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Frans de Waal

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Umani e animali: diversamente intelligenti / Siamo i più intelligenti del reame?

«Specchio, specchio delle mie brame, chi è il più intelligente del reame?». Sembra sia questa la domanda che oggi ossessiona etologi, evoluzionisti e neuroscienziati. Ne è convinto Frans de Waal, etologo e primatologo olandese di fama internazionale che all'intelligenza degli animali ha dedicato un saggio molto interessante e altrettanto piacevole: Siamo così intelligenti da capire l'intelligenza degli animali? (Raffaello Cortina). Finito, e speriamo per sempre, il tempo in cui, con stentorea e ottusa fermezza, si dichiarava che senza alcun dubbio gli uomini sono più intelligenti delle donne e i bianchi lo sono più di tutti gli altri; oppure – suscitando meno sgomento – che il cane lo è più del gatto, l'attenzione degli studiosi di scienze naturali sembra essere tutta presa a dimostrare che, almeno, l'essere umano è più intelligente degli altri animali.    Intelligente, certo, ma anche un po' ondivago. Un tempo, infatti, dire più intelligente degli altri animali, e non semplicemente degli animali, sarebbe stata un'affermazione intollerabilmente offensiva per orecchie umane, perché implica che gli uomini appartengano al mondo animale. Per questo motivo de Waal sostiene...

Empatia

Nel 2006, parlando agli studenti della Northwestern University a Chicago, Barack Obama stigmatizza l’esistenza di un “empathy deficit”. Il riferimento all’empatia come fatto positivo è assai frequente nei discorsi del presidente americano, mentre sembra quasi assente nel frasario del suo predecessore, George W. Bush. Tre anni dopo il primatologo Frans de Waal pubblica un libro L’età dell’empatia, e nel medesimo anno esce il libro dell’economista e futurologo Jeremy Rifkin, La civiltà dell’empatia. Da quel momento in poi il tema si diffonde a macchia d’olio e diventa sempre più consueto parlare della capacità di immedesimarsi in un’altra persona fino al punto di coglierne i pensieri e gli stati d’animo. Ma cosa significa esattamente “empatia”? Perché e come è possibile “mettersi nei panni degli altri”?   Uno studioso di estetica, Andrea Pinotti, spiega in un ampio studio apparso da poco (Empatia. Storia di un’idea da Platone al postumano, Laterza), che il termine viene dal greco empatheia, composto da en, in, e pathos, affetto;...