Gli insetti del Principe

Nello sfogliare le pagine del libro Gli insetti del Principe. La collezione entomologica di Raniero Alliata di Pietratagliata, a cura di Fabio Lo Valvo (edito nel 2020 dalla Regione Siciliana) ho pensato all’inventario di un corredo funebre. Pagina dopo pagina sono stato sfiorato da uno stupore simile a quello che fu di Howard Carter all’entrata della tomba di Tutankamon: laddove aleggia l’ombra del lutto baluginano i corruschi riflessi del tesoro, oggetti preziosi che un tempo furono maneggiati. 

Si tratta di un catalogo di grande formato, con copertina cartonata. Vi si descrive dettagliatamente la raccolta d’insetti del Principe Raniero Alliata di Pietratagliata (nato a Palermo il 9 giugno 1897 e qui deceduto il 9 ottobre del 1979), con illustrazioni dei numerosi strumenti e oggetti a lui appartenuti per svolgere le ricerche in studio e sul campo. Saltano all’occhio, compulsando il volume, le molte fotografie degli insetti e delle teche per anni custodite nella sua nobile villa in stile neogotico, con vasto parco, in via Serradifalco alle porte di Palermo.

 

La stessa magnifica collezione che, dopo anni d’abbandono, è stata acquistata dal Demanio Regionale prendendosene cura: colma d’esemplari preparati e determinati è adesso consultabile presso il Museo Regionale di Storia Naturale di Palazzo D’Aumale sul Lungomare Peppino Impastato, a Terrasini. Si tratta d’una miniera di testimonianze ecologico-ambientali, giacché custodisce reperti di specie nel frattempo estinte sull’isola oppure diventate assai rare, quasi introvabili. Ancor più preziosa perché consente di ricostruire la passata frequenza e distribuzione degli insetti, la biodiversità del territorio prima delle distruzioni apportate dall’inquinamento e dal consumo del suolo. Alcuni esemplari sono stati addirittura selezionati dagli specialisti come tipi di riferimento tassonomico per la descrizione di specie nuove per la scienza.

 

Parafrasando lo stupore che provò lo scrittore tedesco Ernst Jünger (1895-1998) nell’osservare antiche raccolte, è sorprendente come certi oggetti fragili resistano, talvolta a lungo, agli effetti del tempo: possediamo ancora le pagine degli erbari in cui sono annotate le diciture di Linneo o di Chamisso, gli scarabei che furono determinati da Fabricius, da De Geer, dal conte Dejean. Così oggi possiamo altrettanto dire della collezione di Alliata che non è solo una “raccolta d’insetti” ma un’emblematica somma del sapere il cui valore scientifico è tale da meritare non solo la paziente conservazione da parte di altri entomologi ma anche un libro che ne ricostruisce filologicamente la storia. 

 

Il rapporto dell’aristocratico palermitano con l’entomologia e la filosofia viene analizzato, nel corso delle pagine di quella che è anche una monografia, da specialisti impegnati ciascuno nel proprio settore di ricerca. Una buona fama aveva già avuto il libro scritto dal nipote e allievo Bent Parodi, aristocratico dello spirito, giornalista ed esponente di rilievo del Grande Oriente d’Italia, autore de Il principe mago, edito da Sellerio nel 1987 (nuovamente proposto in versione integrale da I Quaderni dell’Almagesto, Messina, Publisicula, s.d.) nelle cui pagine sono narrati gli ultimi trenta anni di vita di quest’uomo decisamente eccentrico dedito allo spiritismo. Lo studioso interessato, grazie a tale ingente quantità di documenti, ha così la possibilità di ricostruire la figura di Raniero Alliata in ogni aspetto della propria esistenza. Se si aggiungono poi le testimonianze relative alla sua opera figurativa contenute nel fondamentale Gli ultimi Gattopardi. Tra arte, letteratura e alchimia (Edizioni il Passaggio, 2012), catalogo della mostra tenutasi al Palazzo della Cultura di Messina dal 20 ottobre 2012 al 16 dicembre 2012, il quadro filologico può dirsi quasi completo.

