, all’indomani della Liberazione, non si fosse strenuamente opposto, così almeno ha rivelato l’interessata in un’intervista rilasciata alcuni anni or sono a Paris Match, narrando poi più diffusamente i dettagli della vicenda nella sua autobiografia: Une vie en crobards (Gallimard, 2014), in cui racconta di come la sua vita straordinaria sia stata intimamente legata alla storia artistica e letteraria del XX secolo. Paul e Jacqueline si erano innamorati non appena si erano conosciuti, lei aveva vent’anni e lui cinquantuno. Ma questa differenza d’età evidentemente era...

Elio Grazioli. Picasso e i suoi poeti

La libreria di doppiozero continua a crescere, con un nuovo titolo da scaricare e leggere su tablet o su carta, stampando il pdf.   Oggi vi proponiamo un volume a cura di Elio Grazioli, Picasso e i suoi poeti, che raccoglie testi di Max Jacob, Guillaume Apollinaire, Pierre Reverdy, Louis Aragon, Rainer Maria Rilke, Paul Eluard, Roger Vitrac, Benjamin Péret, Jorge Guillén, Vincente Aleixandre, Gerardo Diego, José Angel Valenti, Pablo Neruda, Luis de Cañigral, André Frénaud, Fabio Pusterla, Giuliano Scabia. Qui il link per scaricarlo.    “Picasso amava i poeti e anche noi li amiamo.  I poeti hanno un rapporto  particolare con le immagini e con le opere d’arte, senz’altro dovuto alla sintonia che condividono in quella che in mancanza di metafore migliori osiamo chiamare ancora ‘creazione’.  Questo non solo dà loro libertà nella scrittura sull’arte, ma soprattutto permette loro di vedere e cogliere altro da quanto riusciamo a fare noi. I poeti pensano diversamente, toccano punti del pensiero che noi non osiamo sfiorare. Picasso lo sapeva e si...

Le sirene delle dodici

Anziché andare al teatro dell’Opera, John Cage preferiva ascoltare il traffico dal suo appartamento newyorchese su Sixth Avenue. I rumori nei quali siamo quotidianamente immersi ci disturbano finché li ignoriamo, scriveva, ma diventano intriganti non appena ci mettiamo ad ascoltarli. Bisogna prendere Cage alla lettera quando dice: “If you listen to Beethoven or Mozart, you see they are always the same. But if you listen to traffic, you see it’s always different”. Il traffico è uno spartito lacunoso pieno di variazioni e dinamiche inattese, di crescendo e diminuendo, di mezzopiano e mezzoforte, di tempi lunghi e corti, di timbri e accenti diversi, di precipitati e miracolose sospensioni. Le città sono degli sterminati soundscape, depositi di sons trouvés, macchine che producono ambient noises, ovvero nient’altro che suoni senza alcun contenuto liturgico, celebrativo, esortativo, introspettivo, espressivo. Suoni de-psicologizzati che non significano niente.   Che questo valga solo per Sixth Avenue?, comincio a sospettare quando mi accorgo che nello spartito di Parigi, dove Cage ha trascorso da giovane...