Il tuo due per mille a doppiozero

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Gerald Ford

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1929 - 2020 / Milton Glaser, I ❤ NY

Non poteva che morire a New York. Lì dove era nato nel 1929, nella stessa città che aveva celebrato con un logo nel frattempo diventato uno dei più spaventosi successi – perché fuori controllo, perché incommensurabile – della comunicazione moderna.   L’intera storia professionale di Milton Glaser è nel segno di un’intimità non convenzionale con il suo lavoro, con ciò che gli si chiede di raccontare, pubblicizzare, tradurre in grafica. Nei poster realizzati per Olivetti, come quello in cui citava un quadro di Piero di Cosimo, c’era il suo stretto rapporto con l’Italia, dove aveva studiato e si era educato all’arte colta. Nel logo per la Brooklyn Brewery, con quella grande B che sembrava uscita dal cappellino dei Dodgers, c’erano le passioni popolari della sua città, baseball in primis. Glaser prende dalla vita, respira la metropoli, non smette di guardarsi intorno e ricucire la sua esperienza con i segni che produce. Un dialogo intimo, ma in pubblico.     I love NY, che è il culmine di un’intera carriera, e forse anche di una stagione della comunicazione pubblicitaria, definisce non a caso un rapporto sentimentale, e va raccontato. Lo slogan e la campagna...

Ascesa e declino della scrivania

Dopo aver sputato fuori dal finestrino e acceso un sigaro sfregando il fiammifero sulla suola dello stivale, il pistolero Frank (Henry Fonda) si siede dietro alla scrivania di Morton (Gabriele Ferzetti), l’industriale delle ferrovie per il quale ha fatto qualche lavoro, «per togliere i piccoli ostacoli dai binari». È un momento di C'era una volta il West di Sergio Leone  (1968); i due si trovano in un vagone ferroviario lussuosissimo perché è la sede del capo e anche la scrivania è come si deve. Per qualche minuto il pistolero si siede alla scrivania, mentre l’uomo di affari sta in piedi dall’altra parte. «Che cosa si prova a stare seduto lì dietro, Frank? », chiede Morton.     «È come stringere una pistola …», risponde il bandito accarezzando il bordo del mobile. E poi distendendo le mani sul piano in legno: «Solo molto, molto più in grande». La battuta di Frank, come è naturale, si accorda molto più agli anni Sessanta che all’epoca in cui il film è ambientato; la scrivania, infatti, aveva ormai una storia alle spalle tale da giustificare la similitudine con un’arma, per quanto esagerata possa sembrare.     Una cartolina postale degli anni del...

Reds

L’elezione alla presidenza degli Stati Uniti di Ronald Reagan, rappresentante della destra repubblicana, segnerà la diffusione in tutto il mondo occidentale dell’ideologia ultra liberista i cui guasti sono alla base della crisi economica attuale. Quelli di Reagan, è il caso di dirlo, furono gli otto anni che sconvolsero il mondo.   Reagan era stato preceduto dall’inconsistente Carter, e prima ancora da Ford e dal poco raccomandabile Nixon, tuttavia il risveglio quella mattina per l’America liberal e dissidente fu traumatico. Quelli erano ancora gli anni di John Lennon e Yoko Ono, della New Hollywood e di film come Manhattan in cui Woody Allen metteva in scena esplicitamente un rapporto di coppia tra un maturo intellettuale ed una ragazza minorenne (impensabile anche oggi), e infiniti potrebbero essere gli esempi di vivacità culturale, di lotta sociale, di attenzione alle minoranze che in quegli anni scorrevano nelle vene della, seppur conservatrice, società americana.   Con Reagan il colpo sarebbe stato letale perché non solo i reazionari restavano saldamente al potere, ma perché la sua politica da ex...