 

Il nobile palermitano (di un ramo prossimo a quello di Vittoria Alliata, prima traduttrice italiana di Il Signore degli Anelli di J.R.R. Tolkien) visse appartato, in un ostentato isolamento, una ricercata solitudine intesa quale riparo dalle volgarità della vita quotidiana. Da una finestra del proprio maniero si dice abbia più di una volta, sul far della sera, lanciato maledizioni ai passanti, brandendo un autentico teschio umano nella dentatura del quale stava serrato un rotolo con un’iscrizione in aramaico contenente un terribile anatema. Non volle mai mescolare la propria naturale purezza di spirito con gli affanni e le volgarità meschine della massa costretta a campare, schiava degli artifici della necessità. In gioventù vestiva in modo eccentrico e sperperò tutti i propri soldi al gioco d’azzardo e nei cavalli (suo era il più bel calesse di Palermo) cosicché – dopo aver combattuto la prima guerra mondiale, perso alle scommesse quasi tutto il proprio patrimonio e dopo la morte dell’amata madre – privo di mezzi si persuase che non avrebbe trascorso in ozio o in degradanti commerci le ricchezze residue ma avrebbe piuttosto impiegato il proprio ingegno per dedicarsi nottetempo alla ricerca entomologica e spiritistica. Oltre che di studioso d’insetti ebbe infatti anche fama di grande occultista, tanto che, oltre ad essere eletto in modo altisonante e ampolloso “Principe del Sacro Romano Impero”, era anche conosciuto con l’appellativo di “Principe Nero”.

 

Tornando a temi naturalistici, fin dalle prime pagine del libro il lettore dentro alle questioni entomologiche rimane colpito dal fatto che Alliata iniziò a occuparsi d’insetti già in giovanissima età allorquando nelle serre del parco della medesima villa paterna trovò numerosi esemplari di Carabus (Megodontus) violaceus occasionalmente importati dal continente con le piante del giardino. A testimonianza di tale vocazione viene riportata la foto dei due esemplari che segnarono la sua vocazione entomologica e del dattiloscritto incollato sul fondo della teca come didascalia. A riprova di come i Carabi sembrino essere, tra i Coleotteri, i vessilliferi della ricerca entomologica, similmente a quanto accadde anche a Ernst Jünger, che ne parla nel libro di culto d’ogni entomologo, ossia Cacce sottili (edito da Guanda nel 1987), quando descrive le sue prime ricerche durante le quali il “listello dorato” e gli altri consimili assurgono ad emblema del desiderio e dello stupore.

 

Il Principe scelse, da autodidatta, di seguire la tradizione entomologica prettamente siciliana, recensendo l’interesse agli insetti dell’isola senz’altre divagazioni, sull’esempio d’illustri entomologi: Luigi Failla Tedaldi (del quale inglobò parte della collezione), Francesco Vitale e Francesco Minà Palumbo, ma soprattutto di Enrico Ragusa, fondatore dell’Hotel des Palmes (dove trovò la morte, forse per eccesso di morfina – droga allora molto “di moda” nell’alta società palermitana – l’eccentrico scrittore francese Raymond Roussel; vicenda indagata da Leonardo Sciascia in Atti relativi alla morte di Raymond Roussel, edito da Sellerio nel 1971). E Ragusa in particolare viene ricordato a tutt’oggi non solo perché la sua collezione è esposta al British Museum di Londra, ma anche per il fatto che numerose specie endemiche dell’isola portano il suo nome.

