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Marriage Story

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Quando i racconti da soli non bastano / Storia di un matrimonio

È come quando, in un brutto incidente, le persone coinvolte perdono conoscenza e al risveglio sono piene di dolori e traumi, ma senza riuscire a ricordare e ricostruire nulla, come se il loro corpo appartenesse a un altro. Al termine della visione di Marriage Story, Nicole (Scarlett Johansson) e Charlie (Adam Driver), i protagonisti della vicenda di separazione narrata nel film, ci fanno vivere una sensazione molto simile di estraneità sgomenta: perché mai si sono lasciati? Contro quale muro ha sbattuto la loro storia d’amore?  «You’ve got so many reasons for not being with someone, but you haven’t got one good reason for being alone» canta Charlie, verso la fine, recuperando la canzone di un famoso musical. E quelle parole continuano a risuonare anche oltre i titoli di coda. Ma cosa mai è accaduto, e perché? Il film non offre una risposta chiara.    Proprio questa opacità è uno dei segreti dell’energia narrativa di Marriage Story, anche se la traduzione italiana Storia di un matrimonio rischia di portarci su un terreno sbagliato. Non era facile, difatti, ma forse non era neppure necessario tradurre un titolo così originale, per la capacità che ha di mettere una...

76ma Mostra del Cinema / Venezia: per qualche polemica in meno

In un’intervista rilasciata a pochi giorni dall’apertura della 76ma Mostra del Cinema, Alberto Barbera ha criticato una presunta attitudine “autoreferenziale” del cosiddetto cinema “d’autore”. Lo spunto della polemica era Vitalina Varela, l’ultimo film del portoghese Pedro Costa, appena incoronato vincitore della 72ma edizione del Festival di Locarno. In buona sostanza, secondo Barbera, film come quello di Costa, adorati dai cinefili ed elogiati dalla critica, non escono di fatto dal circuito festivaliero, rimanendo confinati in una nicchia di fedelissimi connoisseurs.  Le dichiarazioni del direttore artistico della Mostra veneziana hanno destato, com’era lecito aspettarsi, perplessità e dure critiche. Ora che il festival è già iniziato da qualche giorno e altre polemiche si sono andate aggiungendo, il senso di quelle parole appare più chiaro.   È  evidente che da qualche anno si è andata definendo quella che potremmo chiamare la “Linea Barbera”, vale a dire una politica in grado di tenere insieme cinefilia e spettatori comuni, l’allure pop e la ricerca, le star e gli auteur, senza dimenticare ovviamente uno spazietto per il cinema italiano, per non scontentare...