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Luigi Tassoni

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Un lungo dialogo con Stas’ Gawronski / Milo De Angelis. Strappare qualche parola al buio

La tua poesia è sempre stata una poesia difficile, di ardua comprensione. Eppure i tuoi versi non sono liberi, sembrano nascere da una necessità profonda. Quale?   La necessità è sempre la stessa: strappare qualche parola al buio e consegnarla a uno sguardo. Le  mie parole vengono da lì, da quel luogo arduo che tu dicevi, arduo e rinchiuso, da quella camera oscura in cui sono confinate e chiedono di trovare una forma, di non restare lì ammutolite in un solo cuore. Ed è vero che non sono libere: il cammino da quella stanza al mondo, il cammino dal silenzio alla voce è un cammino pieno di insidie. Non si può essere euforici, curiosi o arbitrari. La via d’uscita è una sola. Uno solo è il modo in cui la parola può compiersi. Per questo la parola deve misurare i passi e condurli in quella via, che è anche la propria salvezza e che è una via obbligata: non c’è altro modo per la parola se non quello che verrà inciso sulla pagina. E il lettore deve sentirlo: è l’unico modo.     Il tuo primo libro, Somiglianze, è un testo che ha segnato una generazione. Puoi dirci in che senso?   È sempre difficile parlare dei propri versi in rapporto a una contingenza storica. La...