 

 

Per condurre le ricerche sugli insetti collezionati, Alliata decise di chiudersi “ermeticamente” nel proprio maniero neogotico rifiutando anche l’offerta d’una cattedra all’Università di Palermo. Ritirato dal mondo, dormiva di giorno per non partecipare alla vita della società, alzandosi alle sei del pomeriggio per studiare lontano dai rumori esterni dei traffici materiali. Sposò in tarda età una giovane ed avvenente donna norvegese e fu in profonda sintonia con la cultura teutonica; allevato infatti da un’austera governante alemanna parlava in modo fluente il tedesco; si racconta che nel nome Raniero andasse orgoglioso dell’allusione al Ragnarök, l’apocalisse nordica che vedeva la battaglia finale tra le forze della luce e dell’ordine e quelle delle tenebre e del caos (a cui lui dichiarava di appartenere). Tra i suoi riferimenti culturali più radicati v’erano Wagner – elesse a simbolo della sua condizione “Il crepuscolo degli dei” – e la scuola biologica dell’impero tedesco (dovette influire sul suo metodo di studio il pensiero evoluzionista di Ernst Haeckel che nel 1904 pubblicò Forme d’arte della natura illustrata da cento dettagliati disegni di creature marine), oltre all’archetipo sulfureo e romantico di Goethe, sia nel Faust che nel Wilhelm Meister (dove nel finale del Lehrjare il protagonista si scaglia contro chi non crede che l’unica vera legge dell’universo sia nelle pagine della Natura). Il tutto, come lecito immaginare, passato al vaglio dell’esoterismo di Madame Helena Blavatsky.

 

Tra il 1920 ed il 1970 il nobile “entomologo mago” riuscì a raccogliere o a far catturare da suoi amici e collaboratori migliaia di esemplari custoditi oggi in 465 scatole entomologiche in legno di svariate fogge e dimensioni, che si fece costruire appositamente dai migliori ebanisti di Palermo, a loro volta riposte in quattro armadi in noce in stile dell’epoca, realizzati dalla ditta Vittorio Ducrot, e uno in abete rosso. Gli insetti, come monili d’inestimabile ricchezza, sono accuratamente custoditi in un exemplum monumentale dell’intera entomofauna siciliana dove la natura sottile della nominazione, della scoperta delle differenze tra una specie e l’altra, amplifica a dismisura le differenze. L’aspetto più caratteristico della ricerca entomologica di Alliata che il libro in questione mette in primo piano è il fatto che egli abbia dedicato tutte le sue attenzioni allo studio di quelle specie d’insetti che presentano particolari e variati disegni sulle elitre o sulle ali: Coleotteri per lo più, ma anche Lepidotteri, Emitteri e Ditteri minuziosamente catalogati in base alla mutazione del disegno riconducibili a principi di “variabilità specifica”. Come il libro testimonia vennero suddivisi dal Principe in aberrazioni e sottospecie, ripartite in base a differenze talvolta quasi impercettibili.

 

Nella pratica sul campo Alliata esplorava gli ambienti naturali dei dintorni della sua città, in quella che a quei tempi – prima della speculazione edilizia – era ancora la “conca d’oro” gialla di limoni, oppure sui Nebrodi e sulle Madonie, il corso del fiume Oreto, i monti intorno Palermo e la costa verso Cefalù, gli stessi luoghi visitati negli stessi anni anche da Jünger, il quale ne parla con dovizia di particolari in Viaggio in Sicilia (Palermo, Sellerio, 1993). Di ritorno, nel suo studio, si concentrava poi su ogni singolo esemplare preparandolo secondo i canoni tassidermici dell’epoca sugli stenditoi, applicando il cartellino contenente le informazioni fondamentali relative alla cattura, ovvero il luogo, la data e il nome del raccoglitore. Una volta posizionati nelle scatole entomologiche, inseriva dattiloscritti su dei fogli a margine delle considerazioni personali, schemi o disegni, per lo più relativi al tema per lui fondamentale della variabilità specifica.

 

