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Piero di Cosimo

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Sheppard Craige / Ragnaia: un giardino filosofico

La foresta e il giardino sembrano realtà radicalmente antitetiche, con la foresta che sta per un mondo pericolosamente illimitato e inquietante e il giardino che rappresenta, al contrario, la sfera protettiva e intimistica dell’hortus conclusus. Esiste però un legame importante che collega i due fenomeni. L’incendio nella foresta di Piero di Cosimo (databile al 1500 ca.) indica la fine tragica di una foresta-giardino. I grandi giardini toscani del Cinquecento contengono un “barco”, ovvero una parte boschiva dedicata alla caccia, che funge spesso da punto di partenza del progetto generale. Nei giardini geometrici di Le Nôtre, la foresta è sempre presente nella veste di repoussoir, di zona marginale, cioè di quell’alterità selvaggia dalla quale il giardino si distacca in quanto opera della ragione e della fantasia. Nei giardini pittoreschi del Settecento la foresta prende la forma del boschetto, della piccola radura luminosa, espressione di una natura addomesticata.   Verso la fine del secolo l’intento di conferire ai giardini paesaggistici un aspetto sempre più incolto portò alla creazione paradossale di grandi spazi verdi artificialmente inselvatichiti perché assomigliassero...

1929 - 2020 / Milton Glaser, I ❤ NY

Non poteva che morire a New York. Lì dove era nato nel 1929, nella stessa città che aveva celebrato con un logo nel frattempo diventato uno dei più spaventosi successi – perché fuori controllo, perché incommensurabile – della comunicazione moderna.   L’intera storia professionale di Milton Glaser è nel segno di un’intimità non convenzionale con il suo lavoro, con ciò che gli si chiede di raccontare, pubblicizzare, tradurre in grafica. Nei poster realizzati per Olivetti, come quello in cui citava un quadro di Piero di Cosimo, c’era il suo stretto rapporto con l’Italia, dove aveva studiato e si era educato all’arte colta. Nel logo per la Brooklyn Brewery, con quella grande B che sembrava uscita dal cappellino dei Dodgers, c’erano le passioni popolari della sua città, baseball in primis. Glaser prende dalla vita, respira la metropoli, non smette di guardarsi intorno e ricucire la sua esperienza con i segni che produce. Un dialogo intimo, ma in pubblico.     I love NY, che è il culmine di un’intera carriera, e forse anche di una stagione della comunicazione pubblicitaria, definisce non a caso un rapporto sentimentale, e va raccontato. Lo slogan e la campagna...