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Sendak: una collezione dispersa all’asta

Tra pezzi di ghiacciai millenari che cadono in acqua con un tonfo, atolli che scompaiono per sempre e città sotto le bombe, non ha fatto scalpore lo smembramento silenzioso di una collezione di libri per bambini in edizione rara avvenuto il 25 aprile su un’asta di Christie’s.

La collezione apparteneva a uno dei più grandi autori e illustratori della storia del libro per ragazzi: Maurice Sendak. 

L’illustratore, il cui libro più famoso, Nel paese dei mostri selvaggi fu portato in Italia negli anni ‘60 dalla visionaria Rosellina Archinto (oggi disponibile per Adelphi), era anche un raffinato studioso di letteratura per l’infanzia (Caldecott & Co. Note su libri e immagini, Junior, 2021), oltre che collezionista di libri e manoscritti rari. 

 

 

Questa vicenda non può non evocare, nell’amante di libri, altri simili tesori in parte dispersi: la collezione di manoscritti autografi raccolta da Stefan Zweig prima della Seconda guerra mondiale, composta dai primi abbozzi, appunti, note musicali delle opere più famose dell’ingegno umano, il cui denominatore era “Il misterioso istante in cui un verso, una melodia, esce dall’invisibile, dalla visione e dall’intuizione di un genio, per fissarsi graficamente ” – che Zweig fu costretto a vendere e donare per poter fuggire dall’Europa; la collezione di libri, manoscritti, libri per bambini e libri di psicopatici di Walter Benjamin, che durante l’esilio dalla Germania nazionalsocialista Benjamin cercò di salvare affidandola alle persone più care: Brecht, Bataille, la prima moglie Dora, prima di terminare la sua fuga, tragicamente, al confine spagnolo.

 

Ludwig Grimm, Lina’s Mährchenbuch, 1837, nella collezione di Walter Benjamin

Ludwig Grimm, Lina’s Mährchenbuch, 1837, nella collezione di Walter Benjamin


Come questi due scrittori e collezionisti, anche Maurice Sendak, figlio di una famiglia di emigrati polacchi negli Stati Uniti, era ebreo. Difficile non intravedere un nesso tra persecuzioni e desiderio di salvare i libri dall’oblio.

Il timore di Sendak era anche un altro: temeva che essendo lui autore e illustratore di libri per bambini, genere anfibio tra arte e letteratura sottostimato in entrambi i mondi, non avrebbero preso sul serio, dopo la sua morte, non solo i suoi stessi libri, ma tutta la sua collezione di libri e manoscritti rari. Per questo scelse di donare quest’ultima al Rosenbach Museum & Library di Filadelfia. Il museo fu istituito per rendere disponibile al pubblico la collezione di libri rari (per adulti e bambini) di Philip e A. S. W. Rosenbach, due fratelli nati alla fine del 1800, anche loro ebrei. Una mecca per i bibliofili.

 


Sendak fu persino membro del consiglio del museo, al quale aveva affidato, in vita, oltre 10.000 pezzi tra disegni originali, libri rari e bozzetti. Nel testamento, dispose però che tutti i beni depositati al Rosenbach ritornassero nella sua casa del Connecticut, tranne “All of my rare edition books”. Al Rosenbach restarono poco più di 600 opere, alcune delle quali ottenute dopo un processo legale intentato agli eredi (ci fu un disaccordo sulla definizione di “edizione rara”).
Sorprende quindi, oggi, la scelta del Rosenbach di vendere una parte di quella collezione.
È sempre difficile giudicare dall’esterno una scelta, ci auguriamo che sia stata necessaria: quasi un milione di dollari il ricavato complessivo dell’asta. Viene la tentazione di approvare le parole di Walter Benjamin sul collezionismo (edizioni Henry Beyle): “Se rispetto alle collezioni private quelle pubbliche possono essere più accettabili sotto il profilo sociale e più utili dal punto di vista scientifico – è solo nelle prime che agli oggetti è resa piena giustizia”. 

 

Sessantuno i pezzi in asta. Ventiquattro prime edizioni di Beatrix Potter (i cui disegni originali sono esposti in questi mesi al V&A Museum di Londra, in una eccezionale retrospettiva dedicata alla madrina dell’illustrazione per bambini); la prima edizione del Mago di Oz; due rare edizioni di filastrocche di William Darton; la prima edizione inglese delle fiabe dei Grimm illustrata da George Cruikshank, volume che contribuì a rendere la raccolta di fiabe un classico – ne parleremo tra poco; Liebe Mili, una fiaba inedita dei Grimm in forma di lettera a una bambina, magicamente apparsa dagli archivi tedeschi nel 1983, che Sendak acquistò per poi illustrarla nel 1988 (M. Sendak, Dear Mili, Farrar Straus & Giroux), è stata venduta a 94.500 dollari.

