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Massimo de Nardo

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Un'intervista del 2007 / Daniele Del Giudice: Sono uno scrittore senza target

Daniele Del Giudice è stato il mio relatore di tesi. Nel 2006-2007 ho seguito il suo corso di Letteratura Italiana allo IUAV di Venezia, dedicato a Primo Levi, Italo Calvino e Pier Paolo Pasolini. Ricordo che a lezione parlava con calma, cercando accuratamente le parole. L’ho incontrato diverse volte nella sua casa a Venezia. Gli chiedevo di raccontarmi del suo rapporto con Calvino, su cui scrivevo la tesi. Questo lo portava poi a discutere di combinatoria, Oulipo, collegamenti ipertestuali, Internet, Second Life. I media digitali erano un tema ricorrente, credo lo incuriosissero. A volte passavano settimane senza che mi rispondesse, poi all’improvviso mi invitava a casa sua e parlavamo per ore. Con la sua voce dolce e il volto sorridente dietro gli occhiali, conduceva la conversazione con leggerezza ed esattezza. All’epoca non avevo ancora letto i suoi libri, e con sorpresa appresi che amava pilotare aeroplani. Mi raccontò della sua passione per le procedure di decollo ed atterraggio, e di un volo che fece con Federico Fellini.  L’ultima volta che andai a casa sua fu nel settembre 2007, per registrare la conversazione riportata qui sotto (pubblicata al tempo sulla rivista "...

Il topo sognatore

Si legge raccontandoselo a voce bassa, Il topo sognatore e altri animali di paese. Si legge muovendo la testa per rincorrere le parole e sfiorando con le dita quei graffi, che sono il disegno e che sono il corpo, come a voler sentire il pelo o la superficie rugosa della proboscide o la trasparenza delle ali. Gli animali occupano lo spazio, senza alcun rispetto della scala. Lo occupano con lentezza: la farfalla che ama stare dove non c’è niente da fare, magari in una chiesa che l’uomo non abita più e un fiore è finalmente cresciuto là dove c’era l’altare; la formica che non ha troppa voglia di uscire di casa per mettersi in fila per un chicco di grano, alla faccia di La Fontaine e della sua morale efficientista; il ragno che si fa sottile per mancanza di mosche, dimagrisce tanto da sembrare un filo della sua tela, e non sa, o finge di non sapere, che la mosca c’è, sopravvissuta alle trappole umane, una mosca pigra anche lei, che aspetta che qualcuno la prenda nel pugno, apra la finestra e la faccia volare.  Il gatto del falegname forse no: lui, innamorato della casa della maestra Antonietta, è rapido e già di là, nella pagina successiva. Ci lascia con quella...