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Pao Pao

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Diario 1990 / Ricordo di Pier Vittorio Tondelli

Ho conosciuto Pier Vittorio Tondelli nel 1983, un anno dopo la pubblicazione del suo secondo romanzo, Pao Pao. Allora gestivo la programmazione del Teatro Affratellamento di Firenze e, come attività collaterali, organizzavamo presentazioni di libri. Chiamai Franco Cordelli, che fece una lettura affettuosa del libro, davanti a un pubblico giovane: in quegli anni il teatro aveva spettatori under 30, Pier Vittorio nell’83 aveva appena 28 anni. Diventammo amici e Firenze la sua città elettiva. Gli presentai, nel corso del tempo, protagonisti e comparse della scena culturale fiorentina: Federico Tiezzi, Sandro Lombardi e Marion D’Amburgo che allora si chiamavano Magazzini Criminali, Giovanni Agosti, Aldo Rostagno, Paolo Isidori, Giancarlo Cauteruccio che aveva fondato Il Marchingegno, che poi cambiò nome in Krypton, gli artisti Luciano Bartolini e Monica Sarsini, Tommaso del Signore, Frances Lansing e Cristiano Toraldo di Francia, Michelangelo Caponetto e Lorenza Pampaloni, Ennio Bertolucci, Carlo Ducci, Patrizia Adami Rook, Derno Ricci, Gianluca Gori, Sandro Pestelli, Lorenzo Mazzini. Anche Dani Karavan, che tornava di tanto in tanto a Firenze dopo la grande mostra che la città gli...

Pier Vittorio Tondelli / Trent'anni di camere separate

Nel 2019 ricorre il trentennale di quello che probabilmente non è il romanzo migliore di Pier Vittorio Tondelli ma di sicuro è il più importante: Camere Separate.  Il libro uscì nove anni dopo quel 1980 che segnò l’esordio deflagrante dello scrittore emiliano: con Altri Libertini, Tondelli aveva mostrato una tecnica sopraffina al servizio di storie pruriginose, di provincia, talmente contemporanee da essere un insulto per una parte dell’opinione pubblica italiana, che non tardò a indignarsi e ad accusare l’autore. Altri Libertini venne ritirato dopo un anno dalla pubblicazione dal procuratore di L’Aquila per oscenità e rimane ancora oggi una delle vette della letteratura italiana della seconda metà del Novecento.  Tondelli compariva sulla scena letteraria armato di una capacità di modellare il linguaggio unica: sapeva piegare al suo volere le parole, con la consapevolezza dello scrittore navigato, pur avendo solamente venticinque anni. L’uso della lingua tondelliana diviene subito materia di dibattito e di curiosità, nascendo da quella fucina di creatività che vedeva due enfant prodige, abitanti di Bologna e animatori della sua scena culturale, conquistare la ribalta;...