 

 

All’amante di libri per bambini, suoneranno familiari i nomi di Dr. Seuss, William Steig, Margaret Wise Brown presenti in asta, e darà un brivido scoprire che la prima edizione di Harold and the Purple Crayon di Crockett Johnson, che normalmente si aggira nel mercato del libro antiquario tra i mille e tremila dollari, è volata a oltre ventimila perché conteneva la tenera dedica dell’autore all’amico Sendak: “To Maury, with fond regards, Crockett Johnson”. O che una delle 450 copie di Beatrix Potter delle avventure di Peter Rabbit, fatte stampare dalla giovane illustratrice privatamente in due battute tra il 1901 e il 1902, dopo che ben sei editori le avevano rifiutato la pubblicazione, vendute agli amici per un simbolico scellino e due penny, è stata venduta a 81.900 dollari.

 

 

All’amante di libri in generale, sarà d’interesse scoprire che né il Cirque di Fernand Léger, con litografie dell’artista e dedica, né il manoscritto di Van Gogh (che bello osservare la sua grafia ordinata), né il manoscritto di Henry David Thoreau, né le prime edizioni di Henry James che facevano parte della collezione di Sendak hanno raggiunto il prezzo esorbitante, il più alto dell’asta, dell’edizione delle fiabe dei Grimm del 1825 dedicata a mano dai fratelli a un’amica di famiglia: 138.000 dollari.

 

 

Questo libro merita una digressione. I fratelli Wilhelm e Jacob Grimm, che molti ricordano per le fiabe, erano due dotti linguisti: codificarono in una grammatica la lingua tedesca. Avevano collaborato come ricercatori alla secondo e terzo volume di raccolte di rime e filastrocche per bambini pubblicata da Arnim e Brentano tra il 1806 e il 1808: Des Knaben Wunderhorn, "Il corno del ragazzo", libro mitico per chi si interessa alla storia della letteratura, recensito da Goethe e messo in musica da Mahler, anche lui presente in asta.


Pochi anni dopo, nel 1812, pubblicarono la prima raccolta di fiabe: Kinder-und Haus-Märchen. Non era né illustrata, né per bambini, ed ebbe un successo discreto ma contenuto. L’editore tedesco insistette a più riprese perché i fratelli accettassero di pubblicare una seconda versione della raccolta, meglio adattata all’infanzia, più breve (con solo le fiabe che avevano avuto più successo) e, soprattutto, illustrata.
I Grimm declinarono più volte: pensavano che delle illustrazioni per ragazzi avrebbero screditato la serietà della loro raccolta (!), che aveva finalità scientifiche. È un recente documentario della televisione franco-tedesca Arte che racconta la curiosa vicenda editoriale. Quando ricevettero la copia della prima traduzione inglese delle loro fiabe, illustrata con vivacità e realismo da George Cruikshank, si entusiasmarono e cambiarono idea. Scelsero come illustratore il più piccolo dei loro fratelli, Ludwig, il quale aveva già illustrato alcune pagine dei volumi di Arnim e Brentano. (Nel catalogo della collezione di W. Benjamin figurano due libri illustrati da Ludwig Grimm: Fabel-Buch oder Sammlung der auserlesensten Fabeln… e Lina’s Mährchenbuch).

La nuova versione illustrata delle fiabe uscì nel 1825: arcana e sublime. Una fonte di ispirazione per tutto il Romanticismo tedesco. Era proprio questa l’edizione posseduta da Sendak: il pezzo più ambito di tutta l’asta.

 

 

Ludwig Grimm, Kinder- und Haus-Märchen, 1825

Ludwig Grimm, Kinder- und Haus-Märchen, 1825


I libri venduti saranno di sicuro conservati, amati e spolverati con cura dai nuovi proprietari, ma una collezione di libri rari è più di una somma di libri rari.
Ne Il mondo di ieri. Ricordi di un europeo, il testamento letterario di Stefan Zweig, scritto poco prima del suo suicidio avvenuto in Brasile nel 1942, lo scrittore descrive come, costretto a interrompere la collezione e separarsene, avesse perso completamente interesse per la sorte dei manoscritti. Una reazione sorprendente per qualcuno che li aveva cercati febbrilmente in ogni angolo d’Europa. L’interesse che questa collezione aveva per lui era la collezione stessa. La sua organicità, che rifletteva un percorso di scelte, un corpo vivo di idee: “A darmi gioia, infatti, è sempre stato il piacere di creare qualcosa, non la cosa creata in sé”, scriveva a proposito.

La collezione di Maurice Sendak, nella sua integralità, sarebbe stata una testimonianza delle scelte e delle fonti di ispirazione di questo maestro. Era un documento storico.
So che è una difesa debole in un mondo dove il valore di un’opera si misura in prestazioni finanziarie, ma il tesoro di questi libri era tutto nelle impronte digitali che Maurice Sendak lasciò con la delicatezza di un innamorato sopra quelle di tanti bambini, e nel suo desiderio che queste impronte restassero unite.

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