Ultimo Gattopardo dell’aristocrazia siciliana decaduta – riferimento culturale sia per Giuseppe Tomasi di Lampedusa che per la poesia colta del Barone Lucio Piccolo (1901-1969) – il Principe dall’attitudine introversa e depressiva si rivolgeva agli altri interlocutori per lo più in siciliano stretto. Nelle foto raccolte nel catalogo è ritratto come un uomo grande di statura, fiero, alto e slanciato, coi capelli rasati sulle tempie, vestito di grigio, seduto nel suo studio davanti a un tavolo occupato da libri, disegni, teche, spilli, pinzette e barattoli. In alcune immagini è circondato da una grande biblioteca tematica, di respiro internazionale, dove sono raccolti migliaia di pubblicazioni italiane e straniere (numerosi gli ex-libris ideati, tra i quali l’elegante logotipo che riveste il retro di copertina del catalogo), volumi di entomologia – dai Souvenirs Entomologiques di Jean-Henri Fabre alle tavole dicotomiche dell’austriaco Edmund Reitter, agli splendidi volumi sui lepidotteri italiani di Roger Verity (1883-1959), che negli anni Venti del secolo scorso aveva appunto dedicato molti dei suo sforzi scientifici nel definire il “cline” ossia la variabilità dei caratteri fenotipici. Si dice che Alliata avesse voluto sintetizzare il suo “sapere” entomologico in una monografia sugli insetti siciliani, tanto da prendere accordi con la neonata facoltà di Agraria dell’Università di Palermo, ma che abbia abdicato, sopraffatto da dubbi intellettuali, dalla consapevolezza dei propri limiti.

 

Sebbene isolato dai traffici della vita quotidiana – mentre il cemento armato delle palazzine mangiava il parco di famiglia e devastava le campagne – per approfondire gli studi non esitò a tessere una fitta corrispondenza e scambi di informazioni con i più importanti entomologi del suo tempo, non solo siciliani ma italiani e stranieri, ciascuno per ogni gruppo sistematico oggetto delle sue ricerche. Sono noti i carteggi con Giuseppe Müller (1880-1964), Edoardo Gridelli (1892-1943), Arturo Schatzmayr (1880-1950), Marcello Cerruti (1908-1978) e molti altri, dimostrando come fosse un isolato solo per i fatti inerenti un’esistenza sottoposta al giogo della necessità, ma fosse al contempo ben consapevole dell’importanza dello scambio e del confronto di idee per approfondire la ricerca intellettuale. Già dal 1931 si era infatti anche iscritto alla Società Entomologica Italiana.

 

Una delle peculiarità del Principe, testimoniata dalle numerose tavole a colori riprodotte nel libro, fu l’abilità nel disegno e nella pittura. Raffigurò innumerevoli insetti e farfalle concentrando tutti i suoi sforzi nel redigere dettagliate tavole dicotomiche per l’analisi della variabilità specifica. Ma si dedicò anche a raffigurare piante e uccelli in quadri e disegni dal vero. Per tali sue doti grafiche si racconta avesse ricevuto lodi anche da Renato Guttuso (1911-1987), stregato in particolare da una nutrita serie di suoi quadretti a tempera assai licenziosi, di un erotismo androgino, priapico e orgiastico. Appassionato d’alchimia, si dilettò in esperimenti chimici e nella fusione di metalli, realizzando soldatini di piombo tutti di sesso femminile, col seno nudo e prominente che spuntava da sotto la casacca aperta mentre Bent Parodi racconta di come praticasse anche forme pittoriche con tecniche aleatorie affini a quelle elaborate dal Surrealismo. 

 

Ma tornando al tema strettamente entomologico, alla domanda – che sorge dopo aver osservato tra le pagine del catalogo il ricalco di tante ali, scutelli ed elitre – in merito a quale scopo scientifico avesse il suo disegnare in modo ossessivo le forme degli insetti fin nei minimi dettagli senza trarne conclusioni scientifiche degne di nota dà riposta la testimonianza del Professor Bruno Massa dell’Università di Palermo in un passo riportato nelle prime pagine del catalogo: “egli era un evoluzionista che implicitamente osservava le manifestazioni fenotipiche di molte specie di insetti e la loro frequenza in natura, ma si asteneva dal trarre delle considerazioni conclusive. Semmai, se nello studio della variabilità c’erano anelli mancanti, ne prevedeva il disegno e lasciava lo spazio vuoto nella scatola entomologica, nell’attesa di riscontrare in natura quello che lui aveva previsto esistere, così come in una tavola periodica di Mendeleev”. 

Fu forse la sua estrema forma di scommessa, il suo modo di sfidare il caso.

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