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giocare

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TOCATÌ / Tocatì. Tutti in gioco

Tutti gli anni, a settembre, per alcuni giorni, un’intera città, Verona, si mette a giocare. Per strada, lungo il fiume, in slarghi e piazze, sui marciapiedi, decine di migliaia di persone, piccole e grandi, convergono nella città scaligera per partecipare a Tocatì, Festival Internazionale dei Giochi in Strada (quest’anno dal 17 al 19 settembre). Tutti a giocare, tutti in gioco. E tutti i giochi, tutti per gioco. E non solo giochi, ma anche spettacoli, convegni, presentazione di libri, esposizioni, incontri, musiche e danze.   Nato nel 2003 da un progetto dell’“Associazione Giochi Antichi” con lo scopo di valorizzare il gioco tradizionale e trasmettere le tradizioni millenarie che caratterizzano i popoli, nel corso degli anni è divento un punto di riferimento mondiale per tutti gli appassionati di gioco tradizionale. Grazie anche alla collaborazione dell’Amministrazione comunale di Verona e delle realtà culturali, associative e imprenditoriali della città, la manifestazione ha potuto allargare sempre di più la partecipazione di ospiti di nazioni europee e mondiali, dalla Spagna alla Grecia, dal Messico alla Cina, una per anno che hanno portato a Verona, assieme ai loro...

TOCATÌ / Cibo e gioco: dilettanti in cucina

Mai giocare col cibo, dileggiarlo, riderci su. Mangiare – e men che meno cucinare – è una faccenda tanto vitale per il corpo quanto corroborante per la mente, la cognizione, la cultura. Dunque sacra. Ingoiamo – e ancor prima prepariamo – bocconi e pietanze, calorie e manicaretti, e con essi altrettanti segni, simboli, significati: cose che, costituendoci nel fisico, e trasformandoci nello spirito, parlano di noi, ci rappresentano, ci danno una prima basilare idea di quella che è la nostra più intima autocoscienza, individuale come sociale. Nulla di più lontano, dunque, dall’attività ludica, da quel fare disinteressato che è lo spasso fine a se stesso.  Quante volte lo abbiamo sentito ripetere, silenziosamente suggerire, pensosamente declamare? Si tratta, difatti, del più trito luogo comune, e cioè dell’idea – o, meglio, dell’ideologia – per la quale tutto ciò che è legato al cibo, all’alimentazione, alla cucina e alla tavola è impegno tanto serio quanto faticoso, grave e accigliato proprio perché esito di un affaccendarsi continuo, di uno sforzo quotidiano di cui non si può, per principio fisiologico, fare a meno: cucinare serve a nutrirsi, e stop; tutto il resto è...

Tocatì / Arte in gioco

Nelle opere della Storia dell'Arte sono sempre stati raffigurati i giocatori e le giocatrici, mentre il tema del gioco si ritrova in un unico, famosissimo quadro. Tuttavia, se si escludono le sculture che rappresentano atleti, piuttosto ricorrenti nell'arte greca (che avevano un fine religioso, d’altra parte, come ha sostenuto Johan Huizinga in Homo Ludens, il mondo del gioco e quello del sacro appartengono al medesimo universo), e alcune pitture tombali etrusche (di carattere invece più evocativo e celebrativo della vita, a dispetto dei luoghi in cui furono eseguite), le immagini di giocatori e di giocatrici non sono moltissime (a meno che non se ne voglia estendere il concetto  - alla Roger Callois, cfr. I giochi e gli uomini. La maschera e la vertigine - allo sport, al circo, al luna park e ai parchi dei divertimenti in generale, al carnevale, al casinò, alle lotterie, eccetera, eccetera). Del gioco in quanto tale tratta il quadro Giochi di bambini di Pieter Bruegel, firmato e datato 1560, che oggi si conserva al Kunsthistorisches Museum di Vienna, in cui sono 'censiti' addirittura un’ottantina di giochi infantili tra quelli in auge a quel tempo. Molti di essi sono diffusi...

Tocatì / A che gioco giochiamo

  Gioco, autonomia e dipendenza Considerando la circolarità tra autonomia e dipendenza nello sviluppo e nella costruzione dell’esperienza, non solo sfumano le differenze tra bambini e adulti, ma anche quelle con gli altri mammiferi e soprattutto con i primati. Un fattore regolatore e accomunante è con tutta evidenza il gioco. Osservando i bambini molto piccoli emergono gli sconfinamenti, nei giochi di approssimazione e di costruzione del legame sociale, tra divertimento e aggressività, tra socializzazione ed esclusione. Nonostante i rischi di separatezza e specializzazione, in tutto l’arco della vita il gioco si propone come dialogo intergenerazionale e interculturale. Attraverso il gioco si creano rituali e zone franche, si consolidano le relazioni fino a irrigidirsi in forme settarie, si producono forme di esclusione e inclusione. Come accade quotidianamente nella vita organizzativa, dove i giochi di potere caratterizzano le relazioni, lasciando emergere opportunità di elaborazione e mitigazione delle ansie, o accentuandole come nei processi di mobbing e di minorizzazione ed esclusione delle donne o dei più fragili. Attraverso il gioco, insomma, si decostruiscono...

