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Tommaso Buzzi

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Nelle stanze del vetro: Venini

Sono tempi difficili. L’economia soffre, la ricerca langue, la cultura troppo spesso rinuncia alla propria autorevolezza pur di conquistare la ribalta della società dello spettacolo. Che manchino denari è certo ma, sebbene abbia oramai colonizzato le prime pagine dei giornali, non credo sia la crisi finanziaria la causa prima di questo stato di cose. Ciò di cui siamo veramente poveri sono i progetti, la capacità di reinventarci e generare sogni. Abbiamo barattato le idee con le immagini e adesso ci accorgiamo di quanto le prime siano più fertili delle seconde.   Date queste premesse, non stupisce il basso profilo dell’ultima Biennale veneziana d’architettura. D’altra parte, perché mai in mezzo a tanta incertezza la Biennale avrebbe dovuto sfoggiare solide sicurezze? La cosa che colpisce, però, è che il basso profilo non deriva da una scelta pauperista, né da una scarsità di proposte: a Venezia ci sono le super-star della creatività, non mancano le installazioni ad effetto, abbondano come sempre le presenze internazionali così come le prese di posizione morali...

Disegno italiano

A metà febbraio la Facoltà di Architettura di Yale ha ospitato un grande convegno intitolato “Is drawing dead?”, aperto in parallelo ad una mostra dedicata a Massimo Scolari. Sarà lo spaesamento da fine secolo, ma ormai ci stiamo abituando alle tante grida d’allarme sulla fine del romanzo, della fotografia, della narrazione, delle parole e, anche, del disegno. Cosa che mi sembra ancora più interessante in una fase in cui, con un’aumentata consapevolezza sulle potenzialità del digitale, proprio la pratica del disegno ha ricevuto stimoli importanti per rinnovarsi e tornare ad essere uno strumento decisivo nella grafica come nel design e, soprattutto, nell’architettura. Credo, infatti, che sia impossibile pensare all’architettura senza il disegno.   Qualunque sia stato il supporto, la tecnica, la convenzione che lo regolava, il disegno rappresenta per l’architetto il gioco in cui indulgere per puro piacere, la norma geometrica con cui governare le complessità e condividerle, il segno con cui affermare la propria individualità creativa e la propria visione nel mondo esterno. E...