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Francesco Scarabicchi

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Ricordo di un poeta / Scarabicchi, la miniera della interiorità

È difficile scrivere di un amico fraterno che scompare; e per questo è per me difficile parlare ora di Francesco Scarabicchi, che si è spento pochi giorni fa, dopo aver affrontato con straordinario coraggio una lunga e atroce malattia, durata anni. Forse sarebbe meglio tacere, affidandosi soltanto a due versi del suo amatissimo Antonio Machado, in una delle Galeries che Francesco aveva tradotto splendidamente: «Oggi soltanto lacrime / per piangere. Non c’è che piangere, silenzio!» (le traduzioni da Machado erano apparse dapprima, con il titolo Il seminatore di stelle, per le edizioni Sestante, di Ripatransone; poi, insieme a quelle da Garcia Lorca, nel volume Non domandarmi nulla, edito da Marcos y Marcos nel 2015).      Ma Francesco aveva una concezione sacra, quasi omerica dell’amicizia, che occupava i vertici del suo mondo; e per tentare di rimanere fedele a quell’amicizia, dirò che la prima parola che mi viene in mente, pensando a lui, è: intensità. L’intensità, tanto dei rapporti umani quanto della ricerca espressiva, era la caratteristica immediatamente ravvisabile in Francesco, nello sguardo, nella parola, nei modi, e naturalmente nella scrittura. Non c’era...

Ancona, 10 febbraio 1951 – Ancona, 21 aprile 2021 / A Francesco Scarabicchi

PORTE CHIUSE, INCONTRI, CANCELLI       Chiusa per sempre una porta di tormento e speranza, quasi senza dolore: era tempo. Mi allontano dalla parte di me laggiù rimasta ammutolita. Cammino.     *     Un altro varco conduce ora nel verde di un parco cittadino, un assedio diverso in cui mi guida qualcuno che ancora non parla ma osserva fronde, riflessi e a tratti lancia grida stridule, di gabbiano che picchia nella luce. Non parla, e sembra invece animato da una foga di dire, dal vento della vita che si fa o presto si farà parola, gioia forse aspra e per ora inesplosa. Non è poco, mi ripeto, è moltissimo, è tutto. Incontro gente ignota, donne che fanno yoga, una ragazza seduta che disegna quel che crede di vedere, poi un amico col cane: la felicità, dice guardandoci, è dalla vita che viene non dalla poesia.     *     Mai pensato il contrario. Ma quelle antiche vampe di festa osservate da lontano, lo stare sempre ai margini… Inutile crucciarsi a questo punto: la parola voleva forse planare in quel vortice, ambiva a farsi luce, segnavia. Intanto svariano nei prati gli ultimi fiori di settembre, dietro un canneto si indovina il...

Sulla poesia di Francesco Scarabicchi / La vita di Giacomo

Il titolo La vita di Giacomo prende spunto da alcuni testi che Francesco Scarabicchi ha dedicato al figlio Giacomo, ma incroceremo nell’articolo anche splendide poesie scritte per l’altra figlia, Chiara. Figli nati a distanza di quindici anni l’uno dall’altro, perciò il diventare genitore si è manifestato in due tempi molto diversi, tempi in cui il poeta anconetano e sua moglie erano più giovani e poi più grandi, avevano accumulato esperienze differenti, avevano capacità di provare emozioni, forse diverse, perché condizionate da un minor, o maggior, carico di anni e di conoscenze.  Prendiamo in esame Stagioni una bella poesia contenuta in L’ora felice (Donzelli), poesia che tiene in sé il filo delle stagioni, naturalmente, ma che racchiude molto della poetica di Scarabicchi, scopriamo la natura, presente con tutta la sua forza e la sua musica; il suono che fa il tempo quando incede e retrocede. La voce del vento che raccoglie le foglie. L’inverno, freddo di notte senza richiami. La primavera che porta il giorno, allungandolo con dolcezza, con la sua sapienza, fino alla sera. Ci sono i profumi, gli odori. L’estate con la sua festa di colori, una festa – scrive Scarabicchi –...

Il cancello / Francesco Scarabicchi. Versi in punta di voce

Chi ancora non conoscesse la poesia di Francesco Scarabicchi (anconetano, classe 1951), ha una nuova occasione per accostarsi alla sua opera con questa riedizione di Il cancello appena uscita per le Edizioni peQuod (con un saggio di Antonio Tricomi).  Due anni dopo la ripresa di un altro libro importante (Il prato bianco) pubblicato nel 1997 da L’Obliquo di Brescia e rieditato nel Gennaio 2017 nella “Bianca” Einaudi, Il cancello raccoglie liriche scelte da due precedenti raccolte del poeta: La porta murata (1982) e Il viale d’inverno (1989). Scoprirà, il nuovo lettore di Scarabicchi, un poeta lontanissimo da qualsiasi intonazione retorica e da qualunque volo declamatorio e invece devoto alla “piccola vita” di cose e luoghi e minimi ricordi. Questa attitudine (insieme lirica ed etica) per ciò che è apparentemente irrilevante, non deve però far pensare a una poetica degli oggetti, a un “partito preso delle cose” – per dirla con Francis Ponge – che escluda “ideologicamente” da sé l’umana presenza. Sentire e patire umano sono presentissimi in queste liriche; soltanto, si tratta, anche qui, di presenze silenziose, quasi, si direbbe, di presenze che sono tali perché segnate da una...

“Porto in salvo dal freddo le parole” / Il prato bianco di Francesco Scarabicchi

Il prato bianco e l’ascendenza di Giorgio Morandi    Il prato bianco è il titolo di una intensa raccolta di poesie di Francesco Scarabicchi pubblicata originariamente nel gennaio del 1997 per i tipi delle edizioni l’Obliquo di Brescia e riproposta oggi, esattamente venti anni dopo, da Einaudi nella sua prestigiosa serie bianca. La poesia del marchigiano Franco Scataglini, a cui il libro è dedicato, e quella di Umberto Saba sono presentissime sullo sfondo, ma le radici della poetica di Scarabicchi affondano anche in un’altra, meno evidente, terra: quella di Giorgio Morandi. È possibile, si chiedeva il grande maestro bolognese, dipingere il silenzio? Dipingere ciò che non ha né immagine, né suono, né nome? È possibile elevare l’immagine della semplice presenza alla dignità di un assoluto? Dedicarsi alle cose più umili del mondo (bottiglie, teiere, bicchieri, caraffe, ecc), esposte nella loro nuda esistenza, non significa, infatti, per Morandi illustrare il mondo, ma provare a coglierne il mistero, il suo enigma irrisolvibile. La dimensione anti-illustrativa dell’immagine mostra che in essa viene preservata una trascendenza che esorbita ogni fredda riduzione tautologica all...