Restare o diventare bambini / In strada con il pallone

Pubblichiamo alcuni contributi sul tema dell'infanzia legati alla XIII edizione di Torino spiritualità (21-25 settembre 2017). Qui il programma. Riprendiamo oggi un testo di Franco Arminio su uno degli oggetti dell'infanzia di noi tutti, o quasi.   Giocavo a pallone. Era una cosa che facevano quasi tutti i bambini. La differenza che giocavo insieme agli altri e giocavo anche da solo. Anche questo accadeva a qualche altro bambino, ma il mio era un giocare a oltranza: quando il tempo era brutto giocavo in casa mia e la palla diventa un tappo di bottiglia. Giocavo tra la porta d’ingresso e quella della cucina, nella stanza dell’osteria dove mangiavano i clienti più intimi. Ce n’era uno a cui dava particolarmente fastidio la mia ossessione. Diceva che lo avevo fatto esaurire. Quando si impiccò nella sua casa un po’ mi venne il pensiero di aver contribuito alla sua scelta.   Il pallone in casa mia era subito dietro la porta, nel portaombrelli o sulle casse di birra. Lo prendevo e uscivo a tirare calci sul portone verde di zia Caterina. Lei stava affacciata alla finestra, sembrava non gradire i miei calci contro il suo portone. Cinquanta metri più sopra c’era la curva dove...

Oggetti d’infanzia | Figurine

Si era partiti, se non ricordo male, con il massimo rispetto per le convenzioni sociali e le divisioni di genere: una femmina, dunque figurine per femmine, quelle con gli animali della giungla in sagome tondeggianti che andavano staccate dal supporto rettangolare sul quale rimaneva una parte consistente del disegno, residuo da buttare via quando il rinoceronte o lo scimpanzé avevano trovato posto lungo il corso d’acqua o tra le felci disegnate sulle pagine dell’album a colori. Quando dal pacchetto comprato in edicola la domenica mattina saltava fuori una doppia (identico rinoceronte, identico scimpanzé) questa andava ad alimentare il mazzo per gli scambi, tenuto stretto con un elastico, venerato come il santo Graal, riposto in un luogo sicuro della cartella o nelle tasche del paltò, sciorinato sotto gli occhi delle compagne di scuola al suono dell’intervallo, quando uno scambio preparato da un’adeguata trattativa poteva fruttare anche sette, dieci nuove acquisizioni in un colpo solo.   Ma poi la cosa deve aver finito col perdere d’interesse: c’era sempre, in ogni classe, la bambina esagerata, quella che suo padre era andato a Roma con l’aereo e al ritorno le aveva portato...

Oggetti d’infanzia | Il fucile

Nella celebre intervista con Truffaut, Hitchcock racconta una barzelletta in voga nella Hollywood di allora, che sintetizza il problema dell’invenzione creativa e dell’originalità.   Un giovane sceneggiatore affamato di gloria si addormenta dopo aver bevuto troppo. A metà della notte si sveglia, eccitatissimo, perché ha appena sognato una storia incredibile, mai vista, il grande soggetto che lo lancerà nell’empireo del cinema e farà di lui l’autore più pagato di Hollywood. A tentoni afferra un pezzo di carta, scrive il soggetto, poi si riaddormenta. Al mattino il nostro eroe riemerge lentamente da sogni ingarbugliati, finché viene trafitto dal ricordo di ciò che è successo poche ore prima. Ma dov’è il foglietto? In preda al panico lo cerca e alla fine, con un gemito di trionfo, lo ripesca da sotto il letto. Sulla carta, con una grafia concitata, c’è scritto: “Ragazzo si innamora di ragazza”.   L’ho fatta lunga perché la storia è bella, e per scusare la mia pretesa di essere l’inventore del fucile sparaelastici....

Oggetti d’infanzia | Subbuteo

L’oggetto decisivo della mia infanzia, a pensarci adesso, è stato il Subbuteo, ovvero quel gioco del calcio in miniatura che in seguito è stato scalzato dai videogames. Il Subbuteo a volerlo spiegare è semplicissimo: un panno verde faceva da campo (spesso fissato a un tavolo di compensato con delle puntine da disegno - e chi voleva essere molto elegante e attento ai particolari sceglieva delle puntine verdi, cioè dello stesso colore del panno che a sua volta richiamava l’erba del prato), le porte, due squadre di giocatori e un pallone.   Che sia stato un oggetto decisivo lo dico adesso perché a ripensarci io a Subbuteo ci giocavo quasi sempre da solo. Le partite che preferivo erano quelle in cui tenevo tutt’e due le squadre, la mia e quella avversaria. Cercando di essere più imparziale possibile, guidavo a suon di tocchi dell’indice destro sia i giocatori amici che quelli nemici. Impersonavo, se si vuole, sia i buoni che i cattivi, sia il bene che il male. E trovavo motivi di godimento sia quando giocavo per i miei che quando giocavo per gli altri: nel primo caso c’era la voglia di segnare, magari il...